ISAAC BASHEVIS SINGER.
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LA FAMIGLIA MOSKAT.
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Parte 3.
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Titolo originale: The Family Moskat.
Traduzione di: Bruno Fonzi.
1989. TEADUE Editrice.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale realizzata da: Libero Giacomini, E-mail: libero.giacomini@gmail.com.
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PARTE SESTA.
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CAPITOLO PRIMO.
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1.
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Il treno si mosse esattamente alle undici di sera. Dinah, la sorella
di Asa Heshel, corse lungo il marciapiede agitando una mano. Met
della sua faccia era illuminata dalla luce dei finestrini in movimento,
l'altra met era in ombra. Adele rimase ferma dov'era,
sventolando il fazzoletto. Rosa Frumetl e la madre di Asa Heshel stavano
a qualche passo dietro di lei. Il treno scorse lungo il marciapiede
fiocamente illuminato. Il cielo era tinto di una luce rossa e
violacea. V'erano delle nubi basse. Solo dopo che il treno ebbe traversato
il ponte Asa Heshel si ritir dal finestrino. Nell'interno ardeva
una sola candela. Il vagone era stipato di soldati e di civili,
uomini e donne. I pochi ebrei sedevano raggruppati insieme. I sedili
erano tutti occupati. Asa Heshel mise gi la valigia e sedette
su di essa. Il pavimento era sporco, cosparso di segatura. Il vagone
puzzava di tabacco ordinario. Dai campi soffiava un vento
freddo.
Alcuni passeggeri si erano gi sistemati per dormire. Altri parlavano
e fumavano. Pass il bigliettaio a chiedere i biglietti. Abbassava
una lampada dai vetri rossi e bianchi, e guardava sotto i
sedili per accertarsi che nessuno vi fosse nascosto. Entr un gendarme
a chiedere i documenti. Osserv a lungo il certificato di nascita
di Asa Heshel. Quando il treno si ferm a Otwotsk uno dei
passeggeri port un bricco di t. Asa Heshel svolse il pacco che gli
aveva dato Hadassah. V'erano dei biscotti, del cioccolato e della
marmellata. Si sent assalire da un'ondata d'amore per Hadassah.
Aveva passato con lei la notte scorsa, ma ora gli sembrava fosse
passato tanto tempo. Mai aveva vissuto una giornata tanto intensa:
i loro vagabondaggi per le strade, l'albergo, il commiato prima
dell'alba; e poi, a casa di sua madre, con Dinah, il nonno, la nonna,
gli zii, le zie, i cugini. Dinah era ormai all'ultimo mese di gravidanza.
Erano giunte notizie di suo marito, Menassah David; si
trovava di nuovo di qua dal confine russo.
Ormai ogni minuto, ogni secondo, lo portavano sempre pi lontano
da loro. Il treno proseguiva nella sua corsa. La notte scorreva
di l dai finestrini. Case sorgevano e s'inabissavano. Alberi danzavano
e scomparivano. I fari della locomotiva illuminarono uno spaventapasseri.
Contro il cielo grigio, quella figura sbilenca, dal cappellaccio
di paglia e la giacca sbrindellata, assumeva un aspetto
demoniaco.
Asa Heshel chiuse gli occhi, ma non riusc a prender sonno. Un
soldato russo borbottava qualcosa a proposito degli ebrei, che erano
tutte spie. Raccont una lunga storia di un rabbino che si nascondeva
i piani russi nei filatteri e li portava ai tedeschi. I russi
l'avevano preso e impiccato. Un polacco raccont una storia di un
assassinio commesso nel suo villaggio dalle reclute. Gli ebrei parlottavano
fra loro a bassa voce. A Ivangorod il treno rimase fermo
parecchie ore. I soldati scendevano per andare a bere del t. Un
giovane ebreo con una barba chiara, un soprabito sbrindellato e rattoppato,
caric dei sacchi sul treno. La candela dello scompartimento
si era consumata interamente ed il bigliettaio non era venuto
a portarne un'altra. Un soldato si mise a palpeggiare una ragazza
polacca. La ragazza strillava: Tenete le mani a posto!
L'alba era gi avanzata quando il treno si avvicin a Lublino.
Nelle capanne dei contadini nei dintorni della citt, il fumo gi
s'innalzava dai camini. Il cielo andava schiarendo e la terra diventava
grigia. Le pozzanghere ai margini dei campi prendevano un colore
azzurrastro. I mucchi di letame fumavano, come se la terra,
nelle sue viscere, bruciasse. In mezzo a un pascolo intisichito una
vacca solitaria levava il muso in atteggiamento di mattutina
tristezza.
A Lublino scesero tutti i passeggeri ebrei tranne Asa Heshel. Il
vagone si riemp di soldati con fucile, cartucciere e gavette. Il treno
rimase fermo per un pezzo. Su un binario l accanto pass lentamente
un lungo treno. I carri bestiame erano stipati di militari.
Un soldato alto, con un pastrano che gli arrivava alle caviglie e stivali
con speroni, rivolse la parola ad Asa Heshel. Dove stai
andando?
Al centro di arruolamento.
Il soldato si mise a ridere. Non hai proprio l'aria del
combattente.
Se mi prendono, lo diventer.
Sciocchezze! Non si vedr mai un ebreo in uniforme. Si nascondono
sotto le sottane della nonna. Scoppi in una risataccia.
Ehi, fratello, dagli un pezzo di salame, sugger un soldato
basso.
Buon'idea. Il soldato trasse di tasca un salame, ne tagli una
fetta, e la porse ad Asa Heshel.
Qua, mangia.
Grazie, ma non ho fame.
Vedi che hai paura! Si sganasci.
Non mangiano maiale perch strilla, disse l'altro soldato.
Anche quando  morto?
Nella pancia di un ebreo, s.
Ah, ah, questa  buona!
Asa Heshel si alz e and a sedersi in un angolo. Si rialz il bavero
e si cal il cappello sulla fronte. Rimase l, un po' dormendo,
un po' fantasticando.
Mi ammazzeranno, qui dentro, prima che arriviamo a Reivitz,
pens. Magari, la cosa migliore sarebbe saltar gi finch sono in
tempo. In quel momento il treno si mise in moto con uno scossone.
Quanto pi ci si allontanava da Lublino, tanto pi il chiasso
aumentava. I soldati litigavano, strillavano, agitavano le baionette.
Uno cerc di gettare dal finestrino il bagaglio di un altro, questi
cercava di difenderlo con tutte le forze. Poi un gruppo cominci
a fare dei giochi. Fu scelto uno che dovette piegarsi sopra un
sedile mentre gli altri gli davano dei colpi sul posteriore. Il soldato
piccolo indic Asa Heshel.
Voltiamo lui.
Ehi, tu, giudeo, vuoi giocare?
No.
Perch? Te la sei fatta sotto?
Lasciatelo in pace, grid il soldato alto.
Sussurr qualcosa agli altri che si misero a sghignazzare. Asa
Heshel li guard e vide che stavano mangiando i biscotti che gli
aveva dato Hadassah. Affond di pi nel sedile e si tir ancora pi
gi il cappello sulla faccia. Il freddo parve penetrarlo fino alle midolla.
Sentiva un formicolio alla radice dei capelli. Tutto era privo
di senso: questo viaggio per presentarsi alle armi, il vociare di
questi bietoloni. Per chi andava a combattere? Che cos'aveva a che
fare, lui, con le nazioni e con i loro contrasti? Che cosa gliene importava,
a lui, del genere umano in generale? Erano le nove del
mattino quando il treno si ferm a Reivitz, ma ad Asa Heshel pareva
che fosse molto pi tardi. La stazione era piena di soldati.
Dietro il banco del posto di ristoro si affaccendavano due ragazze
grasse. Armi, sciabole, fucili erano appoggiati dappertutto. Dei
contadini ucraini (Asa Heshel not che portavano la barba come gli
ebrei) caricavano sacchi di grano su un treno merci. Portavano casacche
e berretti di pelliccia, e cenci avvolti intorno ai piedi. Un
cosacco alto con un alto colbacco di pelliccia si stava sgravando il
ventre lungo i binari, alla vista di tutti. Delle contadine lo guardavano
e ridevano. Un piccolo sole bianco, come di latta, brillava attraverso
le nubi. Asa Heshel ricordava che una volta, in questa stazione,
v'erano dei carri per portare i viaggiatori a Izhbitza, Krasnostav
e Yanov. Ora non v'era nessun veicolo in vista. Da qualche
parte comparve un ebreo alto con un sacco sulle spalle. Aveva la
faccia butterata, la barbetta a punta, e grandi occhi melanconici.
Si accost ad Asa Heshel:Dovete andare in qualche posto?
Devo andare a Yanov, ma non vedo nessun carro per
viaggiatori.
Farete meglio a venire in citt con me. Potrebbero farvi del
male, Dio non voglia.
Asa Heshel prese su la valigia e segu lo sconosciuto in citt.

2.

Era consuetudine che una recluta, dopo aver prestato il giuramento
preliminare, venisse autorizzata a tornarsene a casa fino al
momento della chiamata definitiva. Durante tale periodo, le reclute
potevano salutare i parenti, prepararsi la roba di cui potessero
aver bisogno, e sistemare i loro affari. Ma quell'anno il capo del
distretto militare di Yanov aveva dato ordine che le reclute ebree dovevano
essere trattenute nella prigione della citt, con la scusa
che tra loro vi erano troppi casi di diserzione. La cella in
cui venne rinchiuso Asa Heshel era al secondo piano dell'edificio.
C'erano un paio di panche. Sul davanzale della finestra
munita d'inferriata v'erano dei tozzi di pane argilloso. Asa Heshel
guard fuori. La finestra dava su un vasto cortile, dove in quel momento
stavano lavorando dei prigionieri austriaci, sporchi, barbuti,
con grossi scarponi ai piedi e uniformi sbrindellate. Asa Heshel
ud che parlavano un misto di tedesco, ungherese e bosniaco.
Scavavano solchi, spaccavano pietre, trascinavano carretti pieni di sabbia
e di ghiaia. Soldati russi con fucile e baionetta in canna gli facevano
la guardia.
Asa Heshel avrebbe voluto stendersi, ma le panche erano tutte
occupate. Due giovinastri, uno biondo e uno bruno, giocavano a
carte. Una recluta distribuiva del tabacco, che tirava fuori dall'orlo
dei suoi stivali. Subito scoppi un litigio tra le reclute ed i detenuti
civili. Uno di costoro, con una giacca rattoppata, la camicia aperta
sul petto e pantaloni macchiati di colla, scosse per una spalla Asa
Heshel: Ehi, tu, testone! Hai della grana?
Non so che cosa volete dire.
Soldi! Soldi! spieg l'altro, strofinando il polpastrello dell'indice
contro quello del pollice.
Mi hanno preso tutto quando mi hanno perquisito.
Consegna le fangose, disse, indicando gli stivali di Asa Heshel.
Il giovanotto biondo intervenne in sua difesa. Ehi, tu, prepotente!
Lascialo stare.
Altrimenti?
Altrimenti, fratello, ti gonfio la faccia! Si alz dalla panca, si
pieg sulle ginocchia e misur un pugno sul naso dell'altro.
L'altro alz le mani. Ma tu che cosa vuoi?
Ehi, ragazzi! Che cosa vi prende? disse un detenuto che se
ne stava seduto da una parte a tagliarsi le unghie dei piedi con un
temperino. Era un tipo alto, largo di spalle, con la struttura di un
gigante. Portava una camicia a quadretti chiusa con un bottone di
madreperla. Il labbro superiore coperto da un paio di baffetti.
Questo campione, qui, vuol portar via gli stivali al ragazzo,
disse un altro.
Il gigante scosse la testa con aria di disapprovazione, e si volse ad
Asa Heshel. Di dove sei, ragazzo?
Di Varsavia.
Di Varsavia, eh? Dove abiti?
In via Shviento-Yerska.
Vieni qui vicino. Guai a chi tocca uno di Varsavia, finch ci
sono io presente.
Venne fuori che c'erano diversi detenuti di Varsavia, trasferiti
qui dalla prigione di Lublino. Si affollarono intorno ad Asa Heshel,
chiedendo notizie dei luoghi loro familiari: il mercato centrale, il vicolo
Ianash, il municipio, la citt vecchia. Il detenuto che voleva
portar via gli stivali ad Asa Heshel si ricord d'un tratto che aveva
una madre a Varsavia, dalle parti di via San Bonifacio. Uno degli
altri offerse una sigaretta ad Asa Heshel. Lui rifiut.
Dunque, a Varsavia gi si sente il rumore delle cannonate, eh?
S. La notte.
I russi puzzano, eh?
Asa Heshel si rifugi in un angolo della cella e sedette sul pavimento.
Non aveva dormito mai, la notte prima, e dal mattino presto
era stato in piedi, in attesa, al distretto militare. Si appoggi al
muro e cadde in un pesante dormiveglia. Aveva sperato che qualche
miracolo potesse salvarlo. Nella sua ansiet aveva fatto il voto di dare
diciotto rubli per carit. Aveva avuto ogni sorta di sogni e di premonizioni.
Ma evidentemente alle somme potest la sua sorte non
importava niente.
La porta della cella si apr e una guardia ordin ai carcerati di formare
dei gruppi di sei per andare al refettorio. Qualcuno scroll Asa
Heshel, che si alz in piedi. Con gli altri percorse un lungo corridoio
finch arriv in un vasto locale con lunghi tavoli coperti di lamiera.
Prese una scodella di latta e un cucchiaio tutto annerito e aspett
finch uno degli inservienti gli riemp la scodella di una zuppa scurastra
con un pezzo di stufato, e gli consegn un pezzo di pane duro.
Il gruppo marci di nuovo verso la cella. I detenuti si buttarono sul
cibo, con scherzi e imprecazioni. Nella cella cominci a farsi buio.
Dal corridoio si udiva un rumore di porte sbattute. Gli uomini si
raggrupparono, parlando e gesticolando. Nella semioscurit le facce
apparivano vaghe, spettrali. Un tale si mise a raccontare la storia di
un matrimonio andato in fumo, di un anello matrimoniale mai
restituito.
Ehi, compagni, chi fa una partita a carte?
Entr una guardia con una lanterna che appese a un gancio del soffitto.
Subito vi fu un gran movimento, alcuni spostarono le panche
accostandole alle pareti della cella, altri stesero il pastrano sul pavimento.
Due giovani si misero a giocare a dama su una scacchiera segnata
col gesso sul pavimento, usando pezzi di pane come pedine.
Un tale cominci a raccontare della prigione di Shedletz, dov'erano
detenuti dei prigionieri politici. Avevano formato una loro organizzazione.
Il primo maggio avevano tinto col sangue una camicia bianca
e l'avevano usata come bandiera. C'era una ragazza, una tisica,
chiusa in una cella d'isolamento. Si era versata del petrolio sulle vesti,
e si era data fuoco.
 morta?
Incenerita.
Comunque, sempre meglio che passare il resto della vita a sputar
sangue.
La lanterna fu lasciata nella cella per un'ora soltanto, poi venne
portata via. La cella piomb nelle tenebre. Qualcuno si addorment
subito, russando sonoramente. Altri parlavano, scherzavano, si colluttavano.
Un tale gett attraverso la cella un cencio, che and a colpire
in faccia Asa Heshel. Evidentemente, nella cella attigua c'erano
delle donne; attraverso la parete si udivano chiacchiere e risa
femminili.
Uno grid: Ehi, facciamo un buco nel muro!
E con quale trapano? domand qualcuno.
Un altro diede una risposta oscena, e vi fu un'esplosione di
risatacce.
Uno tir fuori un coltello e cominci a scavare il muro. Pezzi
d'intonaco cadevano sul pavimento. Per evitare che si udisse il rumore,
qualcuno cominci a cantare ad alta voce. Asa Heshel si allung
sul pavimento. Subito sent una puntura. Si prese una cimice
sulla fronte.
A poco a poco i rumori scemarono. I detenuti sbadigliavano, si
stiracchiavano, si addormentavano. L'atmosfera si fece ancor pi
fetida.
Quando Asa Heshel riapr gli occhi, il cielo fuori della finestra
aveva una tinta scarlatta. Verso oriente veleggiavano nubi rossastre.
Si alz a sedere. Una colonna di fumo venato di rosso s'innalzava dal
camino delle caserme. Dai vetri rotti spirava un lieve venticello. Gli
parve che Dio stesso sospirasse nell'alba.
...
CAPITOLO SECONDO.

Nel cuore della notte Adele sussult spaventata, aveva avuto la
sensazione che qualcuno le avesse gridato all'orecchio. Il dottor Leon
Hendlers, suo fratellastro, le aveva detto che il parto non sarebbe avvenuto
prima della fine del mese, e bench provasse dei dolori, esitava
a svegliare sua madre. Cominci a passeggiare avanti e indietro.
La lampada da notte gettava una luce fioca.
Per proteggere Adele dagli spiriti maligni, sua madre aveva appeso
alle pareti della stanza delle pagine dei salmi. Sotto il guanciale
le aveva messo il Libro dell'angelo Raziel. Passando dinanzi allo
specchio, Adele si ferm, rimirandosi. Aveva il ventre rotondo e alto.
I seni gonfi. La faccia piena di macchie chiare. Morir presto,
pens Adele. Per la terza volta aveva sognato di esser morta, allungata
sul pavimento, i piedi rivolti verso la porta.
Caro Dio del cielo, mormor, abbi misericordia di me. Per
amore del mio caro padre.
D'un tratto si mise a ridere. Come si diventa pii, quando si 
nei guai!
Il dolore le si era un po' attenuato. Si distese di nuovo nel letto
e si assop. Le sembrava di essere sola con un essere mezzo cane e
mezzo tartaruga, con una coda attorcigliata e una quantit di piedi,
come un millepiedi. Di dove era saltato fuori un simile aborto? Era
un brutto segno. Fece un movimento convulso con la mano e di nuovo
si svegli di soprassalto. Il bambino le si muoveva in grembo.
Un dolore lancinante le trafisse la schiena. Cerc di arrivare alla porta.
Vi trov sua madre. Rosa Frumetl l'aveva udita gemere. Era
scalza, con una camicia da notte troppo grande per lei, la berretta
da notte spinta all'indietro sui capelli grigi mal tagliati. Aveva una
faccia stralunata. Mia cara bambina! Che cosa c'?
Credo sia cominciato.
Chiamo subito la levatrice.
No, aspetta, mamma. Magari  troppo presto.
Madre e figlia cominciarono a passeggiare avanti e indietro per la
stanza, le loro ombre gigantesche nella luce della lampada da notte.
Mamma, non ti senti bene? Hai un'aria cos alterata.
Sono soltanto le preoccupazioni, figlia. Possa Colui che non
sono degna di nominare aiutarti a superare le tue prove. Io sono vecchia,
ormai.
Vuoi le tue gocce di valeriana?
Ah, mia cara figlia! Con tutti i dolori che hai, pensi a me! Mia
pura bambina!
La porta si apr ed entr Reb Wolf Hendlers. Aveva la faccia rossa,
la barba rotonda e bianca, la pancia grossa e puntuta, come fosse
gravido anche lui. Hai le doglie, eh? Ogni attesa  accompagnata
dal dolore... La nascita... il Messia...
Al mattino presto, andando all'ospedale, Leon, il figlio di Reb
Wolf, pass in casa del padre. Reb Wolf gli and ad aprire. Leon
era un uomo gigantesco, con una faccia accesa come quella di un
macellaio. Sulla sua alta fronte era appollaiata una bombetta.
Bene, padre, tuon nel suo yiddish grossolano, come sta?
Come vuoi che lo sappia io? Va' a dare un'occhiata tu stesso.
Avr un parto trigemino, vedrai!
Diede in una fragorosa risata ed entr nella stanza di Adele. Senza
cerimonie tir gi le coperte e le palp l'addome.
Be', come ti senti? tuon. La maledizione di Eva  su di
te.
Hai gi fatto colazione? domand Rosa Frumetl al figliastro.
Alle sei! Ecco, a che ora faccio colazione! Pane nero e una tazza
di brodo.
Se ne and bruscamente. Sul portone incontr la madre di Asa
Heshel. Da quando Asa Heshel era partito si era fatta emaciata, come
per consunzione. Di sotto lo scialle che le copriva la testa imparruccata,
sporgeva il suo naso a becco. Era tutta curva, come una
vecchia.
Dunque, zietta, presto sarete nonna, tuon Leon.
Con la volont di Dio.
Via, zietta, su con la vita. Non avete mica cent'anni.
Si allontan a grandi falcate. Sulla soglia Rosa Frumetl accolse la
madre di Asa Heshel.
Le due donne si abbracciarono baciandosi sulle guance rugose.
Come sta Adele?
Che gli angeli di Dio l'assistano.
Finkel sost davanti allo specchio dell'ingresso per raddrizzarsi la
parrucca. Rosa Frumetl si soffi il naso.
E di Asa Heshel nessuna notizia?
Scomparso. Come una pietra nell'acqua, rispose Finkel con
voce asciutta e atona; non aveva pi lacrime.
And nella stanza della nuora. Adele le prese le mani.
Cara mamma! Avete le mani gelate!
Guard la suocera, e come sempre prov un senso di stupore.
Madre e figlio si somigliavano come due piselli. Gli stessi occhi, naso,
bocca, mento, lo stesso taglio del viso. Finkel aveva perfino un tic
uguale a suo figlio. Come Asa Heshel si mordeva continuamente le
labbra. Emanava da lei una sorta di pia malinconia, il dolore antico
di generazioni di madri ebree, le madri che sanguinarono e soffrirono
affinch gli assassini potessero aver vittime per i loro coltelli. E
lei stessa, pens Adele, era forse qualcosa di diverso? Che cosa ne
sarebbe stato, del suo bambino? Chi poteva dire se tra altri vent'anni
non ci sarebbe stata un'altra guerra?
Un grido improvviso eruppe dalle labbra di Adele. Non era la sua
voce. Si sentiva squarciare i lombi, come con un coltello. Finkel balz
su dalla sedia torcendosi le mani. Rosa Frumetl, la domestica e
l'infermiera entrarono di corsa nella stanza. Udendo quel grido,
Reb Wolf corse al telefono per chiamare la levatrice. Finkel rimase
presso la nuora finch non si fu sgravata.
Adele url per tutta la giornata e per met della notte. Alle tre
del mattino partor un maschietto. Finkel guard il suo nuovo nipote
con occhi pieni di lacrime. Il ritratto di suo padre! Le due norme
si dondolarono avanti e indietro abbracciate. Adele cadde addormentata
immediatamente dopo il parto. Sulle sue labbra esangui
aleggiava uno strano sorriso.
Qualcuno svegli Finkel alle nove del mattino. Dopo la lunga
veglia, si era addormentata sul sof tutta vestita. Era chiamata al telefono.
Finkel non sapeva adoperare l'apparecchio. Reb Wolf dovette
aiutarla. All'altra estremit del filo c'era sua figlia Dinah. Aveva
affidato il suo bambino di sei settimane a una vicina ed era scesa
gi per comunicare a sua madre la buona notizia che era arrivata
una lettera di Asa Heshel. Stava bene. Il suo reggimento era in
Galizia.
Finkel alz le braccia, gli occhi levati al cielo, e innalz i suoi
ringraziamenti al Creatore di tutte le cose. Il Misericordioso aveva
visto le sue pene, aveva udito le sue preghiere, e lei, col suo spirito
ribelle, nel suo risentimento, aveva dubitato della Sua saggezza.
Immediatamente decise che oggi sarebbe stata una giornata di digiuno,
e avrebbe pregato l'Altissimo di perdonarle i suoi pensieri peccaminosi.
Soltanto quando tre stelle furono apparse nel cielo, quella sera,
ella si decise a toccare un po' di cibo.
...
CAPITOLO TERZO.

Quella sera, Dacha balz d'un tratto a sedere sul letto. La faccia
del colore della pergamena, gli occhi allargati e brillanti in modo innaturale.
Chiam la domestica, ma non ebbe risposta. Hadassah era
uscita per andare a comprare le medicine. Dacha prese un cucchiaino
d'argento posato sul tavolo da notte e batt sulla spalliera della sedia.
Finalmente arriv la domestica.
Mi lasciate sola. Devo anche morire senza nessuno, brontol
Dacha.
Ma signora, cercavo solo di riposarmi un po'. La notte scorsa
non ho chiuso occhio.
Cambiami la camicia. Portami un catino per lavarmi le mani.
La ragazza and all'armadio e prese l'unica camicia che c'era; era
tutta ricamata, ma piena di buchi; una delle cose che rimanevano
del corredo di Dacha. Quando Dacha la vide fece una smorfia. Non
ce n' un'altra? disse. Bel modo di mandare avanti una casa!
La domestica l'aiut a cambiarsi. Dacha era diventata pietosamente
magra, durante la malattia. Le si contavano le costole, le mammelle
le pendevano flaccide. Il suo corpo emanava un odore dolciastro,
da malata. La camicia pulita le stava troppo grande e le ricadeva
dalle spalle; i merletti intorno alle maniche e sul davanti erano logori.
Il volto di Dacha si oscur. Portami lo specchio, ordin.
La domestica ebbe un momento di esitazione, poi le port lo specchio.
Dacha fiss lungamente il proprio riflesso. Un cadavere.
Forse gradisce qualcosa da mangiare, signora?
A che pro? Per i vermi?
La domestica port un bricco pieno d'acqua e una bacinella, e
aiut la padrona a lavarsi le dita ossute. Dacha mosse le labbra
cercando di mormorare una preghiera, ma non riusciva a ricordarsi
le parole. D'un tratto le forze l'abbandonarono. Le pupille le si
rovesciarono all'ins. La domestica le mise dei guanciali dietro il dorso
e ve l'appoggi. Le labbra della malata continuavano ad agitarsi.
D'un tratto le vennero alla mente le parole di una canzonetta che
cantava da bambina: Le tue guance cos rosa...
Fece uno sforzo per mugolare il motivo. Lo ricordava tutto, ma il
resto delle parole le era passato di mente. Dopo un poco si assop.
Sogn che era venerd, il giorno che doveva sposarsi. La giornata invernale
era breve. Presto sarebbe stata ora di accendere le candele
del Sabato. Il suo sposo era in attesa davanti alla sinagoga. I musicanti
avevano cominciato a suonare. Ma lei, la sposa, aveva calzato
soltanto una scarpa; l'altro piede era scalzo. Alz il coperchio del
suo cofano di quercia, ma era privo di fondo; si apr la porta e una
folla di donne sciam nella stanza. Le loro facce erano gialle e per
met marcite. Gli occhi senza vista. Nelle loro mani grinzose portavano
delle pagnotte intrecciate del Sabato. Danzavano intorno a lei.
Anche la sua mamma morta era tra loro, con un paio di scarpe rotte,
e una manciata di paglia in mano. Afferr Dacha per mano traendola
con s.
Mamma, dove mi porti?
Al baldacchino nero... Nella buia tomba...
Dacha apr gli occhi e vide Hadassah in piedi accanto al letto. Sei
tu, Hadassah?
S, mamma.
Dove sei stata?
In farmacia.
Chiama la gente. Voglio fare la mia confessione.
Hadassah si fece bianca. Che gente?
Non far domande. C' poco tempo.
Quando Hadassah fu sulla porta, Dacha la richiam indietro.
Dov' tuo padre? Dove va gironzolando, quello scimunito
egoista?
Non lo so.
Come finirai, tu? So tutto delle tue malefatte.
Mamma!
Sta' zitta! Sei impura. Le tue labbra sono impure.
Mamusha!
Puttana! Vttene dalla mia vista.
Hadassah scoppi in lacrime e vacill, come sul punto di cadere.
Fishel apparve sulla porta semiaperta. Vedendo la faccia severa di
Dacha e la ragazza piangente, fece un passo indietro.
Di che cosa hai paura? esclam Dacha con voce aspra. Non
sono ancora morta.
Fishel venne avanti.
Come stai? le domand.
Che i miei nemici... cominci Dacha. Tacque per un momento.
C' della gente fortunata, al mondo. Vivono tranquilli e
muoiono tranquilli. La mia  stata una vita dannata. Mia madre era
una donna pia ma severa. Non faceva che punirmi e costringermi
al lavoro. Ah, Dio, mai un minuto di pace. Io ero la pi grande.
Tutto sulle mie spalle, fin dall'et di cinque anni. Mio padre era
un sant'uomo, ma non di questo mondo. Che cosa poteva capire?
"Dacha, il t! Dacha, portami la pipa! Dacha, va' a farti imprestare
un po' di soldi; non c' un centesimo in casa per il Sabato!" E io
dovevo andare a chiedere del denaro a estranei; restavo sulla porta
come una mendicante. Mi succhiavano il sangue, povera me, e non
avevo ancora otto anni.
Mamma, non avevano cattive intenzioni, disse Fishel.
Bisogna perdonarli.
Li perdono. Ma che cosa volevano da me? Gli altri bambini
giocavano, ballavano, cantavano, mentre io ero immersa nel dolore.
Mia madre, sia benedetta la sua memoria, passava il tempo a
divertirsi con le sue amiche.
Mamma, non pensare pi a queste cose, disse Fishel. Non 
il momento di...
Lo so. Sto peccando anche nel mio ultimo respiro. Tutt'e due le
vite perdute.
Dacha chiuse gli occhi e torn ad assopirsi. Un lato della sua
faccia era contorto in quello che sembrava un sorriso, l'altro era serio
e rigido. Hadassah and nel soggiorno. Dopo un momento di
esitazione, Fishel la segu.
Che cosa dice il dottore? le domand.
Non lo so. Lasciami stare.
Hadassah, voglio che tu mi ascolti. Devo dirti qualcosa.
Non ora.
Hadassah, so tutto.  proibito, per noi, vivere insieme.
Hadassah lo guard sbalordita. Le lacrime le rigarono le guance.
Che cosa vuoi fare?
Dovremo divorziare. Io non sollever obiezioni.
Va bene.
Tu sai quanto ti ho amato. Con tutto il mio cuore e la mia
anima. Ma le cose sono arrivate ormai a un punto tale che bisogna
mettervi una fine. Secondo le leggi sacre.
Capisco.
 proibito per noi vivere sotto lo stesso tetto.
Gli occhiali gli si appannarono. Macchie rosse gli apparvero
sulle guance. Sorrise con imbarazzo, e aspett che lei gli dicesse
almeno una parola gentile. Hadassah fece per dire qualcosa, ma in
quel momento suon il campanello della porta, e lei and ad aprire.
Entrarono tre uomini: il dottor Mintz, Nyunie e Abram. Il dottor
Mintz, il mozzicone di un grosso sigaro in bocca, il risvolto della
giacca cosparso di cenere, ansimava e soffiava. Passandole davanti,
fece ganascino ad Hadassah. Abram entr in silenzio, compostamente,
buttando via il sigaro prima di oltrepassare la soglia.
Nyunie portava il cappotto col collo di volpe ed il cappello orlato di
pelliccia. Da quando Dacha si era ammalata, aveva cominciato a
spuntarsi la barba. Ogni giorno se la faceva pi corta.
Vieni in cucina e accendimi i fornelli, ordin il dottor Mintz.
Hadassah lo segu e accese il fornello a gas. Il dottor Mintz prese
un tegamino e sterilizz un ago ipodermico e altri arnesi. La fiamma
del gas mandava una luce pallida. Il dottor Mintz and all'acquaio,
si lav le mani e sput l'ultimo rimasuglio di sigaro.
Hai una brutta cera, Hadassah, disse. Non voglio che ti
lasci andare. Devi essere in forze.
A che pro? Morirei anche subito.
 troppo presto per morire, ragazza mia. Non faresti un favore
a nessuno.
Si avvi verso la stanza della malata. Abram entr in cucina e
pos le mani sulle spalle di Hadassah.
Hai avuto qualche notizia di Asa Heshel? sussurr.
Hadassah trem. No, disse. Niente.
In tal caso dev'essere riuscito a filarsela.
Nyunie and in camera sua. Da poco aveva fatto un pasto abbondante,
pt di fegato, minestra di taglierini, oca arrosto e composta
di mele, ma aveva di nuovo fame. La guerra e la scarsezza di
generi alimentari sembravano avergli aguzzato l'appetito. Nel cassetto
di un tavolo in camera sua c'era un pezzo di torta di mele e
una pera. Si vergognava di questa continua fame, specialmente con
la moglie in punto di morte. Chiuse la porta a chiave. Mastic energicamente,
cospargendosi la barba di molliche. Ah, amaro come
fiele! pens.  finita. Da un momento all'altro. Mi dispiace
per Hadassah... Ingoi l'ultimo boccone e si accost allo scaffale.
Su un ripiano basso c'era un libro di etnologia. Nyunie lo prese
e l'apr verso la met. Si mise a leggere. Quel capitolo descriveva
i costumi di una trib del centro dell'Africa: costoro praticavano
la circoncisione non soltanto sui giovani maschi, ma anche
sulle ragazze. La cerimonia si svolgeva con riti pagani e danze selvagge.
Per l'operazione, anzich un coltello veniva usata una pietra
affilata. Nyunie si allisciava la barba. Quella descrizione gli eccitava
desideri sensuali. Aveva vissuto tutta la vita con una donna malata,
una donna pia, una donna aspra, appartenente a famiglia rabbinica.
O non aveva alcun desiderio, o non si sentiva bene, o v'era
qualche impedimento rituale. Gli venne l'idea che non appena fosse
trascorso il prescritto periodo di trenta giorni di lutto sarebbe
andato a trovare la vedova Gritzhendler, per parlarle direttamente.
L'idea lo atterr. Tir fuori il fazzoletto e vi sput dentro.
Vergogna! Che cosa mi sta succedendo? pens. Dio non voglia!
Guarir perfettamente! Tutto andr a posto.
...
CAPITOLO QUARTO.

Al principio di gennaio nella famiglia Moskat vi fu un duplice funerale:
Dacha e Joel morirono nello stesso giorno. I due cortei
funebri si unirono in piazza Gzhybov e procedettero insieme. Era
una giornata umida, pioggia e neve erano nell'aria. Il corteo era
poco numeroso, per il clan Moskat. V'erano parecchi droshky dietro
i carri funebri. Hadassah, tutta vestita di nero, era sostenuta dalle
due cugine Stepha e Masha. Al cimitero, attraverso il velo, Hadassah
vide due fosse appena scavate, una vicina all'altra. Joel era
stato un pezzo d'uomo. I necrofori che calarono il corpo nella fossa
si piegavano sotto il peso. Avvolto nei suoi sudari, il corpo di
Dacha appariva stranamente minuscolo. Si fece presto a calarlo nel
terreno bagnato, e immediatamente le zolle di terra lo ricoprirono.
Fishel, secondo il desiderio della defunta, recit il kaddish sulla sua
tomba. Si dondolava avanti e indietro, la sua voce sottile rotta dalle
lacrime.
Yisgadal v'yiskadash... Sia magnificato e santificato il Suo grande
nome nel mondo che Lui ha creato secondo la Sua volont. Possa
Egli stabilire il Suo regno durante la nostra vita e i nostri giorni,
e durante la vita di tutta la casa d'Israele...
Le donne singhiozzavano. Gli uomini sospiravano. Abram sosteneva
con mano ferma il gomito di Hama, che era assai debole. Nyunie
indossava il suo cappotto pesante col collo di volpe ed il cappello
orlato di pelliccia. Le scarpe di capretto erano ricoperte da un
paio di lucide galosce. Tra coloro che avevano seguito al cimitero
la salma di Dacha c'era la vedova Bronya Gritzhendler, proprietaria
di un negozio di antichit. Si asciugava gli occhi con il fazzoletto
di seta, e Nyunie le dardeggiava delle occhiate.
Hadassah, Nyunie e Fishel fecero il ritorno nella stessa carrozza.
Quando arrivarono a casa, i vicini portarono alla famiglia in lutto
una pagnotta di pane, un uovo sodo e un pizzico di cenere, secondo
il costume, ma Hadassah non riusc a ingoiare un solo boccone.
Lo specchio della stanza di soggiorno era coperto con un lenzuolo.
Nella stanza da letto ardeva una candela funebre, e in un bicchier
d'acqua era immerso un pezzo di tela. Hadassah and in quella che
era stata la sua stanza prima di sposarsi e vi si chiuse a chiave.
Abbass le gelosie e si distese sul letto, vestita. Rimase l per tutto il
giorno e la notte successiva. La domestica venne diverse volte a
bussare alla porta, ma lei non rispose. Per la prima mezz'ora o
gi di l, Nyunie rest seduto su un basso sgabello, ai piedi un
paio di pantofole di panno, leggendo dei passi del Libro di Giobbe.
Ma le lamentazioni di Giobbe e le parole di conforto dei suoi amici
gli diventarono ben presto uggiose, e se ne and nello studio.
Qui, si accese un sigaro e si allung sul sof. Squill il telefono.
Era Bronya Gritzhendler.
Nyunie, disse la sua voce, volevo sapere se c' qualcosa
che posso fare per te.
Oh, sei tu. Ti ringrazio mille volte. Perch non vieni qui? Mi
farebbe immenso piacere.
Prese un volume sui costumi popolari, volt le pagine, osservando
le incisioni. Non aveva nessuna voglia n di sedersi su uno sgabello
con le sole calze addosso, n di ascoltare i pii ebrei che sarebbero
venuti in casa per le preghiere durante il periodo di lutto. Ora che
Dacha era morta, lui non aveva pi bisogno di portare questa maschera
di devoto osservante. Nulla ormai gli impediva di abbandonare
questo vecchio costume orientale ed indossare abiti europei.
La sua unica preoccupazione era Hadassah. Durante la notte la sua
tosse l'aveva svegliato diverse volte. La morte di sua madre e la
partenza di Asa Heshel per la guerra l'avevano annientata, rifletteva.
Ma che cosa poteva fare, lui? La ragazza non lo ascoltava
nemmeno.
Durante la terza notte del periodo di lutto, Nyunie si svegli
spaventato. Dalla stanza di Hadassah si udiva gemere ed ansimare.
Infil i piedi nelle ciabatte, indoss una vestaglia e corse in camera
della figlia. La luce era accesa. Hadassah era un po' sollevata
sul letto. Era pallidissima in volto, le labbra bianche.
Che cosa c', Hadassah? esclam Nyunie, pieno d'ansia.
Chiamo subito il dottor Mintz.
No, no, pap.
E che cosa vuoi che faccia, allora?
Lasciami morire.
Nyunie rabbrivid. Sei impazzita? Sei ancora una bambina!
Chiamo il dottore immediatamente.
No, pap. A quest'ora no.
Nyunie and a svegliare la domestica. Fecero ad Hadassah un
t con succo di lampone ed un uovo alla coque. Le diedero un torrone.
Ma la tosse di Hadassah continu per tutta la notte. Il dottor
Mintz venne la mattina presto. Accost l'orecchio peloso contro
la schiena nuda di Hadassah. Nyunie e Fishel aspettavano nella
stanza accanto. Il medico venne da loro con la fronte corrugata.
Non mi piace. Non mi piace affatto.
Che cosa dobbiamo fare? domand Fishel, pallido in volto.
Bisogna mandarla ad Otwotsk. Al sanatorio di Barabander.
Nyunie si gratt la barba. Involontari pensieri gli attraversarono
il cervello. Era un bene che Fishel fosse ricco: sarebbe stato in
grado di sostenere le spese. E l'assenza di Hadassah da Varsavia
avrebbe favorito i suoi piani riguardo a Bronya Gritzhendler. Per fugare
questi pensieri egoisti si affrett a dimostrare preoccupazione.
Mi dica, caro dottore, non ci sar pericolo, no?
Bisogna prenderla in tempo, rispose asciutto il dottor Mintz.
Indoss il suo pesante cappotto, calz il cappello di felpa, accese
un sigaro, e se ne and senza aspettare l'onorario.
Sapeva tutto di Hadassah. Tutte le voci prima o poi gli arrivavano.
Fishel lo segu fin sulle scale, e gli cacci una banconota in
mano. Quanto dovr restarci, l, dottore?
Forse un anno... forse tre, rispose il dottor Mintz, gravemente.
Lei ha fatto un cattivo affare, eh?
Dio non voglia!
Fishel accompagn il dottor Mintz fino alla sua carrozza. Un
cattivo affare, pens. Come pu aver pensato una cosa simile?
Questi ebrei assimilati credono di avere soltanto loro un cuore in
petto. Segu con lo sguardo la carrozza del medico fino a quando
non svolt dietro l'angolo. Si accarezz i riccioli laterali e si morse
le labbra. Hadassah l'aveva ingannato, l'aveva coperto di vergogna e
di disonore. Ma il suo amore per lei non si poteva sradicare tanto
facilmente. Quella povera creatura  persa per questo mondo ed 
persa anche per l'altro. Eppure  possibile che agli occhi di Dio, lei
sia pi preziosa di tanti devoti ipocriti. Alla sua maniera,  un'anima
pura. Chi pu dire quali peccati  chiamata a scontare? Magari  il
recipiente dello spirito di qualche sant'uomo di cui  chiamata a
compiere la purificazione.
Risalendo le scale decise che per nessuna ragione avrebbe divorziato
da lei. L'avrebbe mantenuta onorevolmente. Avrebbe fatto
tutto ci che doveva perch guarisse. Con l'aiuto di Dio si sarebbe
rimessa, e magari le sue pazze fantasie le sarebbero passate.
And nella stanza di Hadassah.
Come ti senti?
Grazie...
Il dottor Mintz dice che devi andare a Otwotsk. Hai bisogno
di aria buona.
Non ho pi bisogno di niente, ormai.
Non dire cos. Con l'aiuto di Dio ti rimetterai. Ti assister io.
Grazie a Dio, non sei fra estranei.
Perch? Che cosa ti ho fatto, di bene? Hadassah lo guard
con un'espressione perplessa. Gli occhi di Fishel dietro le lucide
lenti, sorridevano. Le guance gli si arrossarono. Che cosa
gliene importa di me, ormai? si domand Hadassah. Chi ,
quest'uomo che ho sposato?  questo che gli ha insegnato il suo
studio del Talmud? Ma i talmudisti dicono che la donna tra le
creature di Dio  una delle pi basse.
Appena terminato il periodo di lutto, Hadassah fu accompagnata
ad Otwotsk in treno. Fishel viaggi con lei in uno scompartimento
di seconda classe. Hadassah portava un libro rilegato di
velluto nero, l'Inno alla notte, di Novalis. Il dottor Barabander,
proprietario del sanatorio di Otwotsk, aveva gi ricevuto un rapporto
dal dottor Mintz, e aveva preparato una stanza per la malata.
Appena arrivata, fu messa immediatamente a letto. La stanza
si apriva su una veranda. I pini erano ancora gravati da cumuli
di neve e lunghi ghiaccioli pendevano dai cornicioni. Gli uccelli
cinguettavano come in estate. Il sole invernale prossimo al tramonto
gettava sulle pareti ombre violacee. Fishel and via. Un'infermiera
appese un grafico in capo al letto e mise un termometro
dentro la bocca di Hadassah. Era bello essere qui, lontano da
Varsavia, dalla famiglia, dal cimitero di Gensha, dal negozio di
Fishel, da pap. Chiss che cosa stava facendo in questo momento
Asa Heshel. Stava pensando a lei? Dov'era? In quale caserma, in
quale trincea, in mezzo a quali pericoli?
Si addorment. Verso la met della notte si svegli di soprassalto.
Fiori di ghiaccio erano incisi sui vetri della finestra. La luna
si apriva una strada tra le nuvole. Le stelle palpitavano. Il cielo
rimaneva eternamente uguale. Che cosa importava a Lui dei
piccoli dolori del minuscolo pianeta chiamato Terra? Eppure,
Hadassah sussurr una preghiera, in polacco. Caro Dio! Prendi
l'anima di mia madre sotto le tue ali misericordiose. Proteggi il
mio amato dalla fame e dai pericoli, dalla malattia e dalla morte.
Poich sei Tu che hai messo questo amore nel mio cuore. Attese
per un momento, tesa, con tutti i suoi sensi.
Mamma! Mi senti? Rispondimi!
Invece di una risposta della madre morta, ud il fragore di un
treno merci, i cui fanali gettarono sui pini un fascio di luce che
poi scomparve in lontananza.
...
CAPITOLO QUINTO.

Un pomeriggio, mentre Koppel se ne stava seduto alla sua scrivania
dell'ufficio Moskat, fumando una sigaretta, la porta si apr ed
entr Fishel. Salut Koppel, si pul gli occhiali appannati con un
pezzetto di camoscio, e disse: Vi disturbo?
Koppel ricambi il saluto e invit il visitatore a sedersi. Fishel
si sedette sull'orlo di una sedia. Come vanno gli affari?
domand.
Koppel emise uno sbuffo di fumo direttamente sulla faccia di
Fishel. Quali affari? I miei o i vostri?
Gli affari della famiglia.
Koppel fu l l per dire: E voi cosa c'entrate? Ma invece disse:
 tutto fermo.
Il guaio  che la famiglia deve mangiare, e si deve vestire. Non
parlo soltanto di mio suocero. Ci sono ancora gli altri. Regina Ester
 vedova, purtroppo, e deve tirar su una nidiata di figli. Sono addirittura
alla fame.
Non dovete venire a dirlo a me.
Lo zio Nathan  povero, praticamente un mendicante. Pinnie
non ha un soldo a suo nome. Abram non sa di dove gli verr il
pranzo domani.
Non mi dite niente di nuovo.
Bisogna pur fare qualcosa.
E allora fatelo.
Bisogna esaminare l'intera situazione. Il padre di mio suocero,
Dio l'abbia in gloria, ha lasciato una fortuna considerevole.
Koppel represse l'impulso di afferrare Fishel per il bavero e scaraventarlo
gi dalle scale. Ma che cos' che volete? Parlate
chiaro.
Bisogna, dicevo, esaminare la situazione. Perch, per esempio,
non sono state fatte le divisioni?
Pretendereste, forse, che vi facessi un rapporto?
Dio ne guardi! Ma non vedo la ragione perch debbano vivere
in ristrettezze quando c' la possibilit di far qualcosa. Per esempio,
so che c' un terreno in via Vola, e che il municipio vorrebbe
costruirvi un deposito per i tram. Se le cose stanno davvero cos,
perch non si conclude l'affare? Sarebbe sempre meglio che niente.
Non ho nulla in contrario.
Mio suocero non  un uomo d'affari. Pinnie non ha senso pratico.
Nathan  malato. Quanto a Perla, ha dei beni personali, e non
si occupa d'altro. Insomma, non c' nessuno che si occupi delle
faccende.
E allora occupatevene voi.
Ci sono i registri? Non esiste nemmeno una contabilit.
Il contabile  cieco.
Che razza di scusa  questa?
Koppel perse la pazienza. Voi non siete il mio padrone, e non
ho da rendere conto a voi.
Ho qui un documento che dice il contrario.
Fishel trasse di tasca un foglio di carta ripiegato. Era scritto in
caratteri fioriti, in un misto di ebraico e di yiddish. Suonava cos:

Noi sottoscritti diamo autorit al nostro congiunto, il dotto e facoltoso
Fishel Kutner, di amministrare le nostre case, foreste, depositi,
lotti, granai, stalle, magazzini, e altre propriet che abbiamo
ereditato da nostro padre, il pio Reb Meshulam Moskat, sia benedetta
la sua memoria, sia in Varsavia sia in ogni altra localit, finch
l'intero patrimonio non sia diviso tra gli eredi secondo la legge.
Il sunnominato Fishel Kutner  autorizzato a ricevere i rapporti
dell'incaricato Koppel, a dividere le rendite, e tutte le altre entrate
provenienti dal detto patrimonio.  inoltre autorizzato a trattare con
eventuali compratori la vendita di attivit appartenenti al detto patrimonio,
sia reali sia personali, come se fossero cosa sua. L'incaricato
Koppel  pertanto tenuto a dare un completo rendiconto a Fishel
Kutner. Il detto Fishel Kutner  con la presente autorizzato ad
assumere e licenziare impiegati, a sua discrezione. Queste decisioni
sono state prese di comune accordo e di nostra libera volont la sera
successiva al Sabato, il ventisettesimo giorno del mese di Kislav
dell'anno 5676 nella citt di Varsavia.

Il documento era firmato da sei degli eredi Moskat; mancava
soltanto il nome di Lia.
Koppel rimase a contemplare il documento molto a lungo. Molte
parole non riusciva a decifrarle a causa della scrittura cos ornata;
altre, in ebraico, non le capiva. Ma il senso era chiaro: Fishel era il
padrone, adesso; Koppel avrebbe dovuto dar conto a lui di tutto;
se gliene saltava l'estro, Fishel poteva buttarlo fuori. E tutto questo
era stato fatto all'insaputa di Lia, e senza il suo consenso. Si erano
riuniti in una segreta congiura e gli avevano tolto i puntelli di sotto.
La faccia di Koppel divent grigia come la carta che teneva in mano.
S, mormor. S, capisco.
Ci che voglio sapere,  come stanno esattamente le cose,
disse Fishel, in tono pi fermo, questa volta.
Koppel balz in piedi, quasi rovesciando il bicchiere mezzo pieno
di t posato sull'orlo del tavolo. Potete prendere tutto nelle
vostre mani, disse. Io me ne vado. Trent'anni sono pi che
abbastanza.
Fishel scosse la testa. Dio guardi! Non penserete che abbiamo
intenzione di buttarvi fuori!
Ecco le chiavi. Koppel apr un cassetto della scrivania, prese
un mazzo di chiavi e lo gett verso Fishel. Prese il cappello, il cappotto
e l'ombrello.
Fishel di nuovo scosse la testa. Siete un impulsivo, disse.
Saltate alle conclusioni troppo in fretta.
Non mi piacciono le pugnalate nella schiena.
Nessuno vi d pugnalate nella schiena. Anzi, la mia idea era
che voi doveste rimanere qui al vostro posto. Ho perfino suggerito
di aumentare il vostro compenso.
Non ho bisogno dei vostri aumenti. Quando mor il vecchio,
non avrei dovuto restare neanche un giorno di pi.
Un momento, Reb Koppel. Non scappate cos. Io non sono nient'altro
che un messaggero, qui.
Koppel non rispose. Esit un momento, incerto se salutare o no.
Quindi usc senza una parola, chiudendo la porta dietro di s un po'
pi forte del solito. Che cosa strana! Per anni lo avevano guardato
con sospetto, avevano manovrato contro di lui, si erano lamentati
di lui, avevano sparlato di lui. Ma non erano mai riusciti a smuoverlo
dal suo posto. E adesso, arrivava questo Fishel con un pezzo di
carta, e lui era spacciato. A quanto pareva, tutto giungeva ad una fine.
Scese lentamente le scale. Nel cortile, il portiere si tolse il cappello,
Koppel lo ricambi con un sorriso storto. Gett un'ultima occhiata
al cortile. Prov d'un tratto un incredibile senso di sollievo,
come se quel posto gli fosse sempre riuscito opprimente. Cammin
per via Gzhybovska, respirando l'aria fredda a pieni polmoni. A
quanto pare,  proprio destino che io vada in America, pens.
Cos  stato decretato dal cielo.
And a casa di Lia, ma non c'era. Poich era troppo presto per
andare a casa, and a trovare gli Oxenburg. La signora Oxenburg,
seduta su uno sgabello, stava spennando un pollo, due servotte di
provincia erano sedute su una panca, la testa coperta con uno scialle.
La signora Oxenburg stava parlando di posti dove potevano andare
a servire. Nel corridoio, Koppel incontr la primogenita delle
ragazze Oxenburg, Zilka. Portava una grossa borsa piena di farina.
Koppel le chiese scherzosamente dove avesse rubato quella roba, e
la ragazza rispose sullo stesso tono. Le pizzic un seno.
Nella stanza da pranzo, Isador Oxenburg stava disponendo sul tavolo
un mazzo di carte. Picche, sempre picche, borbottava.
Che cos', Isador? disse Koppel forte. Non si salutano pi
gli amici?
Oh, sei tu, Koppel. Vieni qua, siediti. Devo farti i
rallegramenti.
Di che cosa?
La tua amica, la signora Goldsober. Si sposa con Krupnick.
Impossibile! Quando? Dove?
Qui. Riceverai l'invito.
Koppel sorrise, ma sent dentro di s un groppo di rabbia. Porcate
dappertutto. Magari, poter voltare le spalle a tutto questo letamaio
e rifugiarsi in qualche isola sperduta... Se ne and senza neanche
salutare, e torn a casa. Bashele era in cucina e stava affilando
un coltello sull'orlo di ferro della stufa. Esamin la lama.
Koppel! Cos presto?
Koppel si sedette sulla branda dove dormiva Yppe. Bashele,
ti devo parlare.
Parla pure.
Bashele, la nostra vita in comune non  una vita.
Bashele lasci cadere il coltello. Visto che io me ne accontento,
che cos'altro vuoi?
Voglio divorziare.
Ma va' via. Non scherzare.
No, Bashele, dico sul serio.
Ma perch? Io ti sono stata sempre una moglie fedele.
Voglio sposare Lia.
Bashele si fece pallida, ma le sue labbra continuavano a sorridere.
Stai combinando qualche scherzo? O che cosa?
No, Bashele. Parlo sul serio.
E dei ragazzi, che ne sar?
A loro sar provveduto.
Bashele non cessava di sorridere. Bella storia, disse.
E dopo potrai sposare il carbonaio qui di fronte.
Nell'istante in cui queste parole furono pronunciate, Bashele
ruppe in violenti singhiozzi. Copiose lacrime le sgorgarono dagli
occhi. Incroci le braccia sul petto e corse nell'altra stanza.
Koppel si allung sulla branda, posando gli stivali sulla coperta
appena messa. Rimase l a guardare il crepuscolo invernale. Lo
sguardo gli cadde sul coltello. Perch non mi taglio la gola?
pens. Tanto che cosa importa, ormai. Chiuse gli occhi. V'era un
silenzio insolito che sembrava provenire dalla strada. Una forza
misteriosa sembrava trascinarlo via di l, a liquidare tutti i suoi
affari, strapparlo dalla famiglia, dagli amici. Come poteva essere
accaduto tutto questo? La signora Goldsober non gliene aveva
neanche accennato. Si volt verso il muro. Ud Bashele entrare, camminare
per la cucina, accendere la lampada, affaccendarsi intorno
alle pentole. Udiva crepitare il fuoco della stufa, bollire l'acqua nella
pentola. Traboccava e sfrigolava sul piano arroventato dei fornelli.
Entr Yppe, il tirante della sua gamba zoppa batteva sul pavimento;
l'ud sussurrare qualcosa alla madre. Dev'essere cosi,
quando uno muore, pens Koppel, quando il cadavere  ancora
in casa in attesa del funerale.
...
CAPITOLO SESTO.

1.

La casa di preghiera di Bialodrevna era deserta. A causa della
guerra i fedeli non si riunivano, quell'anno, nemmeno il Sabato di
Hanukka. Nei giorni feriali non si contavano nemmeno dieci fedeli,
il minimo per un quorum. Israel Eli, il mazziere, che svolgeva
anche la funzione di tesoriere del rabbino, era senza fondi. Tutti
chiedevano di essere pagati: il droghiere, il macellaio, il pescivendolo,
il fornaio, la donna di servizio. Israel Eli si present al rabbino
con queste spiacevoli notizie. Il rabbino lo introdusse nelle
stanze della sua defunta moglie, chiuse da anni. I mobili erano
tutti incurvati dal sole, la carta da parati pendeva a brandelli. Negli
angoli c'erano delle ragnatele. Dalle spaccature del pavimento uscivano
dei vermi bianchi. Il rabbino apr il cassetto di un com. V'erano
degli anelli, delle spille d'oro, un pendaglio, una statuetta d'avorio,
una quantit di altri oggetti. Il rabbino prese un filo di perle.
Prendi questo e vendilo, disse.
I suoi gioielli? Dio ne guardi!
A che cosa mi servono? Io non mi sposer pi.
Magari Gina Genendel potr pentirsi, e allora...
Coloro che cadono nell'abisso non risalgono mai pi.
Israel Eli port il filo di perle a Varsavia, dove lo impegn per
duecento rubli. Mentre era in citt, fece visita a qualche ricco chassid
di Bialodrevna. Tutti gli rivolsero la stessa domanda: perch il
rabbino continuava a restare in quella regione cos pericolosa? Tutti
gli altri rabbini chassidici delle corti di Amshinov, di Radzimin,
di Pulav, di Strikov, di Novo Minsk, ormai da un pezzo si erano
trasferiti a Varsavia. Israel Eli torn a Bialodrevna e pag i creditori.
Il rabbino, evidentemente, aveva dimenticato l'intera faccenda.
Non chiese nemmeno a Israel Eli dove fosse stato, n di fargli
un rendiconto.
Passeggiava su e gi per la stanza. La sua rada barba stava diventando
grigia, ma gli occhi erano ancora vivaci come quelli di
un giovanotto. Si ferm presso la finestra e guard nel cortile.
Israel Eli, disse, sii cos buono da dire a Reb Moshe Gabriel di
venire da me.
Israel Eli usc. Il rabbino continu a guardare fuori della finestra.
Gli alberi da frutto nell'orto erano spogli, i loro rami coperti di
neve. Le impronte delle zampe degli uccelli erano visibili come fossero
le impronte delle ombre che, secondo la Gemarah, avevano piedi
di uccello. Su tutto gravava un cielo nuvoloso, attraversato qua
e l da lame di luce violenta.
Mi avete mandato a chiamare, rabbino?
S, Moshe Gabriel. Vorrei sapere dove siamo diretti.
Moshe Gabriel si tocc l'ampia fascia, lo zucchetto, i suoi inanellati
riccioli laterali.
Magari lo sapessi.
Che cosa si deve fare? Reb Moshe Gabriel, insegnatemi a essere
un ebreo.
Dovrei essere io a insegnare al rabbino?
Non siate cos modesto. Dove trover la fede?
Moshe Gabriel impallid. Non  la fede, che  necessaria.
E che cosa, allora?
 sufficiente ripetere qualche salmo.
Recitatelo, allora. Vi ascolto.
Ashrei ha' ish asher lo halach...
Traducetelo, Reb Moshe Gabriel, io sono un ignorante.
Moshe Gabriel continu a leggere, traducendo in yiddish frase
per frase.
Beato l'uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi,
che non si ferma nella via dei peccatori; n si siede sul banco degli
schernitori.
Ma il cui diletto  nella legge dell'Eterno, e su quella legge medita
giorno e notte.
Egli sar come un albero piantato presso i rivi d'acqua, il quale
d il suo frutto nella sua stagione, e la cui fronda non appassisce;
e tutto quel che fa, prosperer.
Il rabbino ascoltava parola per parola, con la fronte corrugata.
E che cosa intende dire, il salmista?
Esattamente quel che dice.
Voi avete una buona e semplice fede, Reb Moshe Gabriel, vi
invidio.
Il rabbino rimase in silenzio molto a lungo. Abbass le palpebre
e si pass una mano sull'alta fronte. Le vene delle sue tempie
pulsavano.
Cominci a passeggiare su e gi, con gli occhi sempre chiusi.
E che cosa si dovrebbe fare, dopo aver letto i salmi?
Studiare un capitolo della mishnah.(1)
E la notte, che cosa si fa?
Si dorme.
E a che cosa serve, il dormire?
 necessario.
Siete diventato un letteralista, Reb Moshe Gabriel.
Non c' altra via.
Avete ragione, Reb Moshe Gabriel. Il Signore non ci chiede
molto. Un versetto dei salmi e un capitolo della mishnah. Non
pretende che gli diciamo come deve governare il mondo. Questo lo
sa da s.
Dopo un poco, Moshe Gabriel usc. In segno di deferenza verso
il rabbino fece alcuni passi all'indietro. Di l dalla soglia si ferm
un momento, allisciandosi la barba. La forza di un santo,
riflett.
Un ragazzino con un soprabito tutto stazzonato e i riccioli laterali
scompigliati si precipit verso di lui tutto agitato. Reb Moshe
Gabriel, c' vostra moglie che vi sta aspettando.
Mia moglie?
S. Alla locanda di Naftali.
Reb Moshe Gabriel lo fiss incredulo. Dopo un poco si avvi
verso la locanda. Pass dinanzi al pozzo, a una fila di negozi, a una
taverna. Nonostante fosse proibita la vendita degli alcoolici a causa
della guerra, s'udivano dei contadini cantare con voci avvinazzate
al suono di una fisarmonica. Nella cucina della locanda, sopra la
stuta, stava bollendo un enorme recipiente pieno di biancheria. In
una stanza attigua alla cucina erano ammucchiati dei sacchi pieni
di paglia, un ricordo dei giorni in cui Bialodrevna era mta di tali
orde di pellegrini che molta gente doveva dormire sul pavimento.
Nella sala principale Reb Moshe Gabriel trov Lia. Indossava
una pelliccia, e portava il cappello, secondo la moda cittadina.
Buon giorno, la salut formalmente Reb Moshe Gabriel.
Buon anno. Dov' Aronne?
Aronne? Nella casa di studio.
Chiudi la porta. Siediti. Devo parlarti.
Moshe Gabriel chiuse la porta e sedette su una sedia, in una posizione
tale da non doverla guardare direttamente. Inal l'odore
mondano di sapone profumato. Si port il fazzoletto al naso.
Lia toss. Ti parler francamente, disse. Voglio
divorziare.
Moshe Gabriel chin la testa. Se lo desderi.
Quando?
A condizione che tu mi dia Meyerl.
Meyerl viene in America con me. Le parole le sfuggirono
involontariamente.
In America? Per diventare un goy?
Ci sono buoni ebrei anche in America.
No. Meyerl rimane con me. Per quanto riguarda Masha, lei
non  niente di meglio di una gentile, ormai. E quanto a Zlatele,
l'affido alla misericordia di Dio. Va alle loro scuole, e non ne verr
niente di buono.
E tu credi che Meyerl vorr stare con te? Scusami se te lo dico,
Moshe Gabriel, ma tu non sei altro che un tirapiedi del rabbino,
niente di meglio di un mendicante.
Meglio un mendicante che un eretico.
No, Moshe Gabriel. Non ti dar il bambino.  gi sufficiente
ci che hai fatto di Aronne. Signore Iddio, che cosa lo hai ridotto!
E non  colpa mia, Moshe Gabriel.  stato il tuo modo di vivere.
Per tutti questi anni. E se non vuoi darmi il divorzio, me ne andr
via anche senza. E il peccato ricadr sulla tua testa.
Saresti capace anche di questo.
Sono capace di qualunque cosa.
Bene, allora... Moshe Gabriel tacque. L'orologio a pesi dal
lungo pendolo batt due colpi. Moshe Gabriel si alz dalla sedia.
Prima diede un'occhiata alla mezuzah sullo stipite della porta, poi si
accost alla finestra e guard fuori.
Lia tolse la pelliccia. Portava un vestito rosso. Dunque, che
cosa mi dici?
Ti dar la mia risposta.
Quando? Non posso rimanere qui, in questo posto da
selvaggi.
Dopo le preghiere della sera.
 qui che alloggi? E dove dormite? Voglio dire, dove dorme
Aronne?
Con me.
Voglio che i documenti di divorzio siano fatti qui oggi stesso.
In Bialodrevna, disse Lia in tono aspro.
Lia si morse il labbro. Era cos ch'era sempre stato in tutti gli
anni del loro matrimonio. Remoto, in un altro mondo. Prov l'impulso
di mettersi a litigare rumorosamente, di mettersi a discutere
d'interessi, d'insultarlo, per l'ultima volta. Ma non c'era mdo di
raggiungerlo. Bench fosse via da casa, la sua faccia aveva un'aria
pulita, la barba era curata, le vesti in perfetto ordine. Dietro gli
occhiali cerchiati d'oro, i suoi occhi azzurri guardavano in lontananza.
Lia ricord ci che aveva udito una volta a proposito di un santo
rabbino, che il nome di Dio appariva continuamente dinanzi ai
suoi occhi. Lui e Koppel, che contrasto, pens d'un tratto. Si sent
piena d'ira. Mandami Aronne.
Moshe Gabriel usc immediatamente. Aronne stava in piedi presso
un banco della casa di studio e si stava versando dell'acqua calda
da una teiera in una tazza. La sua faccia aguzza era di un pallore
invernale; i riccioli laterali gli pendevano spioventi. Dal colletto
sbottonato gli sporgeva puntuto il pomo d'Adamo. Ciuffi disordinati
gli scendevano sul collo nudo. Moshe Gabriel lo guard mentre
metteva una zolletta di zucchero nella tazza e rimescolava con
un filo di ferro della tendina dell'Arca Santa.
Che cosa fai, Aronne? Quello  un arredo sacro.
Tutti lo usano.
Aronne, tua madre  qui.
La faccia del ragazzo si fece pallida. Dove?
Alla locanda di Naftali.  venuta per divorziare. Va in
America.
Aronne cerc di posare il fil di ferro, ma gli cadde di mano e gli
fece versare un po' di t. Usc. Moshe Gabriel rimase presso il
leggio e accese una sigaretta alla fiamma d'una candela commemorativa.
A quanto pareva, v'erano unioni destinate a spezzarsi, pens.
Emise uno sbuffo di fumo. Una particolare provvidenza. Si
strofin la fronte come per scacciare questi pensieri sgradevoli.
Koppel. Amore. L'amore tra due corpi. Se, Dio guardi, Koppel
fosse asessuato, non se ne parlerebbe nemmeno, di questo amore.
E tu amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la
tua anima, e con tutta la tua forza... S, Moshe Gabriel ama Colui
il cui nome  benedetto. Perch t'impacci ancora di queste cose
triviali? Ricord d'un tratto la risposta che aveva dato al rabbino.
Apr un volume della Gemarah, sedette, e si dondol avanti
e indietro fino al cader della notte.

NOTE.

1. Codice del diritto e delle consuetudini ebraiche, del terzo secolo dopo
Cristo. (N.d.T.).

2.

Una sera tardi, Lia, seduta sul sof del soggiorno, era occupata
a riparare con ago e filo un paio di calzoni di Meyerl. Si ud suolare
alla porta. La domestica non era in casa, e Lia and ad aprire. Chiese:
Chi ? Ma non afferr la risposta. Apr, e si trov davanti
Abram, il cappotto, il cappello e la barba pieni di neve, un sigaro
in bocca. Si teneva l'ombrello appoggiato a una spalla. Lia lo guard
sorpresa; mai le era apparso cos enorme. Ansimava forte ed
emetteva dense nubi di fumo. Lia and subito a prendere una
spazzola e si mise a spazzolargli via la neve dalle galosce. Non star
l come un golem, disse. Entra.
Abram la segu nell'interno. Il corridoio era al buio, un po' di luce
proveniente dalla stanza di soggiorno lo rischiarava appena.
Abram cominci a battere i piedi e a tossire. D'un tratto si avvicin
a Lia e le pos le mani sulle spalle.
Lia sussult allarmata. Che cosa ti prende? Sei ammattito?
Lia, ma  proprio vero? disse Abram.
Lia cap che cosa intendeva. S, rispose. Abbiamo
divorziato.
 vero anche il resto?
S. Metti gi queste zampe.
 impossibile! Abram fece un passo indietro.
 proprio vero, Abram. E se non ti garba, puoi cancellare il
mio nome dagli annali della famiglia. Me ne andr ugualmente.
E dove vai?
In America.
In questo momento? In piena guerra? Com' possibile
viaggiare?
Se uno vuole, il modo lo trova.
E i ragazzi?
Non ti preoccupare per loro. Meyerl e Zlatele vengono con me.
Masha vuol restare qui.  abbastanza grande per sapere quel che
fa. Rimanga pure. Aronne sembra che si vergogni di sua madre.
E Moshe Gabriel ti lascia portar via Meyerl?
Ho fatto solenne giuramento che lo lascer qui... ma non lo
manterr.
Lia!... Sei peggio di una cosacca.
Senti, Abram. Se quel che faccio non ti garba, hai solo da tornare
da dove sei venuto. Ne ho fino agli occhi, di tutti voialtri.
Che bisogno c' di strillare? Non ho intenzione di mangiarti.
L'avevo sempre pensato, che eri una ribelle, ma che potessi arrivare
fino a questo punto... Non l'avrei mai immaginato.
Abram, tornatene a casa tua.
Non buttarmi fuori. Mi vedi per l'ultima volta. Se ti sei innamorata
di Koppel,  proprio come se ti scavassi la fossa con le tue
mani.
Che cosa sei venuto a fare? A insolentirmi? Potevo magari
aspettarmelo dagli altri, ma che fossi proprio tu a cominciare...
Non  questione d'insultare.
Hai reso la vita impossibile a tua moglie, hai rovinato la famiglia,
vai in giro con donnacce, e hai la sfacciataggine di accusare me.
Io mi sposer onorevolmente, da onorata figlia ebrea.
Mazal tov! A quando le nozze?
Te lo far sapere.
Buona notte, allora.
Tanti saluti. Non c' nessuno di voi che valga una scarpa vecchia
di Koppel. Mio padre, sia pace alla sua anima, praticamente
mi vendette a mio marito. I miei fratelli si sbranano a vicenda per
l'eredit. Ci sputo sopra, su tutti voi! L'America  un paese libero.
Cominceremo una nuova vita. La gente, l, non si vergogna di lavorare
per guadagnarsi la vita.
Tanti saluti a Cristoforo Colombo.
Vttene fuori dei piedi.
D'un tratto Abram scoppi in una risata.
Scimunita, disse. Perch ti agiti tanto? Se ami Koppel, 
affar tuo. Sarai tu a doverci stare insieme, non io.
E ne sar fiera.
Per un poco rimasero entrambi in silenzio. Nella penombra, gli
occhi di Lia brillavano di una pallida luce verdastra. Dal sigaro acceso
di Abram gli ricadevano scintille sulla barba.
Perch ti sei piantato qui nel corridoio? O forse non  elegante
per te, venire dentro?
No, Lia. Sono atteso.
Da chi? Dalla tua attrice? Tu l'hai aspettata molto di pi.
Lasciamo stare, Lia. Ognuno vede i difetti degli altri. Quanto a
me, ho gi abbastanza guai per conto mio. Vuoi che ti dica la sincera
verit?... T'invidio. Stai per fare una pazzia, ma se non altro, hai
il coraggio di farla. Io, invece, sono un buffone in tutto quel che
faccio.
Lia scosse la testa. Com' vero che sono qui, Abram, disse,
comincio a pensare che non sai quel che dici.
 pi che possibile. Nello stato in cui mi trovo, non ti devi sorprendere
di nulla. Quello che vedi qui davanti a te non  altro che
un cadavere che cammina.
Mi dici che cosa sei? Un commediante, un ubriaco, o che cosa?
Tutto quel che vuoi. Se tu hai il coraggio di divorziare da Moshe
Gabriel, perch un testone come me non deve avere il coraggio
di divorziare da Hama e sposare Ida?  una grande artista. Mi ama
e io l'amo. Non posso vivere senza di lei. Questa  la verit.
Di nuovo la vecchia storia. Per quanto ne so, Ida  tornata a
Lodz con suo marito.
S, Lia. Ed  colpa mia. Sono uno schifoso vigliacco. Soffoco,
senza di lei. Mi sento cos sperduto che sbatterei la testa contro i
muri.
Hai soltanto ci che ti meriti.
Non fosse per la guerra, saprei che cosa fare. Ma siamo inchiodati
dove siamo, lei con i tedeschi e io qui. Mi sembra di sentirla,
che mi chiama, la notte. Abbiamo un modo per saperlo...
E quale sarebbe, questo modo? Che diavolo vai dicendo?
Ah, lasciamo stare. Non so quel che dico. Ho bevuto un bicchiere
di troppo. Nyunie mi ha portato nella cantina di Fuker. Si
sposa presto. Con Bronya Gritzhendler. Quella s che  una coppia!
C' da farsi crepar la pancia dal ridere. Lei se lo fa girare sul
dito mignolo. Fece una pausa. Quanto a questa attrice che ho
adesso, mi fa diventare pazzo. Ah, come mi sono fatto incastrare!
Che scemo, sono stato! Senti quel che ti dico, Lia: mi trovo in un
guaio. Devo trovare cento rubli. Altrimenti dovr buttarmi dall'ultimo
piano.
Lia lo guard spalancando gli occhi. Allora  per questo che
sei venuto a trovarmi?
Scema! No di certo.
E per che cosa ti servono, questi soldi? Per un dottore?
Non certo per un rabbino.
Lia diede in un gran sospiro. Un uomo della tua et!
 tutta colpa sua. Prima comincia a fare grandi discorsi che
vuole un bambino. Che non gliene importa di ci che dir la gente,
eccetera. Si ubriaca con tutti quei pazzi libri. Arzybascev, Kollontai.
E adesso parla di suicidio dieci volte il giorno.  al quinto mese.
Al quinto mese? Ma rischia di morire!
Sar io quello che ci lascer la pelle. Per colpa sua.
Io non ho un centesimo. Ti credevo un tipo in gamba e invece
sei uno scemo. Un uomo della tua et dovrebbe sapere quel che
fa.
S, Lia. Hai ragione. Sono un cane bastonato. Be', buona notte.
Aspetta, mentecatto! Dove corri cos? Posso darti un anello. Te
lo puoi impegnare. Ma ti prego, qualunque cosa succeda, dovrai riscattarlo
prima che io parta. Mi porterai la polizza.  un ricordo di
mia madre, sia pace all'anima sua.
Lia and nell'altra stanza; Abram rimase solo. Si port una mano
sulla fronte e cominci a dondolarsi di qua e di l. Sentiva un dolore
lancinante al cuore. Un brivido freddo gli corse gi per il filo della
schiena. Aveva fame, aveva sete, era stanco, pieno di vergogna,
di nostalgia di Ida, pieno di paura di morire, tutto nello stesso
tempo. Magari, questa  la mia ultima notte, pens. Lia ha
ragione. Sono proprio uno scemo.
Lia torn con un piccolo astuccio rosso. Dentro, posato su un
letto d'ovatta, c'era un anello; il brillante, nella penombra, sprizzava
i colori dell'arcobaleno.
Una bella pietra, disse Abram.
Ti prego, che non si perda.
No, Lia. No. Lascia che ti dia un bacio.
Sput il mozzicone che teneva ancora tra le labbra. La cinse con
tutt'e due le braccia e la baci con fervore sulla fronte, sulle guance,
sul naso. Lia lo respinse. Ubriaco come Lot!
No, Lia, no! Ti voglio bene. Sei un cuore nobile. Voglio far
la pace con Koppel. Voglio essere presente alle vostre nozze.
Gli occhi di Lia si riempirono di lacrime. Ah, caro Dio, che dovessi
vedere questo giorno! Le manc la voce.

3.

Tutti sapevano di questa nuova relazione di Abram. Da quando
Ida era tornata con suo marito a Lodz, Abram aveva cominciato ad
andare in giro con un'attrice di Odessa, Ninotchka. Ninotchka era
stata portata a Varsavia da un tale, comproprietario di un teatro.
Costui si vantava che Ninotchka era la sua amante, e che l'aveva
portata via al ricco proprietario di un banco di pegni. Ninotchka si
comportava come una dama. Si faceva premura di far sapere ch'era
in possesso di un diploma di ginnasio. Citava a memoria Pushkin
e Lermontov. Insinuava ch'era in contatto col movimento rivoluzionario.
Si era portata con s una valigia piena di copioni, in gran
parte traduzioni di opere di Ibsen, di Strindberg, di Hauptmann, di
Andreiev. Le attrici ebree di Varsavia l'avevano subito presa in
grande antipatia. Avevano cominciato a diffondere su di lei ogni
sorta di dicerie, che era una convertita, che aveva abbandonato due
bambini piccoli, che aveva rubato della roba in teatro, che si dava
per denaro. A Varsavia, era apparsa in un melodramma e aveva
ottenuto buone critiche, ma poi aveva dovuto ritirarsi dal lavoro
per intrighi di corridoio. Il direttore di un teatro ebraico americano
pare le avesse offerto un contratto per recitare a New York con
una paga di duecento dollari la settimana; ma di nuovo si erano
messi di mezzo i suoi nemici e all'ultimo momento la cosa era sfumata.
Quando Abram l'aveva incontrata, non lavorava pi. Soffriva
di palpitazioni di cuore. Aveva preso in affitto un attico nella
casa di una gentile, nel centro turistico di Mrozy, dove Ida aveva
un appartamento. Ida e lei erano diventate amiche. Ida le aveva
fatto il ritratto. Ninotchka passava intere serate a parlare con Ida e
Abram dei suoi progetti di un teatro d'arte finanziato dalle organizzazioni
ebraiche, dei suoi successi a Druskenik, dove sua madre era
proprietaria di un albergo di prima categoria, e delle sue conoscenze
tra famosi produttori, attori, scrittori e registi russi. Andava
a dormire alle due del mattino; apriva le persiane a mezzogiorno.
Mentre era ancora intima amica di Ida, mangiando spesso in
casa sua, e rimproverando Abram perch non apprezzava a sufficienza
il talento e l'idealismo di Ida, una volta lo aveva portato nel
suo studio con la scusa di leggergli un dramma da lei adattato da
un racconto di Gorkij, e aveva iniziato di nascosto una storia con
lui. Era stato soprattutto a causa di Ninotchka che Ida aveva fatto
i bagagli ed era partita per Lodz. Alla stazione, aveva salutato Abram
con queste parole: Addio per sempre, lurida bestiaccia!
Abram aveva immediatamente cominciato a bombardarla di telegrammi
e di espressi, ma Ida non aveva risposto. Se n'era andata
da Lodz, e viveva in un luogo di villeggiatura nelle vicinanze. Frattanto
era scoppiata la guerra. I tedeschi avevano occupato Lodz.
Ninotchka aveva preso in affitto una stanza a Varsavia, in via Ogrodova,
e aveva cominciato a prendere lezioni di canto da un professore.
Ogni volta che Abram doveva andare a trovarla, lei gli telefonava
prima per dirgli ci che doveva portarle: panini, salmone
affumicato, formaggio, vino, cioccolato, perfino la cera da pavimenti.
Bench fosse la sua amante, non gli dava familiarmente del tu.
Gli ricordava continuamente che lui, con gli anni che aveva, poteva
essere suo padre. Abram parlava bene il russo, ma lei criticava continuamente
la sua grammatica. La sera, aveva il vezzo d'infilare
una candela nel candeliere, e, seduta sul pavimento, si metteva a
recitare la lista delle sue doglianze: i torti che le avevano fatto in
famiglia, a scuola, nelle compagnie teatrali, e nei teatri di Odessa.
Parlava e piangeva. Fumava sigarette, piluccava dell'uva, sgranocchiava
una noce, o delle caramelle che prendeva da un sacchetto di
carta. A letto, sospirava, piangeva, citava poesie, ricordava ad
Abram che era nonno e che aveva il cuore debole, e parlava dei
suoi amanti di Odessa chiamandoli coi loro vezzeggiativi.
Abram l'insolentiva in ebraico, lingua che lei non capiva: Peste
maledetta! Carogna puzzolente!
In quel momento Ninotchka stava aspettando Abram fuori del
portone di Lia, riparandosi sotto un balcone. Indossava una giacca
di pelliccia, un cappello dalle larghe falde, una gonna verde ed alti
stivali da neve. Le mani erano nascoste in un manicotto. Saltellava
ora su un piede ora sull'altro per scaldarsi. Guard Abram con occhio
adirato. Pensavo che saresti rimasto lass tutta la notte.
Ho avuto i cento rubli.
I due si avviarono in silenzio, discosti uno dall'altra. Abram trascinava
l'ombrello sul marciapiede, e scuoteva la testa. Koppel,
l'usciere, il sovrintendente, genero di Reb Meshulam Moskat! E
cognato di lui, Abram! Che brutta fine!
In via Ogrodova Abram sal alla stanza di Ninotchka, che si
apriva direttamente sul pianerottolo. Salendo le scale si fermava di
frequente. Il cuore gli batteva forte. Ricord le parole di Ida:
Addio per sempre. Ninotchka lo precedeva. Sulla soglia lo ammon
in tono irato di pulirsi le scarpe. La stanza era fredda e in disordine.
Vicino alla stufa spenta c'era un secchio con pochi pezzi
di carbone. Sopra il pianoforte c'erano dei barattoli, bicchieri, tazze,
e una scodella di riso. Sul letto disfatto era posato il coperchio
di ferro della stufa per met avvolto in un asciugamano. Ninotchka
lo usava, la notte, per tenersi caldo lo stomaco: soffriva di crampi.
Abram si sedette sulla sponda del letto. Ninotchka, prepara
qualcosa da mangiare. Sto morendo di fame.
Fa' pure.
Tuttavia cominci a preparare il fornello a petrolio. Smoccol lo
stoppino, pomp, imprec. Abram chiuse gli occhi. D'un tratto
scoppi in una risata.
Che cosa ti prende? Sei ammattito?
Sto per entrare nell'aristocrazia. Koppel, l'usciere, sta per diventare
mio cognato. Ah, se il vecchio farabutto fosse vissuto tanto
da vedere questo giorno!
...
CAPITOLO SETTIMO.

1.

Durante i primi giorni della sua vita di caserma, Asa Heshel era
sicuro che non sarebbe sopravvissuto alle sofferenze. Ogni sera si
stendeva nella sua cuccetta col terrore che non si sarebbe rialzato
mai pi. Data la situazione critica, il comando supremo aveva disposto
che l'addestramento delle reclute venisse fatto a tempo di primato,
e che invece di mandarle nelle retrovie in territorio russo
com'era l'uso, venissero tenute in caserme non lontane dal fronte.
Asa Heshel era dolorante in tutte le ossa per le continue esercitazioni.
La disgustosa vita del soldato gli rivoltava lo stomaco. Nel
cuore della notte gli ufficiali facevano suonare l'allarme, e Asa Heshel
doveva precipitarsi fuori della camerata vestito solo a met.
Al mattino, durante l'appello, tremava dal freddo. Le altre reclute lo
cimentavano continuamente. Viveva sotto la costante minaccia della
corte marziale. Di tutte le reclute inesperte, Asa Heshel era la pi
inesperta. Ma le settimane passavano, e lui sopravviveva. La sera,
prima del silenzio, dopo che aveva pulito e lucidato il fucile, si sedeva
sulla sua cuccetta e cercava di leggere qualche pagina dell'Etica
di Spinoza. Un soldato si metteva a suonare una fisarmonica; un
gruppo di contadini danzava una kamarinska. La lampada ad acetilene
mandava una luce giallastra. Alcuni soldati bevevano il t,
altri scrivevano una lettera. Alcuni si raccontavano barzellette, altri
si cucivano un bottone all'uniforme. I soldati cristiani lo prendevano
in giro. Le reclute ebree si raccoglievano intorno a lui
e gli domandavano che cosa stesse leggendo. Non riuscivano a capacitarsi
di come in tempi come quelli un uomo potesse dedicarsi
a meditare sopra dei caratteri cos minuti.
Lui se ne stava l in camerata, prima del silenzio, e conduceva
una disputa con Spinoza. Va bene, ammettiamo pure che tutto
ci che succede  necessario. Che questa guerra altro non sia che
un gioco di atteggiamenti nell'infinito oceano della Sostanza. Ma
per quali ragioni la divina natura esigeva tutto questo? Perch egli
non poteva porre fine a questa tragicommedia? Leggeva la quinta
parte dell'Etica, dove Spinoza discuteva l'amore intellettuale di
Dio.

Proposizione 35: Dio ama Se stesso con infinito amore
intellettuale.
Proposizione 37: Non v' nulla in natura che sia contrario a
questo amore intellettuale di Dio o che possa sopprimerlo.

Asa Heshel alz gli occhi dalla pagina. Era davvero cos? Era
davvero possibile amare tutti questi Ivan? Anche questo con la
faccia tutta butterata e quegli occhi porcini, sfuggenti?
Asa Heshel chin la testa. Era venuto l con l'intenzione di diventare
un diligente soldato. Voleva dimostrare a se stesso che anche
lui poteva sopportare ci che altri sopportavano. Aveva sempre
guardato con disprezzo i giovani che s'infliggevano mutilazioni
per evitare il servizio militare, o disertavano, o corrompevano
i medici. Erano cose che davano pretesto ai nemici degli
ebrei per sostenere che gli ebrei cercavano sempre di essere
dei privilegiati. Ma per quanto facesse, non riusciva ad adattarsi
a vivere con gli altri. I loro discorsi, i loro giochi lo indisponevano.
Tutte queste esercitazioni, l'apprendimento dell'arte
militare, non avevano alcun interesse per lui. La rozzezza del gergo
soldatesco lo disgustava. Dopo tutto, che cos'aveva a che fare,
lui, con questa gente? Lui era ebreo, la maggior parte di loro
erano cristiani. Lui era un intellettuale nato, loro erano degli ignoranti.
Credevano in Dio, nello zar, nelle donne, nei figli, nella
patria, nella terra. Lui non aveva altro che dubbi su tutto. Anche
secondo Spinoza stesso, ch'egli tanto ammirava, le loro vite erano
pi virtuose della sua, con tutto il suo orgoglio, la sua modestia,
il suo individualismo, la sua intollerabile sofferenza, che non erano
utili a nessuno. Ripose la copia dell'Etica nella sua cassetta
militare posta sotto la cuccetta, e usc un poco in cortile. Alcuni
soldati stavano accovacciati facendo i loro bisogni in scomparti
privi di porta, chiacchierando tra loro. In cucina, i cuochi sbucciavano
patate che gettavano entro enormi tinozze. Un ucraino cantava
con una voce di basso profondo che sembrava sorgere da un
sepolcro. Asa Heshel era l soltanto da un mese, ma gli sembravano
anni. Era emaciato, insonne, non rasato da giorni, con un
paio di stivali troppo grandi per lui, con i calli alle mani, un enorme
cinturone intorno alla vita; si sentiva come estraneo a se stesso.
Non aveva paura di morire; sentiva soltanto che non ce la
faceva a sopportare una vita simile. Aveva un solo desiderio:
essere mandato al fronte.

2.

Prima di Purim il reggimento di Asa Heshel fu mandato al
fronte. Il generale Selivanov aveva cinto d'assedio Przemysl. La
guarnigione austriaca cercava di spezzare l'accerchiamento, e bisognava
sbarrare ogni via di fuga. La marcia verso il fronte segu
un itinerario familiare ad Asa Heshel, lungo il corso del fiume
San. Per tre interi giorni Asa Heshel sost perfino nel suo paese
natale, Tereshpol Minor. La casa di suo nonno era stata occupata
da un salumaio gentile. Nel cortile c'era una grossa vasca
di legno dove i maiali venivano sbollentati subito dopo la macellazione.
La casa di studio era usata come magazzino per il foraggio.
Il giorno dell'arrivo di Asa Heshel, nei bagni rituali erano
state accese le stufe, e i gentili vi entravano a frotte. Era strano
vedere Tereshpol Minor senza nessun ebreo in giro.
A Bilgorai, dove Asa Heshel pass una giornata, c'era un'epidemia.
I bambini morivano di morbillo, di tosse convulsa e di
scarlattina. Le madri correvano alla casa di preghiera per piangere
dinanzi alla Santa Arca e ad accendere candele per le anime dei
malati. Al cimitero, le pie donne misuravano le tombe con lucignoli
da candela. Asa Heshel and a far visita al rabbino di Bilgorai,
di cui era lontano parente dalla parte di suo nonno. La moglie
del rabbino lo ricevette con calore e lo invit a pranzo.
Bench il rabbino avesse saputo che Asa Heshel si era allontanato dai
sentieri accettati, lo impegn ugualmente in una discussione su argomenti
talmudici. Le donne che erano venute a rivolgergli le
domande guardavano attonite lo spettacolo del loro rabbino che
discuteva di cose talmudiche con un soldato. I nipotini del rabbino
si provavano il berretto militare, il cinturone con la baionetta.
Per evitare ad Asa Heshel il peccato di rimanere a capo scoperto,
il rabbino gli diede uno dei suoi zucchetti. La citt era piena di
soldati, di carriaggi carichi di rifornimento, di truppe a cavallo,
ma il rabbino di Bilgorai passava il suo tempo a meditare su un
difficile passo di Maimonide.
Il reggimento si rimise in marcia; giunto a circa met strada
tra Bilgorai e Tarnogrod, scrosci una pioggia violenta. I carri
s'impantanarono nel fango. I cavalli incespicavano, cadevano spezzandosi
i garretti, e bisognava ammazzarli sul posto. Il sangue che
sgorgava dalle loro carogne si mescolava con i rivoli di pioggia. I
corvi volteggiavano l sopra e cercavano di beccare gli occhi agli
animali caduti. Pi avanti la strada era bloccata e si dovette aspettare
un pezzo prima di poter riprendere la marcia. I soldati approfittavano
della sosta e s'inoltravano nei campi per soddisfare i loro
bisogni. I cuochi montarono le cucine da campo. V'era chi cercava
di accendere un fuoco, ma ben presto la pioggia tornava a spegnerlo.
I soldati, stanchi, affamati, brontolavano e bestemmiavano. Gli
ufficiali, passando a cavallo da gruppo a gruppo, urlavano e agitavano
il frustino. Ogni tanto veniva trasmesso l'ordine di rimettersi
in marcia, ma dopo pochi metri bisognava fermarsi di nuovo.
Asa Heshel, lo sguardo perso nella nebbia, rimase dov'era, carico
di tutto l'equipaggiamento, cinturone, bandoliere piene di cartucce,
il fucile in spalla, la gavetta appesa alla cintura. Aveva la
camicia fradicia d'acqua. Le suole degli stivali erano spesse, ma
l'acqua passava ugualmente. Era stanco, con la barba lunga, e il
gelo gli penetrava fino alle midolla. Il soldato vicino a lui, un ciabattino
di Lublino, uomo di pelo rosso, non faceva che imprecare
per tutto il tempo: Maledetto lo zar! Figlio di puttana! Ci
provano gusto, a far la guerra, questi porci di capitalisti!
Ehi, tu, ebreo! Che cosa stai brontolando nel tuo dannato dialetto?
grid un caporale. Stai insultando il governo?
Non ti affaticare il cervello.
Aspettate e vedrete, sporchi ebrei, finirete tutti davanti alla
corte marziale.
A Tarnogrod non c'erano caserme, e gli uomini vennero accantonati
nelle case degli ebrei. Era un giorno di mercato. I soldati
fracassarono i bacili e i vasi d'argilla che i venditori esponevano
nelle loro bancarelle, rovesciarono le bancarelle e cercarono di saccheggiare
persino i negozi. La maggior parte dei cavalli della zona
erano gi stati requisiti; quelli ch'erano stati lasciati ai proprietari
avevano un marchio sul mantello. Ma i militari avevano bisogno
di altri cavalli, e cominciarono a confiscare ai contadini anche i
pochi animali rimasti. I proprietari resistevano, cercavano di trattenere
gli animali attaccandosi alla coda, mentre i sottufficiali li
picchiavano con la canna del fucile. Consegnavano ai proprietari
degli animali confiscati dei pezzi di carta, delle ricevute militari, ma
i contadini gliele stracciavano in faccia.
Ladri! Farabutti! Assassini! Vi potete pulire il didietro, con
queste carte!
Le donne piangevano. Gli uomini si lamentavano ad alta voce.
Un contadino, un pezzo d'uomo con una giacca di pelle di pecora
e zoccoli con suola di legno, prese un'ascia e misur un colpo
a un sergente. Fu preso, legato con delle corde, e trascinato nella
prigione della citt. Sua moglie gli correva dietro agitando i pugni
e gridando. Un soldato le diede un calcio e lei cadde nel fango.
Era un gioved. A causa della pioggia violenta le truppe rimasero
nel villaggio fino a tutta la domenica. Il colonnello eman
un ordine secondo il quale i fornai ebrei dovevano provvedere
a una cottura di pane il sabato. I fornai erano atterriti alla prospettiva
di profanare il Sabato, ma il colonnello minacci di farli impiccare
fino all'ultimo, se non avessero obbedito all'ordine. Il rabbino
giudic che in quest'occasione d'emergenza era permesso violare
il riposo del Sabato, e i fornai furono costretti ad accendere i
loro forni il venerd sera. Alcune anziane donne protestarono contro
l'ordinanza del rabbino. Pronunciarono nere profezie sulle piaghe
che avrebbero colpito la citt. Al Sabato, Asa Heshel and
alla casa di preghiera. Era stata preparata una tavola per i soldati
ebrei. Le ragazze del villaggio servirono lo stufato del Sabato,
il pane bianco e lo sformato di patate. Un soldato ebreo, un
ometto che nel suo villaggio era stato cantore nel coro della sinagoga,
cominci a cantare gli inni del Sabato.

Soave  il tuo riposo, Regina Sabbath!
Lieti affrettiamo il passo ad incontrarti
o Consacrata Sposa!
Grande, a colui che in te gioisce,
sar la ricompensa.

Dopo il Sabato ripresero la marcia verso la Galizia. L, in territorio
nemico, i russi si erano abbandonati a ogni sorta di crudelt.
Avevano arrestato i cittadini pi eminenti e li avevano mandati
in Siberia come ostaggi. Gli ufficiali chiudevano un occhio
sui saccheggi e le devastazioni compiuti dai loro soldati. La popolazione
rutena cristiana, con i preti in testa, era andata incontro ai
russi portando pane ed acqua, crocefissi e immagini sacre, e salutandoli
come fratelli. I polacchi pi che altro vivevano fuori
delle citt. La rabbia delle truppe russe si era scatenata soprattutto
contro gli ebrei. I cosacchi si mettevano i berretti di pelliccia
strappati ai chassidim, ornati con le tradizionali tredici punte
da lutto, e si avvolgevano attorno alle spalle le vesti di seta o di
satin. Le case di studio erano usate come stalle. I libri venivano
gettati nel fango delle strade. I ragazzi ebrei venivano precettati
per lavori forzati. Molti dei rabbini e degli ebrei pi
ricchi erano gi scappati a Vienna o in Ungheria. Gli ebrei galiziani,
che non erano abituati alle persecuzioni ed erano fedeli sudditi
dell'imperatore Francesco Giuseppe avevano una sola speranza:
che questi moscoviti venissero presto battuti e respinti verso
Pietroburgo. Il famoso rabbino di Belz aveva perfino trovato
un'indicazione nello Zohar secondo cui l'invasore russo era Gog
e Magog.

3.

Il 22 marzo il comandante austriaco della fortezza di Przemysl
si arrese dopo un assedio di circa quattro mesi. I russi fecero pi
di centomila prigionieri. Tutta la Russia celebr questa vittoria.
Il reggimento di Asa Heshel fu lasciato a Przemysl con l'incarico
di far la guardia ai prigionieri. Ce n'erano di tutte le specie:
ussari magiari in calzoni rossi, ulani polacchi dal casco piumato, dragoni
cechi dall'elmo orlato d'ottone, bosniaci maomettani col fez.
Invece degli stivali militari, i soldati portavano scarpe. Parlavano
una vera babele di lingue: polacco, bosniaco, ceco, yiddish. I russi
si tenevano la pancia dal ridere.
Un esercito di scalzi! Un mucchio di pescivendole!
Dopo Pasqua, la divisione di Asa Heshel fu diretta a sud, verso
i Carpazi. La strada per Sanok brulicava di soldati. Provenienti
dal fronte s'incontravano ambulanze cariche di feriti. I campi seminati
a grano invernale cominciavano a verdeggiare. Nel cielo
illuminato da un sole primaverile volteggiavano le cicogne. Si
udiva il ronzio delle api, il frinire delle cicale. Dovunque si volgeva
lo sguardo si vedevano fiori di campo, bianchi, gialli, punteggiati,
variegati. Il frastuono dell'esercito in marcia non riusciva
a soffocare interamente il gracidare delle rane negli acquitrini.
Contadine e ragazze uscivano nelle strade dei villaggi a guardare
incantate il passaggio delle truppe nemiche. A un certo punto era
stata eretta una forca, cui era stato impiccato un contadino preso
come spia. I suoi piedi nudi penzolavano sopra la fossa. Una farfalla
volteggiava attorno al suo berretto di pelliccia. I soldati marciavano
con un sordo, ritmico calpestio. Le baionette balenavano al
sole come setole di una spazzola gigantesca. Tamburini e trombettieri
precedevano le colonne marcando il tempo, e i fantaccini
cantavano una canzone a proposito di ragazze ch'erano andate nel
bosco in cerca di funghi.
Asa Heshel marciava con gli altri, ma non si sentiva certo di
cantare. Grazie a Dio, il tedio della vita di caserma era finito; in
marcia, poteva perdersi nei suoi pensieri.
In mezzo a tutto quel tumulto, meditava su Spinoza e su Darwin.
Come potevano conciliarsi quelle due filosofie? Come poteva
quadrare la statica panteistica con la dinamica eraclitea?
Ehi, tu, ebreo! Non camminarmi tra i piedi!
Scommetto che se l' fatta sotto.
Asa Heshel prov l'impulso di rispondere, ma lo represse. Il
soldato alla sua destra aveva pugni enormi, e cercava continuamente
di provocarlo. Correggeva la pronuncia russa di Asa Heshel, il
suo modo di marciare, di portare il fucile. Ogni tanto lo afferrava per
il cinturone e glielo tirava per mostrare come fosse lento; oppure
lo prendeva rumorosamente in giro per i libri che si portava nello
zaino. Per chiss qual ragione, questo giovinastro di campagna proveniente
da un villaggio oltre la Vladova, gli era diventato nemico.
Nei piccoli occhi acquosi, nel naso schiacciato e dalle ampie narici,
sui denti da cavallo lunghi e sporgenti, gli aleggiava un cupo
odio per Asa Heshel. Questi non aveva il minimo dubbio che se
quel ragazzo si fosse trovato solo con lui in mezzo a una foresta,
lo avrebbe ammazzato. Ma perch? Che male gli aveva fatto? Che
cosa gli avevano fatto gli ebrei, perch dovesse continuamente maledirli?
Se l'odio non poteva mai essere una cosa buona, perch
Dio l'aveva creato? Ma che senso avevano tutte queste riflessioni?
Dio aveva tirato un velo sopra i Suoi segreti, e non avrebbe permesso
a nessuno di sollevarlo. L'unica questione era: che cosa si
poteva fare? Lottare per la propria vita? Servire lo zar? Disertare?
Perch avrebbe dovuto desiderare, lui, Asa Heshel, di conquistare
l'Ungheria?
La divisione fece tappa a Sanok. Di l avrebbe dovuto proseguire
per Bialodrov e la prima linea. Ma passarono un paio di giorni
senza che arrivassero ordini. La citt era in uno stato di grande
confusione. Met delle truppe cercava di comprare tutto quel che
c'era nei negozi, e l'altra met cercava di saccheggiarli. Le famiglie
mettevano dei barili pieni d'acqua fuori della porta di casa perch
i soldati potessero bere. Asa Heshel vide un cosacco andarsene
in giro per le strade drappeggiato in un caffettano da rabbino.
Nella piazza del mercato v'era un gran commercio di roba rubata.
In mezzo a tutto questo pandemonio gli ebrei si dilaniavano a vicenda.
I chassidim del rabbino di Belz litigavano furiosamente con
i chassidim del rabbino di Bobov. Il presidente della sinagoga citava
in giudizio un macellaio rituale ortodosso. Nella casa di studio
proseguivano le lezioni, e ragazzi in costume rabbinico e con riccioli
laterali cantavano le loro lezioni. I giovani si nascondevano nelle
soffitte e nelle cantine per timore di esser presi dai russi e adibiti
ai lavori obbligatori. Alla periferia della citt venivano scavate trincee,
venivano sgomberati mucchi di rifiuti e scheletri di cavalli.
I feriti pi gravi erano curati nell'ospedale della citt, gli altri
erano spediti verso la Russia con le ambulanze. Minacciava un'epidemia
di tifo, ed erano stati segnalati perfino dei casi di colera;
pertanto le autorit si affrettarono a irservare una caserma per la
disinfezione della popolazione civile. Ebrei ortodossi furono costretti
a tagliarsi la barba e i riccioli laterali, le ragazze dovettero
tosarsi la testa. Subito si cre un'organizzazione che, dietro compenso,
rilasciava falsi certificati di disinfezione a coloro che non
volevano sottomettersi a queste indegnit.
In mezzo a tutto questo caos, Asa Heshel ricevette tre lettere
da Hadassah. Le buste erano state aperte e poi di nuovo richiuse
con carta gommata; qua e l, delle righe erano state cancellate
dal censore. Asa Heshel si domandava che cos'avesse mai potuto
scrivere Hadassah che avesse una qualche importanza militare.
Soltanto ora, con questi fogli di carta in mano, Asa Heshel si rese
conto dello spaventoso desiderio che aveva di lei. Non lesse quelle
lettere ordinatamente da cima a fondo, ma a sbalzi, una frase qua
e una l. V'erano annotazioni in margine, e piccole aggiunte tra
le righe. La lettera in cui gli raccontava il funerale di sua madre,
e la sua propria malattia, era piena di espressioni tenere: lo chiamava
con i vezzeggiativi della loro intimit, faceva allusioni che
loro due soltanto potevano capire. Leggendo, Asa Heshel sent
il sangue abbandonargli il viso. Quelle parole gli avevano acceso un
tormentoso desiderio di lei. Senza volerlo, i suoi pensieri si volsero
alle piccole case di prostituzione sulla strada di Lember, alle
ragazze di campagna, l, che si potevano avere per mezza pagnotta
di pane, un pacchetto di tabacco, una libbra di zucchero. I giovanotti
del suo reggimento provenienti da Bilgorai, Zamosc e
Shebreshin parlavano continuamente delle donne che conquistavano,
delle loro avventure, nelle case, nelle soffitte, nei granai,
o addirittura nei campi di grano; e non soltanto con contadine,
ma con ragazze e con signore ebree i cui mariti erano in guerra,
e che si comportavano come puttane.
Il reggimento avrebbe dovuto prendere posizione vicino a Bialogrod,
presso i Carpazi, ma passavano i giorni e l'ordine di proseguire
non arrivava. I soldati si disseminavano nei villaggi vicini
e requisivano polli, uova, e persino vitelli. I soldati ebrei si misero
subito a trafficare. Nonostante gli ordini severi che proibivano
l'alcool, gli ufficiali, nel loro circolo, si ubriacavano regolarmente.
Asa Heshel si trov con un mucchio di tempo a disposizione.
In una casa ebraica abbandonata trov uno scaffale pieno di libri.
V'erano degli album come quelli che aveva visto in casa di Hadassah.
Su quei fogli dal taglio dorato erano scritti versi in polacco
e in tedesco, citazioni di Goethe, Schiller, Heine, Hofmannsthal.
V'era un diario. V'era una edizione completa del Talmud
in parecchi volumi rilegati in cuoio.
Asa Heshel si allung sul sof, ch'era stato sventrato a colpi di
baionetta, e chiuse gli occhi. Con gli occhi chiusi, cessava di essere
un soldato. Il sole gli inondava la faccia; attraverso le palpebre abbassate
vedeva un bagliore rossastro. Un fantastico miscuglio di
suoni gli colpiva le orecchie; un fragore di ruote, il rombo delle
cannonate, l'abbaiare di un cane, risate di ragazze. Nello stomaco
gli gorgogliavano dei gas: non era mai riuscito ad abituarsi alla
dieta russa, a base di cavoli. Diverse volte, in passato, aveva sofferto
d'ipocondria. Da ragazzo, aveva creduto che sarebbe morto
il giorno del bar mitzvah.(1) Pi tardi si era convinto che la fine
sarebbe giunta il giorno del suo matrimonio. Aveva sempre avuto
l'idea di essere tubercolotico, o di soffrire di catarro allo stomaco,
o che sarebbe diventato cieco. Ma ora che da un momento all'altro
si aspettava di andare in prima linea, dove gli uomini cadevano
come mosche, il suo spirito era calmo. Si era del tutto liberato
del timore della morte. La sua mente era piena di Hadassah e
di ogni sorta di fantasie sessuali. Gli pareva di essere un maragi
con diciotto bellissime mogli, indiane, persiane, arabe, egiziane,
e alcune ebree di particolare bellezza. Hadassah era la regina dell'harem.
Ogni moglie gli portava la sua giovane ancella, una schiava
di pelle scura e dall'occhio nerissimo, cui egli si dimostrava benigno,
e appoggiava la testa sul suo grembo. Hadassah era gelosa,
ma lui l'assicurava continuamente che il suo amore era per lei
sola, e se aveva rapporti con le altre era soltanto perch i costumi
del regno lo esigevano.
D'un tratto sent una puntura e apr gli occhi. Tutti gli sforzi
degli ufficiali perch i soldati si tenessero puliti erano vani: v'erano
pidocchi dappertutto.

NOTE.

1. Cerimonia con la quale al ragazzo ebreo, al compimento del tredicesimo
anno, viene riconosciuta la piena responsabilit naturale e religiosa. (N.d.T.).

4.

Giunse finalmente l'ordine di mettersi in marcia, ma in direzione
opposta. Forze gigantesche, formate da truppe tedesche ed
austriache, al comando del feldmaresciallo von Mackensen, avevano
attaccato il centro dello schieramento russo nella zona del
Dunayetz, e puntavano in direzione del fiume San. La ritirata si
trasform in rotta. Venivano abbandonati rifornimenti, artiglierie,
depositi di munizioni. Il nemico aveva aggirato lo schieramento
russo, si diceva che interi corpi d'armata erano stati sbaragliati e
che centinaia di migliaia di soldati avevano deposto le armi. Asa
Heshel sper che anche lui sarebbe stato fatto prigioniero, ma la
fortuna gli era contro. La sua divisione riusc a sfuggire alla tenaglia.
Marci per enormi distanze, attraverso Przemysl, Yaroslav,
Bilgorai, Zamosc. Attravers di nuovo Tereshpol Minor. Ormai
non sentiva neanche pi la stanchezza nelle gambe, il dolore alla
schiena, i gorgogli del suo stomaco. I giorni e le notti si susseguivano
in una sorta di folle delirio. Tutte le paure, tutte le preoccupazioni
del futuro erano svanite. Ogni desiderio carnale, ogni
attivit mentale, erano completamente cessati. Violenti rovesci
di pioggia, selvagge raffiche di vento, bombe che esplodevano all'intorno,
nulla importava. Perfino il desiderio di riposo e di sonno
era come attutito. Rimaneva una sola cosa, un grande sbalordimento:
Ma sono proprio io?  Asa Heshel, costui? Ho davvero
la forza di sopportare tutto questo?  proprio cos tenace
il mio corpo? Sono proprio il nipote di Reb Dan Katzenellenbogen,
il figlio di mia madre, il marito di Adele, l'amante di Hadassah?
In mezzo a un campo, in gruppo con altri soldati, deposit il suo
fucile nel mucchio e si stese a terra. Giacque in mezzo al grano
calpestato, e per un poco rimase a occhi aperti. Alta nel cielo
brillava una luna rosso sangue divisa da un cirro di vapore. Dal
fiume l vicino si levava una colonna di nebbia. Qualcuno aveva
acceso un fuoco, poco lontano, e dalle fiamme si sprigionavano scintille.
Chi sono io? A che cosa penso? Ma pi cercava in se
stesso, meno riusciva a dipanare i suoi pensieri. Tutto si era imbrogliato
in un groviglio inestricabile: il peso del suo corpo, l'umidit
della terra, il roco grugnire dei soldati. Un verme gli strisci
sulla fronte. Lo schiacci. Aveva perso ogni naturale senso di
ribrezzo. Che cos'aveva avuto, Adele? Un maschio o una femmina?
Si sent d'un tratto persuaso che era una femmina. Ma nemmeno
questo pensiero lo tocc gran che. Che differenza faceva,
dopo tutto? E divenne muto e insensibile come una pietra.
...
CAPITOLO OTTAVO.

A met dell'estate i russi cominciarono a evacuare Varsavia. Sul
ponte di Praga, i cui piloni erano stati minati, passavano lunghe
colonne di carriaggi tirati da cavalli, e di autocarri. Le mogli degli
ufficiali e dei funzionari governativi si portavano via, in Russia,
tutto ci che potevano: sedie, pianoforti, divani, specchi, perfino
vasi con palme ornamentali. Le ordinanze frustavano i cavalli
imprecando con quanto fiato avevano in corpo. Il ponte era troppo
stretto per tanto traffico; v'era una spaventosa confusione di
tram, biciclette, carri pieni di ebrei fuggiaschi, soldati in pieno
assetto di guerra. Nelle caserme si trafficava intensamente: i soldati
vendevano stivali, uniformi, biancheria, ogni sorta di viveri,
farina, avena, lardo. I compratori portavan via quelle merci acquistate
illegalmente senza nemmeno tentare di nasconderle. I comandi
di polizia erano in preda al panico. La polizia era stata immessa
nell'esercito, al suo posto era stata formata una milizia civile
i cui componenti portavano un bracciale di riconoscimento,
e anzich di sciabola erano armati di uno sfollagente di gomma.
Tra queste guardie civili v'erano dei giovanotti di lingua yiddish;
per gli ebrei di Varsavia questo era un segno che per loro si preparavano
tempi migliori. L'ultimo giorno dell'evacuazione i portieri
andarono di casa in casa ad avvertire gli inquilini di chiudere
bene tutte le finestre, poich i ponti sarebbero stati fatti
saltare con la dinamite. I pessimisti predicevano che all'ultimo
momento i russi avrebbero compiuto un pogrom, avrebbero dato
fuoco alla citt e saccheggiato tutti i negozi. Si sussurrava che le
fogne erano state riempite di esplosivi. Ma a quanto pareva, i russi
non avevano alcuna intenzione di dare alla citt un addio definitivo;
sia i commissari di polizia sia i semplici gregari, tutti
quanti ripetevano la stessa frase: Nitchevo. Torneremo presto.
E per l'ultima volta tendevano la mano per ricevere le mance
di rito.
Come tante altre famiglie ebree di Varsavia, la famiglia Moskat
si era divisa in due fazioni, quelli che sostenevano i russi e quelli
che guardavano ai tedeschi con occhi speranzosi. Perla, la figlia
maggiore di Reb Meshulam, dichiarava fermamente che i tedeschi
avrebbero portato soltanto guai. In famiglia si sussurrava che lei
teneva cinquantamila rubli depositati alla Banca Imperiale di Pietroburgo.
Regina Ester sosteneva che sotto l'occupazione tedesca
non ci sarebbe stato niente da mangiare. Fishel si diede a trafficare
su scala enorme: olio, sapone, grasso di balena, candele,
aringhe, e perfino sacchi di piume d'oca che acquistava a poco
prezzo in via Gensha. Il suo cortile in via Gnoyna era pieno di barili,
di casse, di ceste. Stava gi cercando d'informarsi se sarebbe
stato possibile allacciare rapporti d'affari con i tedeschi, se erano
sensibili alle mance, e se era vero che capivano l'yiddish.
Un gentile o l'altro, per me non fa nessuna differenza,
diceva, con una scrollata di spalle.
Nathan Moskat era un filotedesco di lunga data, sin da quando,
nei loro viaggi a Marienbad, lui e Saltsha usavano far tappa
a Berlino. Aveva un'infarinatura di tedesco e riusciva perfino a
scrivere un indirizzo nell'angolosa scrittura tedesca. Nella sua
biblioteca aveva una copia della Bibbia nella traduzione tedesca di
Mendelssohn. Ora passava la maggior parte della giornata sul balcone,
in una vestaglia di satin a fiori e uno zucchetto di seta, un
paio di pantofole di felpa ai piedi, a guardare con gran gioia i russi
ritirarsi dalla citt. Pinnie veniva a trovarlo e a discutere di
politica con lui. Profetava che quando i tedeschi avrebbero occupato
Mosca i giapponesi sarebbero saltati addosso alla Russia, avrebbero
occupato la Siberia, e l'orso sarebbe stato fatto a pezzi.
Mi puoi credere, Nathan, esclamava, raggiante, possiamo
cominciare a recitargli il kaddish fin da ora.
Nyunie aveva appena celebrato le sue nozze con Bronya Gritzhendler.
Ora passava la giornata con sua moglie nel negozio di libri e antichit
in via della Santa Croce. A malapena riusciva a contenere la
sua impazienza per l'arrivo dei tedeschi, e per quando avrebbe potuto
vestirsi all'occidentale. Aveva gi nell'armadio un vestito e un cappello.
Della sua grossa barba rimaneva soltanto un pizzetto. Studenti
e professori venivano al negozio a chiedere opere tedesche, dizionari,
grammatiche. Era un piacere avere una moglie giovane, una donna
che in testa aveva i capelli suoi, e non una parrucca; era bello
passare il tempo in mezzo ai libri, alle carte, ai mappamondi, alle
sculture d'arte, parlare con i clienti di Klopstock, di Goethe, di Schiller,
di Heine. Fin da quando i tedeschi avevano iniziato l'avanzata
verso Varsavia, in citt si respirava una certa atmosfera occidentale.
Bronya, amore mio, diceva Nyunie, presto ci troveremo all'estero
senza nemmeno scomodarci ad attraversare il confine.
Abram diventava di giorno in giorno pi ottimista. Gli inquilini
non pagavano la pigione,  vero. Hama stava tutto il giorno a sbucciare
patate in cucina. Sua figlia Bella ora abitava con lui. Suo nipote,
il piccolo Meshulam, aveva il morbillo. Avigdor, suo genero, era
disoccupato e passava il tempo ad arrotolarsi sigarette ed a leggere
giornali yiddish. Ma Abram non era quasi mai in casa. Ninotchka
aveva superato bene l'aborto, e a casa sua, in via Ogrodova, si riuniva
ogni sera un gruppo di scrittori, attori, musicisti e altri membri
dell'intellighenzia. Ninotchka accendeva due alte candele, si sedeva
sul tappeto, alla maniera bohmienne, declamava poesie, cantava
canzoni.
La sera che precedette l'ingresso delle truppe tedesche in citt,
Abram la trascorse in casa con la famiglia. Stepha aveva portato il
suo fidanzato, lo studente in medicina. V'erano anche altri ospiti:
Masha che, ora che Lia era andata in America, era come un'orfana,
e Dosha, la figlia minore di Pinnie. Le ragazze ballavano e ridevano,
sussurrandosi segreti. Hama serv il t, uno sformato di patate, e di
visniak. Il bambino non aveva voluto saperne di addormentarsi e
Avigdor lo aveva portato in soggiorno. Per divertire il bambino,
Abram si mise a quattro zampe, abbai come un cane, miagol come
un gatto e ulul come un lupo. Diede tale spettacolo che perfino la
malinconica Hama scoppi a ridere. Scosse la testa imparruccata e si
soffi il naso. Che ragione c' di essere cos felici?
Oh, donna melanconiosa! Di che ti preoccupi tanto? Moriremo
anche noi... Come i pi ricchi milionari. E marciremo... n pi n
meno dei re e degli imperatori.
Abram and a letto alle due del mattino, ma fu svegliato prima
dell'alba da un'enorme esplosione. Altre due seguirono a breve distanza.
I russi avevano fatto saltare i tre ponti sulla Vistola. Molte
finestre furono sfondate, i rottami precipitarono nei cortili. I cani
abbaiavano. I bambini piangevano. Abram balz a sedere sul letto e
pens che presto, ormai, sarebbe stato possibile andare a Lodz.
Avrebbe rivisto Ida. Chiss, magari si era del tutto scordata di lui.
Magari si era trovata un altro. Si riaddorment; ma il sonno gli fu
turbato da molti sogni. Nonostante che la sua barba fosse ormai tutta
grigia, il sangue gli batteva ancora vigorosamente nelle vene.
Giovani e virili desideri gli tormentavano il cervello. Nei suoi sogni confusi
si trov a baciare Hadassah, poi l'immagine cambi ed era sua
figlia Stepha che teneva tra le braccia.
Al mattino fu svegliato dallo squillo del telefono. Era Nyunie.
Balbettava: Abram, m-m-mazal tov! I te-tedeschi sono a-a-arrivati!
Siamo in P-P-Prussia, adesso?
Urr! Viva! Potztausend! grid gioiosamente Abram. Dove
sei, stupidone mio? Andiamo a festeggiare gli unni!
Si mise a correre per casa a piedi nudi. Svegli Hama e le figlie;
il bambino cominci a strillare. Abram indoss un vestito bianco da
estate, una camicia col colletto aperto, si mise in testa una lobbia di
paglia, e prese il bastone col manico di corno di cervo. Corse gi per
le scale, cantando. In strada chiam un droshky e si fece portare alla
casa di Nyunie. Di l, lui, Nyunie e Bronya, proseguirono per via
Senator. C'era un bel sole; dalla Vistola soffiava un leggero venticello.
I portieri stavano innaffiando i marciapiedi e gli androni delle
case. Giovani donne e ragazze correvano recando mazzi di fiori. I balconi
erano gremiti, le strade affollate. In via Senator Abram avvist
le truppe tedesche. Gli ufficiali cavalcavano rigidi, in testa l'elmo a
chiodo, sciabola alla cintura e speroni. Nulla in essi poteva indicare
ch'erano appena reduci dalla linea del fronte. Lunghe colonne di soldati
sfilavano per le strade; erano per la maggior parte uomini di
mezza et, dalle ampie spalle, il ventre rotondo e gli occhiali; tra le
labbra stringevano pipe di porcellana. Battevano il selciato coi loro
pesanti stivali cantando con voci roche un'assurda melopea che suscitava
risate tra la folla. Grida festose di saluto si levavano verso i
conquistatori:
Gut' Morgen! Gut' Morgen!
Gut' mo'en! Gut' mo'en! rispondevano i soldati. Qual  la
strada per Pietroburgo?
Prendete un sigaro! disse Abram porgendolo a un soldato.
Danke schn. Prendete una sigaretta e il soldato porse ad
Abram una sigaretta che, anzich il bocchino, aveva un orlo dorato.
Le colonne di soldati sembravano interminabili. In alto, sopra i tetti,
volteggiavano stormi di piccioni passando da un brillante dorato a
un nero plumbeo. I vetri delle finestre riflettevano la luce del sole.
Sul castello gi sventolava la bandiera nera bianca e rossa. Reparti di
polizia speciale si diressero verso il municipio; gli uomini indossavano
uniformi azzurre e per la maggior parte portavano occhiali neri.
Dal quartiere di Praga ancora si udiva sparare; evidentemente i russi
non erano ancora del tutto finiti. Erano ancora trincerati sull'altra
riva della Vistola. Disertori dalla faccia sparuta e in abiti cenciosi
cominciarono a sgusciar fuori dalle case ebraiche. Ogni tanto una pattuglia
tedesca prendeva un soldato russo, e, o lo portava via prigioniero
oppure lo fucilava sul posto e lo lasciava l per terra in una
pozza di sangue. Nel primo pomeriggio apparvero sui muri dei manifesti
scritti in tedesco e in polacco. Dinanzi a essi si formavano dei
capannelli. A caratteri cubitali si leggeva: Streng verboten... 
severamente proibito... Verso sera Abram si rec alla stazione di
Vienna per informarsi se c'erano treni che andavano a Lodz. In via
Marshalkovska c'era gran movimento. Passavano truppe a cavallo.
Una banda stava suonando. Nei bar e nei ristoranti i soldati tedeschi
stavano gi bevendo e accompagnandosi con donne. Da via Chmielna
e da via Zlota, sciamavano fiumane di prostitute, la faccia coperta
di cipria e di rossetto, gli occhi tinti, e nei di bellezza appiccicati
sulle guance. L'aria echeggiava di risate di avvinazzati. La stazione
di Vienna era chiusa e sorvegliata da sentinelle. Abram cerc d'interpellarne
una, ma lo svevo dalla faccia di cavallo e gli occhi sporgenti
lo spinse via con tanta forza da farlo quasi stramazzare. Va'
all'inferno, lurido ebreo! Il soldato fece un gesto minaccioso col
suo fucile.
...
PARTE SETTIMA.

CAPITOLO PRIMO.

Il direttissimo proveniente da Bialystok era in ritardo di qualche
ora. Avrebbe dovuto arrivare alla stazione di Vienna alle quattro
del pomeriggio, ma a quell'ora era fermo a uno scambio, e vi rimase
a lungo, mentre dei vagoni venivano staccati e altri venivano
aggiunti. Sulle banchine si affollavano dei viaggiatori che avevano
comprato il biglietto ma che non riuscivano a salire sul treno. I
passeggeri polacchi avevano chiuso gli sportelli col chiavistello
e non lasciavano salire gli ebrei che si aggiravano su e gi lungo
il treno carichi di bagagli e di fagotti. Una donna con un bambino
in braccio piangeva, chiedendo misericordia. Nel trambusto, aveva
perduto la parrucca, e se ne stava l con la sua testa tosata.
Un soldato alz la parrucca sulla punta della baionetta.
In uno scompartimento di seconda classe sedeva un giovane
dalla fronte alta, occhi infossati e capelli biondi che gi si andavano
diradando. Il suo vestito grigio era tutto stazzonato per il
lungo viaggio, le punte del colletto gli si rivoltavano in su, la cravatta
era tutta storta. La pallida faccia era annerita dal fumo
della ferrovia. Stava leggendo una rivista, e di quando in quando
gettava uno sguardo fuori del sudicio finestrino. Il treno era
fermo da pi di un'ora. L'ampio scalo ferroviario era gremito di
locomotive e di vagoni merci. I ferrovieri correvano lungo la
banchina dondolando le lanterne, che rilucevano pallidamente alla
luce del giorno. Al finestrino di uno scompartimento di prima
classe era affacciato un generale dalle ampie spalle e la barba
quadrata del Grande Russo. Nei suoi occhi v'era lo sguardo freddo
e indifferente di chi  ormai di l da tutte le passioni umane.
Bench la Polonia avesse appena raggiunto la sua condizione di
Stato indipendente, il suo ampio petto era gi coperto di medaglie
polacche.
Nello scompartimento di seconda classe, oltre al giovanotto con
la rivista, c'erano un ufficiale con due signore, una vecchia tutta
vestita di nero, con un velo nero sul cappello, un agricoltore con
una barbetta caprina; quest'ultimo indossava l'antiquato costume
polacco, con due file di bottoni e alamari. Le reticelle erano cariche
di valige e di borse. L'ufficiale, un tenente, un biondo di
bassa statura, con una faccia rossa, occhi slavati e capelli tagliati
a spazzola, aveva appeso a un gancio la giacca, il berretto a quattro
punte, e la sciabola. Era seduto con le gambe accavallate,
fumando una sigaretta e specchiandosi sulla punta dei suoi stivali
ben lucidati. Che diavolo aspettano a ripartire, questi bastardi!
brontolava.
Lo sa il diavolo, disse una delle signore ch'erano con lui.
Schiuma di Satana, si lament il tenente. Non ho chiuso
occhio per tutta la notte. Gli ufficiali polacchi devono passare
intere giornate su qusti maledetti treni, mentre gli ebrei infestano
dappertutto. Dove siamo arrivati!
L'agricoltore si sporse in avanti. Se il signor tenente mi permette,
disse, nel posto dove sto io non si fanno tanti complimenti
con gli ebrei. Li buttiamo fuori e... amen!
Di dov', lei, signore?
Delle parti di Torun. I tedeschi la chiamano Thorn. Parlava
con accento tedesco.
Oh, s. In Posen e in Pomerania  un'altra cosa. Qui, invece,
quei maledetti porci prosperano.
Dicono che al confine lituano hanno fatto causa comune con
i lituani, e nella Galizia orientale con i banditi ucraini.
A Lemberg hanno avuto una buona lezione, disse il tenente.
Volt la testa e sput attraverso il finestrino aperto.
Il giovanotto con la rivista si raggomitol ancor pi nel suo
sedile. Era il principio di maggio ma il cielo era gi di un azzurro
intenso, come d'estate. Mescolato con l'odore di carbone e di grasso,
il vento recava un vago sentore di foresta e di fiume. Qualcuno
stava suonando una fisarmonica o una concertina. L'agricoltore
prese una vecchia borsa da viaggio dalla reticella. Sciolse le cinghie,
apr diverse chiusure, rovist nell'interno, e finalmente tir fuori
un sacchetto di biscotti. Se il signor tenente si vuol degnare...
Grazie.
L'ufficiale prese un biscotto tra le due dita.
E le gentili signore?
Mille, mille grazie.
L'agricoltore guard verso il giovane biondo seduto nell'angolo,
esit, poi disse: Il signore ne gradisce uno?
Il giovane si affond ancor pi nel sedile. No, grazie, disse.
Grazie mille.
Tutti gli altri si voltarono contemporaneamente a guardarlo:
l'ufficiale, le sue due compagne, perfino la vecchia vestita di nero.
L'agricoltore ritir il sacchetto di biscotti. Di dove siete? gli
domand con sospetto.
Io? Sono cittadino polacco. Ho servito nell'esercito dello zar
fino a Kerenskij.
E dopo?... Con i bolscevichi, no?
No. Con i bolscevichi no.
E come ha fatto, un cittadino polacco a venir via dalla
Russia?
Ci sono riuscito.
Vi siete introdotto clandestinamente in Polonia? insist
l'agricoltore.
Il giovanotto non rispose. L'ufficiale corrug la fronte. Sei
ebreo? disse l'ufficiale, passando al tu, in tono insolente.
S, sono ebreo.
E perch non lo dici subito, quando te lo chiedono? url
l'ufficiale incollerito.
Vi fu un momento di silenzio. Le due compagne dell'ufficiale
si guardarono con un vago sorriso. La vecchia scroll il capo, e i
peli bianchi che aveva sul mento le tremarono. Il giovanotto si
fece pallido come un cencio.
Che cosa facevi in Russia? domand l'ufficiale.
Lavoravo.
Che lavoro facevi? Eri nella Ceka? Eri un commissario? Hai
saccheggiato le chiese?
Non ho saccheggiato niente. Ero studente, insegnavo.
Insegnavi? E che cosa insegnavi? Karl Marx, Lenin, Trotzkij?
Non sono marxista.  per questo che sono venuto via. Insegnavo
l'ebraico ai bambini, fintanto che era permesso.
Non contar frottole! Chi ti ha mandato qui? Il compagno
Lunaciarskij?
Non mi ha mandato nessuno. Io sono nato qui; mia madre
vive a Varsavia.
In quale parte della Russia sei stato? domand l'ufficiale.
A Kiev, a Karkov, e a Minsk.
Che cosa sei, un agitatore? Un propagandista?
Signore, le ho gi detto che non sono marxista.
Quel che mi hai detto non vale uno sputo, figlio di puttana!
Siete tutti dei bugiardi, dei ladri e dei traditori. Come ti chiami?
La faccia del giovane divent cinerea.
Lei  della polizia, signore? domand atterrito dalle sue
proprie parole. Il tenente fece un movimento come per alzarsi.
Rispondi, maledetto ebreo! Stai parlando con un ufficiale polacco!
Guard la sciabola ricurva che pendeva dalla reticella.
Il giovanotto chiuse la rivista. Asa Heshel Bannet, disse.
A-sa-he-shel-ban-nett, ripet ironicamente il tenente, strascicando
le sillabe di suono ebraico. Una delle due donne scoppi in
un'acuta risatina. Trasse un fazzoletto con l'orlo di pizzo dalla
borsetta e se lo port alla bocca. L'altra fece una smorfia di
disgusto.
Oh, Stashu. Lascialo stare.
Chi si credono di essere, questi Trotzkij, a viaggiare in seconda
classe? continu l'ufficiale, parte rivolto a lei e parte a
se stesso. Polacchi perbene devono aggrapparsi, agli sportelli,
mentre questi maledetti traditori se ne stanno comodamente a sedere
in seconda classe. Dove stai andando, eh?
Asa Heshel si alz in piedi. Questo non la riguarda, disse,
nuovamente sorpreso del proprio coraggio. L'ufficiale balz in piedi,
il suo collo tozzo arross. Il sangue gli sal alle guance, alla
fronte bassa, alle orecchie, che aveva molto attaccate alla testa.
Come! grid. La vedremo! Si cacci una mano nella
tasca dei pantaloni, ed estrasse una piccola rivoltella. La faccia
gialla della vecchia divent bianca. Le due giovani donne cercarono
di trattenere il braccio dell'ufficiale ma lui se ne liber con
uno scrollone. Rispondi, o ti ammazzo come un cane! url.
Avanti, spari pure.
Controllore! Polizia! Si mise a gridare il tenente. Sapeva
che la rivoltella era scarica. L'agricoltore si mise a gridare con lui.
Asa Heshel alz un braccio per prendere la sua valigia, non si sa
se per scappare o se per usarla come un'arma. Le donne cominciarono
a gridare aiuto. Sul marciapiede davanti al vagone si form
immediatamente una folla. Un poliziotto con l'elmetto si present,
la sciabola dentro il fodero nero. Il tenente apr lo sportello e
balz gi.
Questo ebreo mi ha insultato. Viene dalla Russia.  un bolscevico.
Ho i testimoni.
Venite con me alla stazione, disse immediatamente il
poliziotto.
Io non ho insultato nessuno. Sto andando a Varsavia, dalla
mia famiglia.
Vedremo.
Asa Heshel prese la valigia e scese dal treno. Il poliziotto fece
qualche domanda all'ufficiale, prendendo nota su un taccuino. In
quel momento il capostazione soffi nel suo fischio. Il tenente si
slanci verso Asa Heshel, e da dietro lo colp con un forte pugno;
immediatamente risal sul treno con un salto. Una delle due donne
gett un cappello tutto acciaccato ai piedi di Asa Heshel. Il poliziotto
lo prese per un polso.
Che cos' accaduto? disse. Che cosa vi salta di mettervi
a litigare con un ufficiale?
S'inumid le labbra con la punta della lingua, strofin il polpastrello
del pollice contro quello dell'indice, e sussurr qualcosa
all'orecchio di Asa Heshel. Questi si mise una mano in tasca. Tutto
si svolse molto in fretta. Il treno aveva gi cominciato a muoversi.
Asa Heshel diede una banconota al poliziotto. Il poliziotto prese
la valigia di Asa Heshel e la pos sui gradini del vagone gi in
moto, Asa Heshel si afferr alla maniglia e balz su, ammaccandosi
un ginocchio contro lo scalino di ferro. Si tenne stretto alle
maniglie, mentre il treno acquistava velocit, sbuffando e stridendo
sui binari. Nell'interno del vagone qualcuno emise un grido d'allarme,
e lo sportello fu aperto. Asa Heshel si iss dentro. Si ritrov
in un vagone di terza classe, gremitissimo. Un ebreo alto
gli prese la valigia e lo aiut a salire.
Per il rotto della cuffia, eh? disse l'ebreo alto. Potete
ringraziare Iddio.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

Da Bialystok Asa Heshel aveva mandato un telegramma a Hadassah,
ma non era sicuro che lei lo avesse ricevuto. Aveva sentito
che in Polonia la censura tratteneva le lettere ed i telegrammi. Ora,
sceso dal treno, si guardava attorno. Facchini dal berretto rosso
arrancavano sui marciapiedi, curvi sotto i bagagli. Il brillio delle
luci elettriche intensificava il buio. Nell'atrio principale della stazione
lunghe code di viaggiatori erano in attesa davanti agli sportelli
della biglietteria, sotto la sorveglianza di guardie polacche.
Soldati erano distesi sul pavimento e russavano sonoramente, le
suole delle loro scarpe fittamente chiodate. Altri se ne stavano al
banco del ristorante bevendo birra in grossi boccali. Asa Heshel
dovette aggirarsi a lungo prima di riuscire a trovare il deposito
bagagli, dove lasci la valigia. Avrebbe voluto uscire su via Marshalkovska,
invece si ritrov in una piazza dietro la stazione, invasa
da una moltitudine di droshky, di automobili e di carretti
a mano. Si volse a destra e per poco non cozz contro la testa di
un cavallo; fu investito da una zaffata di fiato e di sentore equino.
Si volt a sinistra e fu abbagliato dai fari di un'automobile che
gli pass cos vicino che ne sent il caldo del motore e l'odore della
benzina, cos acuto quasi da rovesciargli lo stomaco. Quando finalmente
giunse a via Marshalkovska, la trov affollatissima. Si arrest
per un momento e trasse un profondo sospiro.
S, era proprio Varsavia!
Alz gli occhi al cielo. Aveva superato tutto: le caserme, la
guerra, la rivoluzione, la fame, il tifo, i pogrom, gli arresti, ed era
di nuovo a Varsavia, la citt che aveva intessuto intorno a lui le
reti misteriose dell'amore, della speranza, della felicit, e poi lo
aveva lanciato via, come Asmodeo aveva lanciato via re Salomone
nella favola. Sembrava impossibile che non avesse ancora compiuto
i trent'anni. Sembrava impossibile che qui, in queste strade, vivessero
sua madre, Dinah, Abram, Hertz Yanovar, Gina, Hadassah.
Era proprio qui lei, in carne ed ossa? E poco lontano c'era via
Sienna, dove abitava Adele! E con suo figlio! Il figlio che non
aveva mai visto. Buon Dio! Aveva messo radici, in questa metropoli;
era padre di qualcuno, figlio di qualcuno, fratello, marito,
amante, zio! Non c'era piccolo cialtrone di ufficiale che potesse
cambiare questo fatto, un fatto che era ormai parte della storia
del cosmo.
Si avvi con passo affrettato, senza nemmeno sapere se fosse
diretto verso via Krulevska o via Mokotov. Donne profumate, in
abiti vivaci, con cappelli fioriti, gli passavano accanto con passo
danzante. Studenti con la giacca ricamata delle associazioni universitarie
marciavano a braccetto in gruppi di tre o quattro, ostruendo
tutto il marciapiede. Ufficiali di recente nomina, una lunga sciabola
penzolante al cinturone, si scambiavano saluti. La musica dei
caff si spandeva sui marciapiedi. Nelle vetrine dei negozi troneggiavano
dei manichini. Asa Heshel si ferm sotto un lampione,
tir fuori un taccuino e scorse gli indirizzi ormai quasi illeggibili.
Gli faceva male la testa, tanto era assillato dall'impazienza.
All'angolo di via Krulevska, non lontano dalla Borsa, vide un
piccolo caff. Dalla porta aperta si udivano voci eccitate. Dentro,
seduti ai tavoli di marmo, dei commercianti discutevano e gesticolavano;
ve n'erano di tutte le specie, alcuni portavano il lungo
gabbano ebraico, altri la giacca; alcuni portavano il cappello floscio,
altri la bombetta; ve n'erano di quelli con la faccia rasata,
altri con una lunga barba, altri ancora con una corta barbetta.
Molti erano occupati a esaminare, con lenti incastrate all'occhio,
dei brillanti, che venivano passati rapidamente di mano in mano.
Sembrava straordinario che non andassero perduti. Fronti sudate,
occhi scintillanti d'allegria, baleni di denti d'oro. Un pensiero
perverso attravers la mente di Asa Heshel: Eccoli qui, i
famosi ebrei internazionali, gli assueri! Come somigliano alle caricature
che fanno di loro gli antisemiti! Entr, e si mise a consultare
l'elenco telefonico. Si era fatto un piano preciso. Non sarebbe
andato immediatamente a casa di sua madre; non voleva
che Adele sapesse del suo ritorno. Prima voleva vedere Hadassah.
Continuava a voltare le pagine e non riusciva a trovare il nome
di Fishel Kutner. Possibile che non avesse il telefono? Poi, d'un
tratto, scopr che il nome di Fishel Kutner non soltanto c'era,
ma figurava addirittura tre volte: la casa, il negozio, l'ufficio.
Come diavolo era potuto sfuggirmi? Tir fuori una matita e
si annot il numero di casa. Sollev il ricevitore, ma nessuna signorina
rispose. In distanza si udivano due voci femminili che
conversavano. Pens che le conversazioni dei fantasmi dovevano
essere proprio cos. Finalmente si ud la voce della signorina, e lui
le diede il numero. Il cuore gli batteva tonfi sordi, e si sentiva
la gola contratta. Ud una voce d'uomo, alta e acuta. Pronto!
Chi parla?
Parlo in casa della signora Hadassah Kutner?
Che cosa volete?
Pu chiamarla un momento?
 fuori citt... Chi parla?
Oh... sono un suo amico.
Vi fu un breve silenzio, e poi quella vocetta acuta, la voce di
Fishel, ripet:  fuori citt. Il ricevitore fu abbassato.
Soltanto ora, troppo tardi, ormai, Asa Heshel pens che avrebbe
dovuto domandare dov'era. Cominci ad avviarsi per uscire
dal caff, urtando contro i tavoli. Dunque, la strada per raggiungere
Hadassah gli era sbarrata. Era fuori, in vacanza, chiss dove.
L'ultima cartolina che aveva ricevuto da lei aveva impiegato sei
mesi prima di arrivargli.
Sulla soglia del caff, un giovanotto con una barbetta gialla,
nelle vesti di un chassid, lo ferm: Volete cambiare?
Asa Heshel ud le parole distintamente, ma non ne afferr il
significato. Che cosa dovrei cambiare?
Dollari, sterline, corone, marchi. Vi do di pi di quanto vi
darebbe la banca.
Mi dispiace, ma non ho niente. Arrivo adesso dalla Russia.
Il giovanotto lo squadr da capo a piedi. Dai bolscevichi?
S.
Vanno male le cose, l, vero?
Non troppo bene.
Non permettono che gli ebrei rimangano ebrei,  vero?
 difficile.
Anche qui non  molto meglio. Hanno un'unica idea: rendere
la vita impossibile agli ebrei.
Il giovanotto si volt e s'allontan. I suoi pesanti stivali battevano
rumorosamente sul selciato.

2.

Abram non era in casa. Una voce di donna rispose al telefono,
in polacco.
Chi parla, prego?
Oh, non credo che la gentile signora si ricorder di me. Sono
tanti anni che manco da Varsavia. Il mio nome  Asa Heshel
Bannet.
Certo, che mi ricordo di lei. Io sono la figlia di Abram,
Stepha.
S, ci siamo incontrati una volta.
Pap non  in casa. Se gli deve parlare con urgenza, posso
darle il numero del telefono dove potr trovarlo. Pu scriverlo?
Parla spesso di lei.
Grazie. A lei, come vanno le cose?
Oh, non troppo male. Mi sono sposata. Lei rimane a
Varsavia?
Almeno per ora.
Asa Heshel ringrazi la signora, riappese, poi fece un'altra chiamata,
un'altra voce di donna rispose, ma non giovane, questa
volta. Asa Heshel attese. Sembrava che nella stanza si stesse svolgendo
una discussione, o si stesse festeggiando qualcosa. Si udivano
risate, gente che parlava forte. D'un tratto la voce di Abram
tuon al telefono, s che Asa Heshel dovette scostare il ricevitore
dall'orecchio.
Come! Sei tu! tuon Abram. Buon Dio! Ma  proprio la
tua faccia quella che vedo... Cio, la tua voce, che sento? Sia lodato
Dio che risuscita i morti! Ero assolutamente certo che non
eri pi su questa terra, ormai. Uno piglia su e scompare, passano
gli anni, e di lui pi nessuna notizia! Dove sei? Da dove stai telefonando?
Dove diavolo ti eri nascosto? Avevo pensato che forse
eri diventato un commissario politico, o un agente della Ceka.
Be', che cosa aspetti? Perch non vieni qui? E perch non dici
niente? Dio, che sensazione far la tua comparsa!
Sono arrivato in questo momento. Sono in un caff di via
Krulevska.
Oh, al mercato nero! Dov' il tuo bagaglio?
Ho lasciato la valigia in stazione.
Bene, che cosa stai a fare l come una statua? Prendi un tass
e vieni subito. Cio, se hai i soldi per prenderlo. Altrimenti prendi
un tram. Io sono in via della Santa Croce, al numero sette. Chiedi
dello studio della signora Ida Prager. Non hai nemmeno bisogno
di chiedere. Lo troverai da te. Ha un lucernario. Chi ti ha dato
questo numero?
Tua figlia, Stepha.
No! Impossibile! Comunque, vieni subito. E come diavolo hai
fatto a trovare Stepha? L'ho cercata dappertutto. Da quando si 
sposata si  dimenticata di avere un padre. Ma tu, sei stato un
bel mascalzone a non scrivermi mai, neanche una volta! Prima
della rivoluzione, voglio dire.
La posta non funzionava.
Funzionava, eccome! Ad Hadassah le scrivevi, no? Maledetto!
E dopo, che cos'hai fatto? Sei diventato un bolscevico?
Non ancora.
Avanti, vieni subito.
Asa Heshel usc dal caff. Si sentiva pi leggero, adesso. Domand
a un passante quale tram doveva prendere. Il portone del
numero sette di via della Santa Croce non era chiuso. Asa Heshel
alz gli occhi e, sul tetto spiovente, vide un lucernario illuminato.
Sal le scale. Non ebbe bisogno di bussare: Abram stava sulla
soglia, alto, tarchiato, leggermente curvo, la barba mezzo grigia,
la faccia di un rosso acceso, come bruciata dal sole. Sotto le sopracciglia
cespugliose brillavano gli occhi neri, giovani. Eccolo!
Abram si gett su Asa Heshel e lo abbracci, il fiato greve
dell'odor di sigaro.
Guardatelo! Eccolo qua, uscito direttamente dall'inferno.
Come va? Sei tu che sei cresciuto, o io che mi sono ritirato? Fratello,
sono un vecchio, ormai, ecco che cosa sono! Perch te ne stai l
sulla soglia come un povero. Vieni dentro. Sono tutti dei nostri.
Dove diavolo sei stato. Ma guardatelo! Porta ancora un cappello
e un cappotto! Pensavo di vederti in berretto e casacca. Dunque,
lo zar Nicola ha avuto le sue! Chi l'avrebbe detto che sarebbe finito
cos! E  borghesi fanno gli spazzini per le strade, adesso, eh?
 arrivato il Messia... Sotto le spoglie di Leone Trotzkij. E qui in
Polonia ne stiamo vedendo delle belle!
Lo so.
Oh, lo sai? Hai gi avuto modo di saperlo? Come diavolo
hai fatto ad arrivare fin qui? Che treno hai preso? Immagino che
ormai non te ne importer pi un accidenti di noi, ma noi non
ti abbiamo dimenticato. Tu hai un figlio, no? Bene, lascia che ti
dica che neanche te lo meriti. L'ho visto poco tempo fa, non ricordo
pi dove. Un gran bel ragazzino. Tutto suo padre, come due
gocce d'acqua, e intelligente anche. Dimmi, fratello. Abram abbass
la voce. L'hai gi vista, Hadassah?
No.
Be', la vedrai.  pi bella che mai. Si  fatta una gran dama.
Abita ad Otwotsk da diversi anni.  stata malata; i medici l'avevano
mandata in sanatorio. E dopo  rimasta l... D'altronde, che
cos'aveva a Varsavia? A Otwotsk non ha una casa, ma un palazzo.
Fishel ha fatto un'enormit di soldi. Si  preso i Moskat nelle sue
mani e se li  ingoiati. Il denaro scorre verso di lui a fiumi. Ma a
che pro? Lei non sopporta neanche la sua vista. Tu dove abiti?
Voglio dire, andrai a stare da tua madre? Hai una madre, no?
S, sta in via dei Francescani.
Sei gi stato l?
No. Non ancora.
Eh? Non sei proprio cambiato! Sei sempre il vecchio Asa
Heshel! Ma non credere che voglia farti la predica. Dico soltanto
questo: al diavolo tutto quanto. Al diavolo il mondo intero!
Anch'io sono sempre lo stesso Abram. Ho avuto anch'io i miei
alti e bassi. Sono stato l l per diventare milionario, e adesso non
ho un centesimo. Mi fido troppo, ecco che cos'. Ho avuto la
spagnola, ho avuto la polmonite; la societ delle pompe funebri
gi si stava fregando le mani, ma sai com' quando Dio vuol fare
un miracolo. A quanto pare, non sanno che farsene, di me, lass,
come non sanno che farsene quaggi. Lo sai che cosa mi piacerebbe?
Pigliar su e andarmene in Palestina. Non per morirci, come
i vecchi ebrei osservanti, ma per dare un'occhiata alla terra giudaica.
Che cosa ne pensi della Dichiarazione di Balfour? Qui ballavano
per le strade. Questo  lo studio di Ida Prager. Credo di
avertene parlato, una volta. Una grande artista. Bene, perch non
entri? Mica ti mangeranno.
Non potresti scendere e venire un po' fuori con me?
Che cosa? Di che hai paura? Nessuno ti far la spia, qui.
Non ho paura che mi facciano la spia.  un'altra cosa. Vedi,
vorrei stare a Varsavia un paio di giorni prima di farlo sapere
ad Adele.
Ah, afferro l'idea. Entra pure, qui non c' nessuno della famiglia.
Ti presenter a Ida. Nessuno qui conosce tua moglie. Puoi
credermi se ti dico che non c' un'altra donna al mondo che somigli
a Ida. Ridi pure, se vuoi, ma soltanto ora che sono avanti
negli anni, comincio a capire il vero significato della parola amore.
Abram prese Asa Heshel per un braccio e lo condusse per un
corridoio fino a una grande stanza con un lucernario. Le pareti
erano coperte di tele. Qua e l, su un piedistallo si ergeva una
scultura avvolta con juta. A quanto sembrava c'era stata un'esposizione.
V'erano quadri di ogni genere: realisti, cubisti, futuristi.
C'erano figure che stavano in piedi sulla testa, altre che fluttuavano
nell'aria. Lo studio era pieno di giovani e di ragazze. Alcune
coppie parlottavano negli angoli. Due donne avvolte in un solo
scialle erano sedute su una sdraia fumando una sigaretta in due.
Un ometto con una giacca di velluto, un'enorme zazzera di
capelli e del tutto privo di collo, stava parlando forte, sottolineando
le sue frasi alzando un dito tozzo. Le forme sono come le
donne: invecchiano, si raggrinzano, appassiscono. Che cosa significa,
oggi, per noi, un Matejko? Che cosa ci possono dare, oggi,
nella nostra epoca tumultuosa, rivoluzionaria, un Poussin, un David?
L'arte tradizionale  morta!
Rapaport, di' pure quel che vuoi, ma per favore, non offendere
le donne anziane, grid una donna. Spero che tu mi
capisca.
Vi fu uno scoppio di risa e un applauso. Abram batt il piede
con impazienza.
Ehi, lingualunga, non riesci mai a chiuderlo, il tuo boccaporto?
Una volta i pittori dipingevano, adesso non fanno altro che chiacchierare.
Matejko non vale niente e tu sei un tipo di prim'ordine!
Ma va' l, non sai neanche disegnare un ravanello!
Ecco!  appena arrivato, e gi si mette a insolentire.
Ida cara, voglio presentarti questo giovanotto. Abbiamo parlato
tante volte di lui, Asa Heshel Bannet, l'amico di Hadassah.
Ida Prager, una donna tutta grigia, con un vestito nero, un filo
di perle intorno al collo, e orecchini di brillanti, alz il suo occhialetto.
E cos, lei  Asa Heshel. Ho tanto sentito parlare
di lei. Quando  arrivato?
Oggi stesso.
Dalla Russia?
S, da Bialystok.
Questo  davvero sensazionale! Che notizie ci porta? Lo sa,
uno che arriva da quei posti  come se ritornasse da un altro
mondo.
Proprio quel che gli ho detto io! esclam Abram. Ida cara,
voglio dirti una cosa. La prese in disparte e si mise a parlarle
sottovoce.
Certo, pu dormire qui.
Benissimo. E per il mangiare? Non ti farebbe male aumentare
una decina di libbre, Asa Heshel.
Non ho fame.
Quelli che vengono da dove viene lei sono tutti affamati. Le
preparer qualcosa, disse Ida.
Aspetta, Ida cara. Noi usciamo, adesso. Devo parlargli. Dopo
tutti questi anni. Sono stato io a introdurlo nella famiglia. Chi
avrebbe mai immaginato che ne sarebbe nato tutto questo pasticcio!
Ehi, tu, Rapaport, disse, alzando la voce, fai pure a
pezzi i vecchi maestri, riducili in poltiglia. Un giorno butteranno
fuori del Louvre tutti i Leonardo, i Rubens e i Tiziano, e al loro
posto metteranno le tue caricature dai lunghi nasi.
Ida fece un gesto indignato. Abram, verggnati! Come puoi
parlare cos! Dimentichi che  mio ospite! Non farci caso, Rapaport.
Non dice sul serio.
Rapaport si avvicin. Non ho niente contro di lui. Rappresenta
il punto di vista della sua classe.
Vieni via, Asa Heshel. Se rimango un minuto di pi gli strappo
una manciata di quei riccioli. E quale sarebbe la tua classe? Tu
sei un borghese n pi n meno di me.
Tu conservi ancora la loro psicologia.
Imbianchino. Tu credi che per il fatto che hanno ammazzato
Nicola sei diventato un maestro? David  vecchio e tu sei nuovo.
Dovresti lavarti la bocca, prima di azzardarti a nominare il suo
nome!
Abram, sono cose che non sopporto! grid Ida arrabbiata.
Va bene, va bene, ce ne andiamo. L'ultimo scalzacane salta
sull'omnibus della rivoluzione e si sente un genio. Pagliacci! Palloni
gonfiati! Il mio nipotino dipinge meglio di te!
Abram si precipit fuori. Asa Heshel si volse a salutare Ida.
Lei gli tese una mano sottile e gli sorrise. Aveva molte rughe
agli angoli degli occhi, e un sospetto di doppio mento. Qua e l
il belletto le si era screpolato, come l'intonaco di una parete.
V'era un dolore profondo nel suo sguardo. La disperazione di chi
si sia inoltrato per una strada sbagliata e sia ormai troppo tardi
per tornare indietro.
Torner, vero? Non lo faccia andare troppo in giro. Dovrebbe
essere gi a letto, a quest'ora.
Ida scosse la testa, come a sottintendere che Abram era molto
pi malato di quanto si rendesse conto.

3.

Non appena uscirono dal cortile, Abram si arrest e batt sul
selciato col suo bastone. E adesso, ragazzo mio, parliamoci
francamente. Sono cinque anni che sei scomparso come se il diavolo
ti avesse ingoiato. Che cos'hai mangiato? O ne hai perso
l'abitudine? C' un ristorante proprio qui davanti.
Era un locale non-ebraico, una combinazione tra il bar e il negozio
di alimentari, con drappi rossi alle pareti. A destra dell'entrata
v'era un grande manifesto che mostrava un bolscevico col
pizzetto, met Giuda e met Trotzkij, che infilzava una baionetta
nel dorso di una bionda polacca dal naso schiacciato, una croce
sul petto, e un bambino tra le braccia. Dietro il banco, sul quale
erano disposte delle oche arrostite e delle focacce, c'era un ometto
atticciato dal cranio calvo e baffi color birra voltati all'ins.
Buona sera, Panie Marianie, grid Abram in polacco.
Dov' Josef? Sto morendo di fame. E anche questo giovanotto vuole
mangiare.
Buona sera, signori. Prego, si accomodino. Li servir io stesso.
Oggi abbiamo salsicce e crauti, roba speciale! O forse i signori
preferiscono una minestra?
Io vorrei una minestra, prego, disse Asa Heshel.
A me, Panie Marianie, sia cos gentile da portarmi un bicchiere
d'acquavite ed una salsiccia.
Certamente, Panie Abram. La miglior salsiccia.
E adesso parla, disse Abram ad Asa Heshel. Puoi essere del
tutto franco, con me. Hadassah mi ha gi raccontato tutto... parecchio
tempo fa, voglio dire. Adesso, il suo padre confessore  Hertz
Yanovar. Ha sposato Gina. L'avrai saputo, immagino. Quella
Kalischer  scomparsa dalla scena, grazie a Dio. Quando tu partisti,
Hadassah cadde gravemente ammalata. Sua madre mor press'a poco
a quell'epoca, e il padre si spos con una specie di vipera.
Era sempre stato un poveraccio, ma questa donna gli cammina
addirittura sulla testa. La figlia lo evita. Non va mai a trovarlo,
n lui va a trovare lei. Quanto a Fishel,  proprio un personaggio
da romanzo.  di una piet a tutta prova e fa montagne di quattrini.
Quando arrivarono i tedeschi, fece affari con loro. Adesso
che i polacchi hanno un governo indipendente, fa soldi con loro.
Appena lui compra, le azioni salgono, appena vende, ribassano. Su
e gi. Comunque a forza di vendere e comprare, di far traffici
di ogni sorta, ha spennato un mucchio di gente. E non  affatto
un cattivo diavolo. In realt,  l'unico sostegno del rabbino di
Bialodrevna. Nessuno riesce a capire perch continui a stare attaccato
ad Hadassah, dato che non ne ricava assolutamente nulla.
 qualcosa di folle, questo sentimento che c' tra te ed Hadassah.
Ma se eri cos pazzo di lei, non avresti dovuto lasciarti prendere
sotto le armi.
Lo rifarei ancora, piuttosto che tagliarmi un dito o farmi
strappare i denti.
Avresti potuto nasconderti. Quando arrivarono i tedeschi, tutti
i disertori e gli imboscati saltarono fuori come topi.
Non ho la vocazione del topo.
Be', hai pagato di persona, per questo. Quando si ha poco
pi di vent'anni, si ha tempo per tutto. Ma ora, dimmi, dove diavolo
ti eri cacciato? Che cosa ti  accaduto?
Sono rimasto militare fino a un paio di settimane prima dello
scoppio della rivoluzione bolscevica. Ci eravamo ritirati dai Carpazi
sino in Ucraina.
Un bel tratto! E dov'eri quando i bolscevichi presero il
potere?
In un villaggio presso Ekaterinoslav.
E che cosa facevi?
Ero precettore in una ricca famiglia ebrea. Il padre aveva
comprato una grande tenuta, l, dopo la rivoluzione di Kerenskij.
E poi?
 tutto molto confuso. Soltanto alla met di novembre venimmo
a sapere della rivoluzione. I bolscevichi confiscarono la tenuta.
Formarono un ispolkom e fucilarono un paio di ufficiali. Poi
arrivarono dei banditi di Drozdov e fucilarono i membri dell'ispolkom.
Dopo di che, mi pare, arrivarono gli austriaci. Avrei
potuto sgusciarmene a Varsavia, ma mi ammalai di tifo. Questo
fu nel periodo in cui era al potere Skoropadskij.
Ed eri sempre nello stesso villaggio?
No, ero andato in citt. Stavo progettando di venir via, ma
ebbi una ricaduta. Nel frattempo arrivarono le truppe di Denikin,
e dopo di loro quelle di Machno... Poi arrivarono di nuovo i
bolscevichi, e poi di nuovo le truppe di Denikin.
 davvero cos brutto come dicono, coi bolscevichi?
Sono tutti contro tutti. La filosofia di Hobbes messa in
pratica.
Hai visto i pogrom di Petlura?
Ho visto tutto. Tutta la tragedia umana.
Anche qui ne abbiamo viste, di cose. Io sono tutt'altro che
un bolscevico, ma non potevano permettere che quei delinquenti
degli zaristi ritornassero su.
Non hanno ammazzato soltanto delinquenti zaristi.
Pensavo che forse eri diventato bolscevico anche tu.
No, Abram, mai. Come sta Hadassah? Quando l'hai vista
l'ultima volta?
 da un po' che non la vedo. Sta bene. Legge, non fa nulla.
Hertz Yanovar  diventato un vero parassita. Ha fondato una specie
di societ, alla quale apparteniamo tutti noi. Lui si fa raccontare
i sogni di ciascuno, li scrive, e poi li manda in Inghilterra.
E l, li mettono in salamoia, immagino. Hadassah  la sua pi
grande sostenitrice. Si  anche occupata del movimento sionista.
Sta meglio, adesso, ma  sempre una ragazza malata. Dimmi,
qual  la tua filosofia? Che cosa si deve fare, secondo te?
Non ho nessuna filosofia.
Non credi pi in Spinoza?
S. Ma che cosa conta?
Non che voglia cacciare il naso nei tuoi affari, ma Hadassah
vuol divorziare, sposarsi con te, e avere un paio di figli.
Mi rifiuto di avere figli. In proposito la mia decisione 
presa.
Che pasticcio! Hai un figlio molto carino. Ogni volta che lo
vedo mi viene da ridere. Asa Heshel numero due. Ma ti capisco
benissimo.  uno stato d'animo, che ti passer. E del sionismo,
che ne pensi? Eri sionista, una volta.
Credo che non ci lasceranno mai in pace finch non saremo
forti.
Potremo diventarlo.
In che modo? Sono tremila anni che ci proviamo.
Ma allora, che razza di Dio hai? Non pu essere uno scemo.
Non si riesce a vedere la Sua saggezza alla vista di un bambino
affamato e tutto coperto di pidocchi, o quando sei stipato
dentro un carro bestiame e devi soddisfare i tuoi bisogni fuori
del finestrino.
Non puoi ammettere che da tutto questo male possa nascere
qualche bene?
Quale bene?
Migliori condizioni di vita.
Non me ne importa, Abram, questa  la verit. Mi son fatto
l'opinione che la razza umana non  pi importante delle mosche
o delle cimici. Se non l'avessi pensata cos, non sarei riuscito a
sopravvivere per tutti questi anni.
Bella consolazione! E ad ogni modo, anche le cimici, se potessero,
migliorerebbero le loro condizioni.
Quando le condizioni sono migliori, la natalit aumenta, e il bisogno
rimane uguale.
Che cosa consiglieresti allora, il controllo delle nascite? disse
Abram.
Se si potesse applicare su scala internazionale.
Nessuno riuscirebbe a controllare i cinesi.
E allora rimangano con la loro fame.
Non si pu dire che ti manchino le risposte. Non sei maturato
affatto. Che cosa facevi, l? E che cosa pensi di fare, qui, per
campare?
Ho fatto una quantit di cose. Ho perfino insegnato in una
universit popolare a Kiev. Diventavano tutti professori.
Lo ricordi ancora, il polacco?
La famiglia presso cui stavo veniva dalla Polonia. Le ragazze
parlavano soltanto polacco.
Se hai intenzioni serie, a proposito di Hadassah, prima o poi
dovrai mantenerla. Dovrai dare qualcosa anche per tuo figlio. E immagino
che anche tua madre avr bisogno di aiuto.
S, Abram, conosco la situazione.
Una brutta situazione. E non hai l'aria di stare troppo bene.
Non ho chiuso occhio da diversi giorni. Non puoi neanche immaginare
le difficolt che ho incontrato in questo viaggio.
Capisco.  per questo che non ti faccio troppe domande. Spero
che non avrai nessun bastardo, l.
No. Non sono arrivato fino a quel punto.
Bene. Hadassah  a Shvider. Mi pare d'avertelo detto. La sua
villa si chiama Rozkosh.  tra Otwotsk e Shvider. Come farai a metterti
in contatto con lei?
Non ha un telefono?
No. Dovrai stare con me, stanotte. Va' a prendere la tua valigia
alla stazione. Puoi ancora trovare un tram. Se il portone  chiuso,
di' al portiere che devi salire allo studio.  dei nostri, gli ungiamo
il palmo ogni tanto.
Abram si alz. Asa Heshel lo vide fare una smorfia. Gli ci volle
qualche momento prima di raccogliere le forze ed avviarsi alla porta.

4.

Asa Heshel usc dal ristorante e si ferm. Guard nella notte.
Strano a dirsi, non provava alcun desiderio di vedere sua madre, n
suo figlio, n di tornare a casa di Abram. Ed era addirittura spaventato
al pensiero di rivedere Hadassah. Gli doleva la testa, e provava
un senso di aridit in gola e nel retrobocca. Che diavolo mi prende?
si domand. Che stia per ammalarmi? Riflett che si stava
facendo molto tardi, troppo tardi per tornare da Ida Prager. Ma le
gambe si rifiutavano di muoversi. Che cosa ho detto, ad Abram?
Sono davvero disperato a tal punto? Un ubriaco in abiti cenciosi
emerse da via Yassne, si ferm sul rigagnolo e si mise a orinare.
Da via Marshalkovska sbuc un poliziotto con la sciabola e l'elmetto
nero. Asa Heshel s'incammin. Non aveva passaporto; tutto ci che
aveva era un certificato di nascita, spiegazzato, macchiato, e quasi
illeggibile. Arriv a via Marshalkovska e vide giungere un tram da
via Krulevska. Sarebbe semplicissimo, pens. Basterebbe buttarsi
sui binari, infilare la testa sotto le ruote. No, avrebbe potuto
sopravvivere, storpio, mutilato. Il tram si allontan veloce sferragliando
come avesse sospettato il suo impulso suicida. Asa Heshel
attravers la strada. Un gruppetto di prostitute uscite da non si sa
dove gli passarono vicino, incipriate, imbellettate, infiocchettate, con
le calze rosse e la sigaretta in bocca. Ridevano, strillavano; a quanto
pareva doveva esservi stata una qualche rissa, o forse una retata della
polizia. Asa Heshel ud il fischio di un poliziotto. Si port una mano
alla tasca posteriore. Dov'era andato a finire lo scontrino del bagaglio?
Perduto? Ah, eccolo qui, in quest'altra tasca. Prese il fazzoletto
e si deterse il sudore dalla faccia. Devo far conto di essere
gi morto, pens. Uno di quegli esseri che vagabondano nel caos.
Nulla pu pi succedermi, n in bene n in male.
Arriv alla stazione. L'atrio, vasto e brillantemente illuminato,
non era pi cos affollato, ora. La luce si diffondeva dalle lampade
come una rete dorata. Dai banchi s'udiva russare. Davanti agli sportelli
ancora si allungavano code di viaggiatori. I poliziotti andavano
avanti e indietro col fucile a tracolla. In un atrio secondario v'era
un distaccamento di soldati in pieno assetto di guerra, probabilmente
in attesa di essere spediti al fronte. Asa Heshel vide un soldato
prendere una sigaretta dalla bocca di un compagno, trarne una profonda
boccata, ed emettere il fumo attraverso le narici. Un lungo
soldato ossuto, con una faccia lentigginosa e piccoli occhi verdi,
scoppi in una gran risata, esponendo due file di denti radi. Come
poteva ridere cos, si domand Asa Heshel, mentre lo mandavano
al macello come una bestia? Quale sorta di fede lo animava? Forse
il suo patriottismo di polacco? No, semplicemente dei nervi sani.
Suo padre, suo nonno, non avevano passato la vita seduti nella casa
di studio, curvi sopra il Talmud.

5.

Se ne stava davanti al banco dal piano di zinco del deposito bagagli,
col suo scontrino in mano. Ma non c'era nessuno in vista. Negli
scaffali erano posate valige di tutte le specie, grandi, piccole, di
cuoio, di legno, con lucchetti, con fibbie e cinghie, con tasche esterne.
Questo piccolo sistema vive di una sua propria esistenza in
seno al cosmo pens, una cosa a parte, con le sue proprie leggi,
i suoi propri valori. Ruota col ruotare della terra sul suo asse, gira
intorno al sole, erra nello spazio infinito col sistema galattico. Strano,
molto strano! Da una porta laterale entr un giovane polacco
con una lunga faccia. Asa Heshel gli consegn lo scontrino, e l'altro
tir gi la sua valigia da uno scaffale. Asa Heshel la sollev. Com'era
pesante! Come se qualcuno l'avesse riempita di pietre. Sarebbe ancora
riuscito a trovare un tram? Forse avrebbe dovuto prendere
un droshky. Il grande orologio segnava mezzanotte meno cinque. Si
rammaric di aver perduto tanto tempo. Prov una grande vergogna
al pensiero di presentarsi con la valigia in casa di Ida Prager. Non
sarebbe stato meglio andare direttamente a casa di sua madre? S,
proprio cos avrebbe fatto. In quell'istante ud una donna che chiedeva:
A che ora parte il direttissimo per Otwotsk?
A mezzanotte ed un quarto.
Nell'istante stesso in cui ud queste parole, decise di andare
a Otwotsk, cos com'era. Fishel era a Varsavia. Hadassah era sola
con la domestica, l. Come si chiamava, la villa? Rozkosh. L'idea
gli parve cos brillante che si stup non gli fosse venuta prima. Perch
mai avrebbe dovuto mendicare un ricovero da Ida Prager? Aveva
un'amante, no? Vide la donna che aveva chiesto l'informazione mettersi
in coda di fronte a uno sportello. Si mise dietro di lei e pos
la valigia. Ce l'avrebbe fatta in diciassette minuti? Sarebbe riuscito
a trovare la villa di Hadassah? Che cosa avrebbe detto la domestica?
L'intera faccenda era una vera pazzia. Senza perdere di vista la valigia
sorvegliava lo sportello dei biglietti. L'impiegato se la prendeva
comoda. Chino davanti allo sportello c'era un uomo dalle ampie
spalle, che sembrava chiedere informazioni. La grossa lancetta dell'orologio
della stazione rest paralizzata per un poco, poi avanz con
scatto. Gli uomini e le donne della fila cominciarono a brontolare.
Che cosa stava accadendo? Si  addormentato, quello l? esclam
un piccolo polacco con due lunghi baffi. Sempre gli stessi, i
nostri impiegati polacchi! brontol un uomo tarchiato con un
naso che sembrava spaccato nel mezzo. Ehi, signore, un po' in
fretta! grid qualcuno. Speriamo che non sia un ebreo! balen
nella mente di Asa Heshel. L'uomo davanti allo sportello, come
sentendo di averli tutti contro, si chin ancora di pi. Asa Heshel
prov avversione verso quell'uomo corpulento che bloccava tutta la
fila e rischiava di mandare in fumo i suoi progetti. Gente come quella
bisognava ammazzarla! Ih quell'istante l'uomo si rialz. Era zoppo,
e si appoggi a una stampella. La collera di Asa Heshel si ven
di vergogna. Ora la fila prese ad avanzare rapidamente. Asa
Heshel tir fuori il denaro per il biglietto. Ma che cosa ne avrebbe
fatto della valigia? Portarsela dietro? No, non avrebbe avuto
senso. Doveva depositarla di nuovo. Quel tipo del deposito bagagli
lo avrebbe preso per pazzo. Se almeno fosse riuscito a tirar
fuori una camicia e uno spazzolino da denti. Aveva una barba di
tre giorni.
Prese il biglietto e corse al deposito bagagli. Di nuovo l'impiegato
non c'era. Ormai tutto era perduto. Mancavano soltanto cinque
minuti. Dove diavolo si era cacciato quell'idiota? Perch si
assentava dal suo posto di lavoro? Ecco come andava il mondo...
Pieno di fannulloni. Magari se ne sarebbe stato via anche mezz'ora,
quel porco. Ma d'un tratto, eccolo qui. Asa Heshel gli consegn
la valigia e l'altro lev su di lui un paio d'occhi attoniti; poi
gli chiese dieci pfennig. Perse molto tempo a legare il talloncino
alla maniglia della valigia. Meno di tre minuti, ora. Asa Heshel
gli strapp di mano lo scontrino e si mise a correre come un pazzo.
Il controllore, con gli occhiali calati sulla punta del naso,
sembrava sul punto di chiudere il cancello, e fece una smorfia mentre
gli forava due volte il biglietto. Il treno era ancora fermo
sotto la pensilina. Un giovanotto correva davanti ad Asa Heshel.
Anche una donna carica di pacchi cercava di correre, le grosse natiche
ballonzolanti. Gli fece pensare a una vacca. La super e
salt sul treno. Tenne aperto lo sportello per farla salire. V'era
un miscuglio di cortesia e di malizia, in lui: voleva che la donna
salisse e nel tempo stesso provava un infantile desiderio che restasse
a terra.
Il treno rimase fermo ancora per quasi due minuti. A quanto
pareva era diretto a una mta lontana. Le reticelle erano piene di
valige, cesti, sacchi. Molti dei passeggeri si appoggiavano alla spalliera
dei sedili cercando di addormentarsi. I sedili erano tutti occupati.
L'aria era gi impregnata del sentore acre e dolciastro
della stanchezza e dell'insonnia. Asa Heshel si appoggi accanto
a un finestrino. Com'erano curiose le svolte nella catena della
casualit, pens. Era appena arrivato a Varsavia, e gi ne ripartiva.
Chiss, magari sarebbe stato via per altri cinque anni. Tutto
era possibile. Supponiamo che a Otwotsk gli fosse venuta d'un
tratto un'emottisi e l'avessero portato in un sanatorio! Che pensieri
folli! Che cosa sarebbe successo se attraversando una foresta
avesse incontrato quel mascalzone di ufficiale che lo aveva picchiato?
Supponiamo che l'ufficiale fosse disarmato e lui avesse
avuto una rivoltella? Lo avrebbe ammazzato? Sarebbe stato opportuno
invocare il comandamento Non ammazzare in un caso
come questo? I Dieci Comandamenti mancavano di precisione.
Colui che aveva detto Non ammazzare, avrebbe anche dovuto
dire Non generare.
Il treno si mosse. Asa Heshel guard fuori: una citt notturna,
le fabbriche, le case, le piazze addormentate. Che cosa avrebbe
detto Abram quando avesse scoperto che non era tornato?
Ecco la Vistola! Come si riflettevano stranamente le luci nell'acqua,
come candele votive. Il fiume scorreva, ligio al suo compito,
da Cracovia al mare. Non gli importava niente, al fiume, del capitalismo,
del bolscevismo, dei russi, dei tedeschi, di Paderewski,
di Pilsudski, dei cristiani, degli ebrei... Che cosa stava facendo
Hadassah in quel momento? Aveva una qualche premonizione
che egli stava andando da lei? Forse, proprio quel giorno aveva
deciso di toglierselo dalla mente per sempre. Magari aveva ospiti.
Forse aveva un amante. Tutto era possibile. Se il tempo non
era nient'altro che un modo di percezione, allora la storia consisteva
semplicemente nel voltare le pagine di un libro che era
gi stato scritto da un pezzo. Se almeno avessi un fazzoletto pulito!
Se almeno mi fossi fatto la barba! Alle donne non piace
baciare una guancia ruvida.
La locomotiva mugg come un bue sputando dense nubi di fumo.
Scintille attraversavano l'aria come stelle cadenti. Nel vagone,
un polacco stava blaterando e imprecando contro gli ebrei.
Zhydy! Zhydy! La parola fu ripresa da altri. A che proposito
erano tanto infuriati? Che cosa gli avevano fatto, gli ebrei? Li incolpavano
di tutto. Se una valigia cadeva dalla reticella, se la
lampada si spegneva, se la ritirata era occupata. Una donna che teneva
un neonato sopra un cuscino grid: Su, piccolo bastardo,
attccati! Signora, mi scusi, disse qualcuno, forse ha mal
di pancia, o forse ha un po' d'irritazione in mezzo alle gambe e
bisogna mettergli il borotalco. La madre estrasse un seno turgido
e lo offr al bambino. Mi morde il capezzolo, questo piccolo
animale.
Il treno pass velocemente, senza fermarsi, attraverso Miedzeshin,
Falenitz, Michalin, Usefov, Shvider. Arriv a Otwotsk.
Asa Heshel cerc di scendere, ma lo sportello non si apriva.
Ehi, tira pi forte! Che mani di ricotta, questi ebrei! Lo sportello
si apr, e lui scese. Nelle tenebre l attorno brillava qualche
lampione, qua e l, gettando gialle reti di luce sulla sabbia. L'aria
era impregnata di sentore di pini, di fuochi di legna, di tubercolosi.
Quanta gente moriva, l, ogni giorno? Ogni sanatorio aveva la
sua piccola morgue.
Asa Heshel domand a un passante qual era la strada per Shvider.
Gi per via Varsavia, gli fu risposto, e poi voltare a sinistra.
Come diavolo gli era venuto in mente, a Fishel, di metter
nome Rozkosh, Piacere, alla sua villa? Credeva forse anche lui
nel principio del piacere? Asa Heshel ferm un altro passante.
Dov' villa Rozkosh? Nessuna risposta. Sordo! O forse muto.
Hadassah, a quell'ora, dormiva sicuramente. Che pazza avventura!
Purch non sia diventato impotente! Questa s che sarebbe
stata una vera tragicommedia! L'amante impotente! Non devo
neanche pensarci. Il solo pensiero  pericoloso. Mi sento un diavolo
in corpo. Come mai non c' la luna? Eppure siamo a met
del mese, ne sono quasi certo.
Era ancora ad Otwotsk o era gi a Shvider? Dove sar stato il
confine? Ecco l una casa! Non c'era nessuna lampada, all'ingresso.
Rimase in piedi davanti alla porta, sopra la quale c'era una
targa. Che fosse Rozkosh? La prima lettera era senz'altro una
R. O non era piuttosto un K? Peccato non avere dei fiammiferi.
C'era una finestra illuminata al primo piano. Magari era
la stanza da letto di Hadassah. Era aperta, la porta di strada? S,
era aperta. Mi prenderanno per un ladro. Sarebbe buffa, se mi
arrestassero per tentato furto nella villa di Fishel. D'un tratto
ricord la notte in cui aveva attraversato il confine austriaco.
Spinse un poco la porta e chiam: Hadassah!
Gli parve che la luce al primo piano si fosse mossa. Lei era
l! Proprio lei! Fra un momento vedr se ho intuizione!
Aspett un momento, poi chiam di nuovo: Hadassah!
Un rombo crescente riemp l'aria: stava giungendo un treno.
I fanali anteriori lanciarono due fasci di luce contro la casa.
Asa Heshel vide tutto come fosse d'un tratto proiettato su uno
schermo, la casa, la veranda, i sentieri tra le aiuole, i pini scapitozzati
e segnati con numeri bianchi. Alz gli occhi alla targa:
s, era proprio Rozkosh! Il treno pass e ripiomb l'oscurit.
Di lontano giunse uno strido, come di un demone che avesse
giocato a qualcuno un tiro mancino e ora svanisse nella notte.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

In casa di Finkel, in via dei Francescani, si stavano facendo i
preparativi per il Sabato. Dinah aveva gi portato lo stufato dal
fornaio, e aveva lavato e pettinato i bambini, Tamar e Jerachmiel.
Nella stanza centrale, Finkel stava apparecchiando la tavola, e infilando
le candele nei sette candelieri d'argento e ottone. Impart
la rituale benedizione su due candele, per se stessa e per Asa Heshel.
Dinah benedisse le altre cinque, per se stessa, Menassah David,
Tamar, Jerachmiel, e il bambino nato da poco, cui era stato
messo nome Dan, in memoria del defunto bisnonno. I cibi
erano gi pronti in cucina, la minestra di riso e piselli, lo stufato
col suo saporoso intingolo, le carote. Il pesce ripieno, guarnito
con cipolle e prezzemolo, si stava raffreddando su un grande
piatto. Davanti alle candele, Finkel pos due pagnotte fresche,
coperte da un tovagliolo ricamato. Vicino a esse era posato un
coltello dal manico di madreperla, e sulla cui lama erano incise le
parole Santo Sabato. In mezzo alla tavola era posata una caraffa
di vino di ribes e lo speciale calice per le benedizioni rituali.
Sul calice era incisa un'immagine del Muro del Pianto. Finkel e
Dinah facevano una vita assai ristretta. Le entrate della famiglia
provenivano dai lavori di cucito eseguiti da Dinah, e dalle lezioni
che dava suo marito Menassah David. Ma la povert non aveva
mai mortificato il loro Sabato. Finkel si mise in capo il suo fazzoletto
di seta, indoss la blusa dalle ampie maniche e l'abito a
fiori che avevano fatto parte del suo corredo di sposa. Dinah
si era messa un nastro di velluto intorno alla parrucca. Dopo aver
acceso le candele, le due donne si coprirono gli occhi con le mani
e recitarono la preghiera che da generazioni la famiglia si era
trasmessa di madre in figlia. Dio Onnipotente, che lo splendore
del Tuo volto brilli sulla Tua serva, su mio marito, sui miei figli,
e li protegga da ogni male. A rimerito delle candele del Sabato che
io qui accendo in Tuo onore, illuminaci della Tua santa luce, prodiga
la Tua grazia sui nostri Sabati e gli altri giorni della settimana,
dacci la forza di obbedire ai Tuoi Comandamenti. Affrettati,
deh, affrettati a mandarci il Messia, il figlio della casa di David,
affinch ci redima, presto, finch siamo in vita, amen,
selah...
Mentre le donne celebravano il loro rito, Menassah David stava
indossando i suoi indumenti del Sabato. In onore del santo
giorno, i suoi scarponi ordinari erano ben lucidati. S'infil il
logoro gabbano di satin e calz lo spelacchiato berretto di pelliccia.
Era un uomo basso e tarchiato, con la barba rossiccia e riccioli
laterali giallastri. Aveva mani e piedi troppo grossi per la
sua taglia. Da ragazzo aveva studiato la legge religiosa, nella speranza
di diventare rabbino. Ma a causa della guerra non era
riuscito a raggiungere il diploma. Per di pi, era divenuto seguace
del mistico e discusso rabbino Nachman Bratslaver, i cui discepoli
erano noti col nome di chassidim morti. Un chassidim
morto non riusciva facilmente a ottenere un posto di rabbino.
Vestendosi, sorrideva e borbottava tra s, e alla fine disse
forte: L'uomo non deve rassegnarsi. La rassegnazione non
esiste.
Che cosa stai strillando, pap? domand il piccolo Jerachmiel.
Era un bambino di tre anni. Portava uno zucchetto giallo, e i
riccioli inanellati gli ondeggiavano ai lati del viso minuto.
Dico che l'uomo deve essere allegro. Danza, figlio mio! Batti
le mani! La gioia trionfer su ogni male.
Che sciocchezze vai dicendo al bambino? si lament Dinah
dalla stanza da letto. Stai cercando di farne un chassid morto?
E che male ci sarebbe? Le anime di tutti i figli di Dio furono
adunate sul monte Sinai. Vieni qui, figlio mio. Cantami la canzone
del rabbino.

La voce di Satana non ascoltar,
ridi mio piccolo e vieni a danzar.

Finkel venne in cucina. Com' vero che son qui, Menassah
David, disse, ti stai rendendo ridicolo. Pover'anima innocente!
Ha un mucchio di tempo per imparare queste cose.
Mamma, vi dico che non c' tempo, invece. Il Messia  vicino.
Vieni, figlio mio, canta con me:

Se peccasti, non devi languire.
Pntiti, prega, e poi torna a gioire.

Finkel guard il genero con un'espressione tra divertita e disgustata,
poi rise mostrando le gengive sguarnite. Dinah venne dalla
stanza da letto col neonato in braccio, e con un nastrino nero
per legare le trecce alla piccola Tamar.
Tamar aveva cinque anni; era una bambina dai capelli scuri,
un nasino schiacciato e una faccia piena di efelidi. Stringeva in
mano un pezzo di focaccia. Non lo voglio il nastro nero, strillava.
Voglio quello rosso.
La porta del corridoio si apr e una mano pos una valigia sul
pavimento. Dinah si fece pallida. Mamma! grid con voce
emozionata. Guarda!
Finkel si volt, confusa. Sulla soglia era apparso Asa Heshel.
Figlio mio!
Mamma! Dinah!
Asa Heshel!
Sia benedetto colui che viene! Io sono Menassah David. Signore!
Arrivare proprio la sera del Sabato!
Tamar, questo  tuo zio Asa Heshel. Questo  Jerachmiel, gli
abbiamo messo il nome del nonno Yanov. E questo  il piccolo
Dan...
Asa Heshel baci sua madre, sua sorella, e i bambini, compreso
il neonato tra le braccia di Dinah. Dinah si chin per prendere
la valigia, ma Finkel grid: Che cosa fai?  Sabato!
Sono cos confusa, disse Dinah, arrossendo. Non so quel
che faccio!  stata una tale sorpresa!
Sai che cosa facciamo? interloqu Menassah David. Vieni
con me, andiamo a pregare. La casa di preghiera  proprio qui nel
cortile. Tuo nonno... sia benedetta la sua memoria... andava a pregare
l.
Menassah David sorrise rivelando una dentatura irregolare. Dalla
sua faccia carnosa sembrava irradiare una semplicit, un distacco,
quali Asa Heshel aveva dimenticato da un pezzo.
Gi cominci con questa solfa? esclam Dinah con impazienza.
Dir le sue preghiere qui in casa.
Che male gli faccio? Volevo soltanto portarlo nel luogo santo
di Dio. Non  mai troppo tardi per venire a Dio. Un gesto
buono compensa una quantit di peccati.
Lui  uno di quei chassidim morti, disse Dinah in tono di
scusa. Probabilmente ne avrai sentito parlare.
S. Quelli di Bratslaver.
Vedi? disse Menassah David. Il mio rabbino  famoso
in tutto il mondo. Ascolta il mio consiglio e vieni a pregare con
me. Oppure, sai una cosa? Balliamo.
Sei ammattito? grid Dinah. Penser che sei pazzo.
Chi lo sa dov' la pazzia e dove la sanit? L'uomo non deve
essere triste. Essere melanconici vuol dire essere idolatri.
Menassah David fece schioccare il pollice contro l'indice. Alz
un piede e cominci a dondolarsi in qua e in l. Tutto ci che Dinah
riusc a fare fu d'indurlo ad andare a dire le sue preghiere oltrove.
L'espressione di Finkel era un misto di lacrime e di riso.
Benedetto il Signore che mi ha fatto vedere questo giorno!
Non piangere, mamma, l'ammon Dinah.  il Sabato.
S, lo so. Ma piango di gioia.
Qua, bambini. Vi ho portato dei regali, disse Asa Heshel.
E anche per te, Dinah. E anche per te, mamma.
No. Non ora. Dopo il Sabato.
La piccola Tamar, vergognosa, si mise un dito in bocca, e stava
attaccata alla gonna della madre. Jerachmiel corse al tavolo
di cucina, apr il cassetto e prese un cucchiaio. Il neonato che era
stato fino a quel momento a fissare con occhi sbarrati, scosse la
testa troppo grossa e cominci a strillare. Dinah cerc di
calmarlo.
Sc sc sc. Lo zio ti ha portato un regaluccio. Buono, buono.
Il bambino ha fame. Dagli il latte, disse Finkel.
Dinah sedette sulla sponda del letto di ferro, presso la macchina
per cucire coperta, e cominci ad armeggiare coi bottoni della
blusa. Finkel prese Asa Heshel per un polso. Vieni di l. Lascia
che ti guardi un poco.
Lo condusse nel soggiorno e chiuse la porta. In piedi vicino a
lui, piccola e rattrappita, sembrava quasi una nana vicino a un
gigante. Avrebbe voluto sputare per scaramanzia contro il malocchio,
ma si trattenne. Le sue guance grinzose erano rigate di
lacrime. Perch sei arrivato a quest'ora? Che cosa diranno i
vicini?
Il treno  arrivato adesso, ment lui.
Bene, siediti, figlio mio. Qui, sul sof. Tua madre  diventata
una vecchietta, come vedi.
Ai miei occhi sei sempre giovane.
Tanti affanni, tante preoccupazioni mi hanno logorato. Non
hai idea di quel che  successo qui.  un miracolo se siamo vivi.
Ma ora tutto  passato, e tu sei qui. Sia benedetto il Nome di
Colui che non sono degna di nominare.
Trasse un fazzoletto dalle pieghe del vestito e si soffi il naso.
Asa Heshel si guard attorno. La carta da parati era rotta e staccata
qua e l. Bench si fosse in estate, le doppie finestre erano
ermeticamente serrate. V'era un tanfo di sapone, di soda e di
biancheria.
Finkel apr il vecchio libro di preghiere, poi lo richiuse. Figlio
mio, figlio mio!  il Sabato, e tu sei arrivato! La mia gioia
 infinita. Dio non voglia ch'io debba arrecarti pena proprio adesso,
ma non posso tacere.
Che cosa ho fatto?
Ti sei comportato male. Hai una moglie ed un figlio.  da loro
che saresti dovuto andare prima di tutto. Pensare che non conosci
ancora tuo figlio! Un vero tesoro, un saggio, che il malocchio
gli stia lontano...
Mamma, sai bene che tutto  finito tra noi.
Ma  sempre tua moglie! Finkel rimase in silenzio per un
poco. Congiunse le mani e scosse il capo in un gesto di disapprovazione.
Che cos'hai contro di lei?  una donna cos cara,
cos affezionata. E, che Dio mi aiuti, ha talmente sofferto per
causa tua. Se tu sapessi che cosa non ha fatto per noi in questi
anni cos duri, ti renderesti conto di quanto le fai torto.
Mamma, io non l'amo.
E il bambino... Che colpa ha, il bambino?
FJnkel apr di nuovo il libro di preghiere e le sue labbra cominciarono
a muoversi silenziosamente. And alla parete volta
ad oriente, e dinanzi a essa s'inchin e si dondol. Le fiamme delle
candele accese crepitavano e palpitavano, petali di sego colavano
lungo di esse.
Dopo la sua silenziosa preghiera, Finkel si scost di tre passi
dalla parete. Asa Heshel, disse, visto che sei qui, voglio
che anche tu reciti il Benvenuto del Sabato. In ogni caso, non
ti far alcun male.
Gli port il libro di preghiere, quello che lei aveva ricevuto
da sua suocera, la nonna di Asa Heshel, la pia Tamar.

2.

Era antica abitudine di Fishel chiudere il negozio a mezzogiorno
del venerd. Andava al bagno rituale, e poi si rifugiava nella
casa di preghiera di Bialodrevna, dove rimaneva fino all'inizio
del Sabato. Dati i tempi cos travagliati, e le continue fluttuazioni
del mercato finanziario, Anshel, il suo aiutante, spesso veniva
a cercarlo alla casa di preghiera, per domandargli se dovesse
comprare o vendere. Fishel brontolava, faceva gesti vaghi, si
voltava dall'altra parte. Con tutto ci, Anshel capiva sempre esattamente
qual era la cosa giusta da fare. Dopo le preghiere della
sera, Fishel se ne andava a casa, e di regola Anshel lo accompagnava.
La vecchia domestica, una lontana parente di Fishel, preparava
il pasto del Sabato per entrambi. Anshel, basso e scuro,
con occhi miopi e una barba che gli copriva quasi interamente
la faccia, era vedovo da molti anni. La condizione di Fishel era
simile a quella di un divorziato, poich ben di rado la moglie
veniva a Varsavia. I due uomini recitavano le preghiere, consumavano
il pasto del Sabato, discutevano argomenti chassidici.
Nella casa di preghiera di Bialodrevna gli scapoli si scambiavano
battute a proposito di Fishel, e le donne non si capacitavano del
fatto ch'egli non ponesse fine a una situazione come quella. Se
avesse voluto, avrebbe certo potuto fare un brillante matrimonio.
Perfino il rabbino di Bialodrevna aveva pi d'una volta
espresso l'avviso che la situazione, cos com'era, era
insoddisfacente.
Quel venerd, quando Fishel e Anshel arrivarono a casa dopo
le preghiere, la domestica venne loro incontro nel corridoio annunciando
che Hadassah era venuta a Varsavia. Anshel si ferm
sulla soglia esitante. Fishel fu preso da una certa confusione, ma
ricuper ben presto il suo controllo. Afferr Anshel per un braccio,
impedendogli di andarsene. Idiota, dove scappi? Ci sar
da mangiare anche per te.
Nella stanza da pranzo, Fishel e Anshel mormorarono: Buon
Sabato, ad Hadassah. Poi cominciarono a passeggiare su e gi per
la stanza, incrociandosi; alla maniera tradizionale salutarono gli
angeli buoni che accompagnano a casa ogni ebreo, il Sabato.
Cantarono i versetti in lode della Donna Virtuosa dei Proverbi.
Fishel sedette a capotavola. Anshel alla sua destra, e Hadassah
alla sinistra, a qualche distanza da lui. Fishel recit la benedizione
sul vino e porse il calice ad Hadassah perch lo sorseggiasse.
Tagli la pagnotta del Sabato e ne diede una fetta alla moglie.
Dopo il pesce, i due uomini cominciarono a cantare gli inni del
Sabato. Fishel vers dell'acquavite per Anshel e un poco per se
stesso. Alla salute!
Salute, prosperit, e pace!
Tu ne vuoi? disse Fishel, guardando verso Hadassah. Furono
queste le prime parole che le avesse rivolto direttamente.
Hadassah scosse la testa.
Quando il pasto e la preghiera rituale furono terminati, Anshel
se ne and. Hadassah and subito in camera sua. Fishel si mise
a passeggiare avanti e indietro, mordendosi le labbra. Per un
poco rimase presso la finestra, guardando gi in strada. Il cortile
buio era pieno di fusti e di casse, tutte le sue mercanzie.
Poi apr uno scaffale e prese un volume dello Zohar. Volt le
pagine e lesse. V'erano quattro specie di anime, diceva il libro,
corrispondenti ai quattro mondi che Dio aveva irradiato da S.
Di solito Fishel e Anshel restavano alzati fino a tardi, la sera
del venerd, citavano i detti di saggi rabbini, discutevano le politiche
rabbiniche, e ogni tanto si scambiavano qualche frase su
argomenti pi prosaici. Ma quella sera Fishel non sapeva che
cosa fare. Perch era venuta a casa? si domandava. Non era nelle
sue abitudini. Magari si era resa conto di aver battuto una falsa
strada. Lui le avrebbe perdonato tutto, decise. Ricordo la gentilezza
della tua giovent, cit. Uno non poteva vivere tutta la
vita strettamente secondo la lettera della Legge.
Apr un volume della midrash e sedette al tavolo. La lampada
a gas non veniva mai accesa, il Sabato; in luogo di essa erano
accese due candele ed una lampada a petrolio. Le pagine erano ingiallite,
unte, cosparse di gocce di cera. Qua e l, Fishel notava
un pelo, caduto dalla barba di suo nonno. Rabbrivid. Certo, lui
 da un pezzo su una sfera pi alta, pens. Chiss quale altezza
avr raggiunto!
Mentre stava cos mormorando sopra il volume, la porta si
apr ed entr Hadassah. Prima, quando era seduta a tavola, si era
coperta la testa con un fazzoletto. Ora era a capo scoperto, e esponeva
i capelli pettinati indietro. Fishel not che appariva stranamente
giovane.
Devo parlarti, disse Hadassah.
Siediti.
Voglio dirti che... che non possiamo andare avanti a questo
modo. Parve confondersi con le sue proprie parole.
Fishel chiuse il volume. Che cosa vuoi? Fai tutto ci che ti
piace, no?
Io... io... Questa non  una vita, rispose Hadassah con voce
tremante.
Non voglio discuterne adesso.  il Sabato. Non puoi aspettare
fino a domani sera?
Che differenza fa? Voglio il divorzio. Sar meglio anche
per te.
Fishel si sent la gola secca. Perch?  successo qualcosa di
nuovo?
Lui  qui, eruppe Hadassah, col tono di farla finita una volta
per sempre.
La faccia di Fishel si fece bianca come la tovaglia. Quando
 arrivato?
Qualche giorno fa.
E con ci? disse Fishel.
Una volta mi promettesti che se lui fosse tornato mi avresti
concesso il divorzio. Ora  qui.
Fishel guard il volto di Hadassah. La dolcezza che c'era un
tempo nei suoi occhi era scomparsa. Da lei emanava ora una
sorta di durezza gentile. E lui vuole averti per s? Dicendo
queste parole prov un senso di vuoto nel petto.
Siamo gi marito e moglie.
Ma come! Lui ha una moglie ed un bambino!
Lo so benissimo. Viviamo gi insieme, in casa della suocera
di Klonya.
Allora  diverso. Allora  diverso, mormor Fishel. Le sue
guance si fecero rosse, poi di nuovo bianche. Avrebbe voluto mettersi
a gridare: Puttana! Donna impura! Esci da questa casa!
Ti maledico mille volte! Ma si trattenne. Prima di tutto perch
era il Sabato; e poi, che senso avrebbero avuto le insolenze, le
grida? Lei era gi completamente corrotta, peggio che convertita.
Perch sei venuta proprio oggi? domand. Volevi profanare
il mio Sabbath?
Anche lui  a Varsavia.  andato da sua madre, disse Hadassah,
senza sapere nemmeno lei perch dicesse questo.
Fishel si strofin la fronte. Riflett. Le parole di lei gli facevano
pensare alle confessioni delle peccatrici citate nei libri della
legge ebraica. Vedo. Ti dar una risposta domani sera.
Ti ringrazio. Rimarr qui, disse Hadassah. Non si mosse
per qualche momento. Poi si volt bruscamente. Fishel la segu
con lo sguardo. Lei fece qualche passo in fretta, come stesse per
spiccare una corsa; poi rallent e si diresse con passo incerto verso
la porta. Tenne la maniglia con la mano sinistra, come impedendosi
l'uscita. Fishel si alz a met, sul punto di richiamarla
indietro. Chi precipita nell'abisso non si rialza mai pi.
And nella sua stanza. I due letti posti ad angolo retto, erano
pronti. Dalle lenzuola emanava un fresco odore di lavanda. Fishel
non era stanco. Tuttavia si dedic alla recitazione delle preghiere
della notte. Si svest e si coric nelle lenzuola fresche.
Aveva pensato che non sarebbe riuscito a prender sonno, ma
nel momento stesso in cui appoggi il capo sul guanciale, cadde
addormentato. Al principio sogn che stava studiando un trattato
talmudico nella casa di preghiera di Bialodrevna, poi quel sogno
svan, e ad esso ne segu un altro: la quotazione del dollaro era
caduta e v'era panico in Borsa. Davano dieci dollari per un solo
marco polacco!  una cosa insensata! diceva ad Anshel. L'America
 un paese ricchissimo. Sono i giochi degli speculatori.
Poi not che Anshel, sotto il suo lungo cappotto, portava un paio
di mutande da donna, con gli orli di merletto. Che cos' successo?
si domand. Che Anshel, alla fin fine, sia una donna?
Si svegli d'un tratto. Gli pareva che un leggero venticello
gli sfiorasse la faccia. Apr gli occhi. Non ricordava ci che era
accaduto, ma si svegli con un senso di peso sul cuore. O forse
era lo stomaco, pens. Poi si ricord. Strano, bench fossero
anni che Hadassah non viveva pi con lui come sua moglie, lui
aveva trovato conforto nel pensiero ch'ella fosse tuttavia vincolata
a lui legalmente. Viveva in casa sua, lui provvedeva ai suoi
bisogni. In cuor suo era persuaso che prima o poi si sarebbe pentita
e sarebbe tornata a lui. Ora tutto era diverso. Siamo gi
marito e moglie, queste parole continuavano a echeggiare dentro
di lui. Si alz a sedere, guardando il buio. Sapeva che secondo
la legge di Dio avrebbe dovuto odiarla, ma non era nella sua
natura, odiare. Gli venne in mente che il suo sentimento per lei
doveva essere quello che i libri profani chiamavano amore. Prov
il desiderio di alzarsi, di andare nella sua stanza e pregarla di
aver piet di lui, e di non mortificare la memoria della sua santa
madre in paradiso. Arriv perfino ad alzarsi dal letto, e a spingersi
fino alla porta, ma qui si ferm.
No,  inutile, mormor tra s. Fa' conto che sia morta,
e ud la propria voce mormorare la preghiera dei morti:
Benedetti i veri giudici...

3.

Il sabato sera Asa Heshel usc per andare da Adele. Aveva gi
parlato con lei per telefono. Si era gi fornito di qualche regaluccio
per il piccolo David: un fischietto di latta, una sciabola di legno,
dei soldatini di piombo, una tavoletta di cioccolato, un sacchetto
di canditi. Quando usc, Dinah era in cucina e stava prendendo
il pasto di commiato del Sabato. L'aria era impregnata
dell'odore di barbabietole, di aglio e di acido citrico. Sua madre
aveva spogliato i nipotini e li stava mettendo a letto. In mezzo
alla stanza, Menassah David nel suo gabbano di satin, un berretto
di velluto sopra lo zucchetto, per met recitava e per met
cantava:

Il Signore disse a Giacobbe,
non temere, mio servo Giacobbe.
Il Signore ha scelto Giacobbe,
non temere, mio servo Giacobbe,
il Signore ha redento Giacobbe,
non temere, mio servo Giacobbe.

La madre domand ad Asa Heshel se dovesse preparargli il
letto, ma lui non era certo se sarebbe tornato, quella notte. Si
era dato appuntamento a mezzanotte con Hadassah. Forse avrebbero
preso il treno per andare a Miedzeshin, da Klonya. Tutto
dipendeva dalla risposta di Fishel. Asa Heshel promise a sua madre
che se non fosse tornato quella sera avrebbe mandato una cartolina.
Era gi dall'altra parte della porta prima d'aver finito di
parlare.
In via Nalevki prese un tram. Qui a Varsavia era ancora possibile
sentir nell'aria la fine del Sabbath. I chassidim passavano
per la strada coi loro berretti di velluto. Qua e l, attraverso le finestre,
si scorgeva la luce delle candele. Via Sienna era debolmente
illuminata da alcuni becchi a gas. In distanza, l'alta ciminiera di
una fabbrica trafiggeva il cielo. Una vecchietta si trascinava lungo
il marciapiede portando un paio di stivali da uomo dentro un
cesto. Da una finestra in alto si udiva strimpellare un pianoforte.
Asa Heshel sost per un momento. Che mondo immenso! Che variet
di destini! Lui era qui, in cammino verso una moglie che
non aveva mai amato, verso un figlio che non aveva mai visto.
Entr nel cortile. Ricordava la casa in cui Adele abitava come
una bella casa, ma ora l'intonaco si stava staccando dai muri. In mezzo
al cortile v'era un bidone per le immondizie ch'era stato incatramato
di recente. Le finestre si riflettevano sull'asfalto come su
uno stagno scuro. Suon il campanello e ud dei passi. Ecco Adele
di fronte a lui. Quasi non la riconosceva. Si era accorciata i
capelli e portava un vestito corto. Il volto era bianco di cipria, e
aveva le sopracciglia depilate. Dalla sua fronte sporgente, il naso
ossuto, il mento aguzzo, emanava un che di tagliente ch'egli aveva
dimenticato da un pezzo. Lei fece un gesto, come per abbracciarlo,
ma si contenne e fece un passo indietro. S, sei tu!
Lo condusse nella stanza nella quale era entrato anni prima,
quando sua madre era venuta a Varsavia. Riconobbe il tappeto, la
scrivania, il sof, perfino i quadri alle pareti.
Siediti. Ho messo a letto David proprio adesso. Voglio che
si addormenti.
S, capisco.
Non hai un bell'aspetto. Io sono ingrassata, con tutte le patate
che abbiamo mangiato. Tre volte il giorno. E ci siamo gonfiati
di acqua.
Non c'erano patate, l dove stavo io.
Quando sei arrivato? Nel bel mezzo del Sabato?
Sono arrivato venerd sera.
Perch non hai telefonato?
Dinah mi aveva detto che non rispondevate al telefono, qui,
il Sabato.
Niente affatto! Sapeva benissimo che mia madre  a Shvider.
Ma immagino che sarebbe stato farmi troppo onore. Chi sono io,
dopo tutto? Soltanto la madre di tuo figlio.
Posso vederlo?
Non ora.  a letto, sta parlando da solo.  molto in gamba!
Fa certe domande che solo un filosofo potrebbe rispondergli.
Bene. Parlami di te. Non sembri affatto invecchiato. Io sono tutta
grigia. Francamente, non credevo che saresti mai tornato.
Sarebbe stato possibilissimo.
Il mio patrigno avrebbe voluto farmi dichiarare moglie abbandonata.
Voleva che mi rivolgessi ai rabbini. Come se questo
fosse il mio principale pensiero... Suo figlio  un medico, e lui
pensava di farci sposare. Ti parler francamente. Perch sei tornato?
Per chi? Immagino che cinque anni dovrebbero essere sufficienti
per prendere una decisione.
Nulla  cambiato.
Adele volse su di lui un paio d'occhi gialli. Capisco. Non
occorre che ti spieghi di pi. Voglio soltanto farti notare una
cosa: il bambino  tuo figlio, e hai certi obblighi verso di lui.
Far ci che potr.
Non ti chiedo nessun favore.  tuo figlio legalmente. Potrei
chiederti il suo mantenimento per tutti questi anni, ma il passato
 passato. Mi costa almeno trenta marchi la settimana. C' scarsezza
di tutto. Avrei cercato un lavoro, ma lui ha bisogno di me.
Va a scuola, ma devo accompagnarlo e andare a riprenderlo. Mia
madre sta diventando molto vecchia. Bene, parlami di te. Che
novit?
Sono il solito disgraziato.
Lei gli gett un'occhiata in tralice, come a soppesarlo. S, era
sempre il solito Asa Heshel. A prima vista, per un momento le
era parso invecchiato, ma questa nuova espressione era immediatamente
svanita. Nel suo volto c'era ancora quel miscuglio di
giovent e vecchiezza ch'ella aveva notato fin dalla prima volta
che lo aveva visto. Provava un forte desiderio di portargli il
bambino, ma decise di aspettare.
Immagino che avrai avuto molte donne, laggi, disse,
stupita delle sue proprie parole.
Qualcuna.
Dunque non sei stato fedele neanche alla tua amata
Hadassah!
Sono cose che non hanno niente a che fare con la fedelt.
No? Questa  nuova. Non gi che io mi preoccupi per lei.
Che cosa conti di fare, adesso, se mi  permesso chiederlo? Pensi
di regolarizzare la situazione? Fishel probabilmente divorzier da
lei. Non pu pi sopportare la sua vista.
E tu mi concederai il divorzio?
Perch no? Ma dovrai pagarmi.
Sai bene che non ho niente.
Ma lei ne ha. Le ha dato un mucchio di denaro, quell'idiota!
Lui si  ingoiato l'intera fortuna dei Moskat. Sarai cos gentile da
darmi diecimila dollari, e d'impegnarti per scritto di passarmi cinquanta
marchi la settimana per il bambino, al cambio corrente.
 tutto?
S, mio caro. Ti ho amato, una volta... Pi di quanto tu non
sappia. Ma ora  tutto finito. Perch corresti sotto le armi? Per
far vedere ad Hadassah che eri un eroe?
Non  pi il caso di ricominciare con questi discorsi.
Bene, e che cos'hai trovato? Che cos'hai concluso? Che cosa
conti di fare a Varsavia? Il calzolaio?
Scusami, Adele, ma sono venuto per vedere il bambino.
Dimmi, quand' che sei arrivato, in realt? Scommetto che
sei qui gi da una settimana.
Perch dici questo?
Conosco i tuoi trucchi. La prima cosa che avrai fatto sar
stata di correre da lei, prima ancora di vedere tua madre.
S,  vero.
Ma che cos'hai, l a sinistra del petto? Un cuore o una pietra?
Una pietra.
S, proprio. Ma come puoi essere cos? Sei davvero cos pazzo
di lei? Oppure odi tutti gli altri?
Per te che differenza fa?
Nessuna. Ma ho pure il diritto di sapere qualcosa, di te, dopo
cinque anni di assenza. Mio Dio, mi sembra un'eternit!
Non ho niente da dire.
Ci nonostante, dopo qualche esitazione, cominci a parlare.
Lei domandava e lui rispondeva. Le raccont dei mesi trascorsi in
caserma, dei quasi tre anni al fronte. Era lungi dall'essere un eroe,
tuttavia era stato molte volte in pericolo di vita. Era stato acquattato
in trincea. Aveva avuto il tifo e la dissenteria. Le confess
tutto: era andato con prostitute; aveva fatto l'amore con la figlia
del proprietario di una segheria vicino a Ekaterinoslav; aveva avuto
una relazione con una maestra giardiniera di Kiev. I suoi discorsi
sembravano ad Adele un guazzabuglio di cose sconnesse: i
pogrom di Petlura e l'universit popolare nella quale lui aveva
insegnato; le bande di Denikin e una biblioteca ebraica al catalogo
della quale aveva lavorato; la rivoluzione bolscevica e un libro di
Hegel che avrebbe dovuto tradurre. Adele ascoltava e si mordeva
le labbra. Sempre la solita vecchia storia: fame, sudice stanze,
sogni oziosi, libri inutili. Eccolo l, ancora senza una professione,
senza un'idea, un progetto; senza un vero affetto per nessuno,
senza responsabilit. Aveva un'aria stanca e triste. Aveva gli occhi
rossi, come avesse trascorso molte notti insonni. Ammise che aveva
passato la notte del suo arrivo con Hadassah a Otwotsk. Poi erano
andati a Miedzeshin. Avevano preso una stanza in casa della suocera
di Klonya. Quella sera avrebbero dormito da Hertz Yanovar.
Il volto di Adele si fece pallido. Non avresti dovuto tornare.
Renderai infelice anche lei.
Temo di s.
Tu sei pazzo, Asa Heshel, pazzo da legare.  vero, non vai
correndo per le strade farneticando, ma sei pazzo ugualmente.
Spero soltanto una cosa: che tuo figlio non prenda da te.
Non ti preoccupare, non mi somiglier. Ci penserai tu, a
questo.
Dio sa se non faccio il possibile. Gi mi fa le stesse domande
che ossessionavano te. Se hai un briciolo di dignit, cerca almeno
che non debba per di pi soffrire nel bisogno.
S, Adele. Cercher. Buona notte.
Matto! Dove scappi? Non eri venuto per vedere il bambino?
Adele usc dalla stanza. Asa Heshel and alla finestra e guard
nel cortile. Com'era buio, com'erano tetri i muri, stagliati contro
il cielo rossiccio, senza stelle; che senso di vuoto, provava, dentro
di s! Non sentiva nemmeno il desiderio di vedere suo figlio.
Adele aveva ragione, era proprio pazzo. D'un tratto cacci fuori la
lingua e con la punta tocc il vetro della finestra, come per convincersi
che c'era davvero. Forse non sarebbe dovuto andare a
quest'appuntamento con Hadassah. Forse lei sarebbe ancora potuta
tornare con suo marito. Che pazzia esser tornato... Senza un Dio,
senza uno scopo, senza un mestiere! Che spaventose responsabilit
si stava assumendo! Per quanto vergognoso potesse essere, gi
si sentiva prendere dall'impazienza.  sempre la stessa cosa sotto
nomi diversi: impazienza, noia, crudelt, vergogna, pigrizia. Tutti
sono ossessionati dalla stessa brama di morire: i rossi, i bianchi,
quell'ufficiale polacco in treno, Abram, Hadassah... Ud dei passi
dietro di lui. Adele era rientrata portando il piccolo David. Il bambino
era in pigiama e a piedi nudi. Si strofinava gli occhi col pugno
e guardava suo padre, pallido, attonito.
Questo  il tuo tatush, gli disse Adele, in polacco. E questo
 tuo figlio.
Asa Heshel guard il bambino. In quell'istante vide pi di
quanto gli avessero rivelato tutte le fotografie che Dinah gli aveva
mostrato. Il bambino gli rassomigliava; rassomigliava a sua nonna
e alla sua bisnonna. Il bambino si strofinava il naso violentemente.
Le labbra cominciarono a tremargli, come quelle di un neonato
sul punto di mettersi a piangere.
Di la mano a pap.
Mamma, ho sonno. E il piccolo David scoppi in lacrime.
Asa Heshel tir fuori i balocchi.
Qua. Questo  un fischio. Questa  una spada. Questo  un
soldato.
Un soldato vero?
No, soltanto per giocarci.
Mamma, voglio dormire.
Che ti prende? Scendi gi. Pesi troppo, non ce la faccio a
tenerti in braccio.
Pos il bambino sul tappeto. Lui rimase l, con i calzoni del
pigiama troppo lunghi, la giacca troppo grande. Aveva i capelli
tagliati cortissimi tranne che sul cocuzzolo, dove restavano alcuni
riccioli biondi. Sbadigliava, si stiracchiava, sbatteva le palpebre.
Asa Heshel lo guardava attonito. V'era una sorta di freschezza,
nel bambino, mescolata ad una strana maturit. Asa Heshel riconobbe
la forma della testa, le orecchie, le tempie, negli occhi quella
precoce espressione di stanchezza di vivere. Sent gonfiare dentro
di s un improvviso amore per questo bambino imbronciato. In
quell'istante afferr per la prima volta il significato dell'espressione
essere padre. No, non devo, non posso osare di legarmi
a lui, pens. Lei ne approfitterebbe per ricattarmi per tutta
la vita. Si chin e baci sulla fronte il piccolo David.
David caro, sono il tuo pap. Ti voglio bene...
Il bambino gli diede un'occhiata furtiva, con una espressione
quasi adulta. Un sorriso balen nei suoi occhi lacrimosi. Resta
qui...
...
PARTE OTTAVA.

CAPITOLO PRIMO.

Durante gli anni che Asa Heshel aveva trascorso al fronte e poi
in Russia, Hadassah si era staccata dalla famiglia. Suo padre si era
risposato. Le sue zie Saltsha e Regina Ester si erano messe dalla parte
di Fishel. Di tutta la famiglia, soltanto tre cugine venivano a farle
visita ad Otwotsk, o s'incontravano ogni tanto con lei a Varsavia:
Masha, Stepha e la figlia pi giovane di Pinnie, Dosha.
Masha si era convertita al cristianesimo. Suo padrino al fonte battesimale
era stato il suocero, Pan Zazhitsky. Andava in chiesa tutti i
giorni. Reb Moshe Gabriel osserv una settimana di lutto rituale
per sua figlia, come se fosse morta. Lia scrisse dall'America che la
ripudiava. Gli zii e le zie sputavano all'udir menzionare il suo nome.
Ma Hadassah non poteva odiare una donna che aveva fatto un
simile sacrificio per amore. Quanto a questo, era forse qualcosa di
meglio, lei? Non era forse venuta meno ai suoi voti coniugali? Chi
 senza peccato scagli la prima pietra. E poi, che differenza c'era tra
una religione ed un'altra? Forse che gli ebrei e i cristiani non pregavano
lo stesso Dio? Quando Asa Heshel era in Svizzera, Hadassah
aveva pensato spesso di entrare in un monastero e passare il resto
della sua vita in santa solitudine, come facevano le ragazze cristiane
deluse nelle cose del mondo. Se era contraria all'apostasia era per
una ragione soltanto: erano gli ebrei, i perseguitati, non i cristiani. Se
ci che aveva detto l'Evangelista era vero, che gli oppressi avrebbero
ereditato la terra, allora i veri cristiani erano gli ebrei.
Quando Masha si convert, Hadassah ruppe i rapporti con lei,
ma non per molto. Masha cominci a scriverle a Otwotsk. Soffriva
e si sentiva sola. Hadassah venne a Varsavia per incontrarla, e apprese
che la famiglia di Yanek non le aveva mai perdonato la sua origine
ebraica. Il suocero si lamentava, tossiva, e imprecava per tutta
la notte, imputando a suo figlio la propria malattia. La suocera le
aveva dimostrato il suo odio fin dal primo giorno. La cognata la
evitava. Dopo un certo tempo Yanek e Masha presero in affitto una
stanza a Mokotov e andarono a vivere per conto loro, ma la situazione
non miglior di molto. Nessuno voleva i quadri di Yanek. Chi
aveva tempo di occuparsi d'arte, durante la guerra? Yanek mandava
i suoi quadri alle mostre, ma non tornavano mai indietro. Se
ne restava per giorni e giorni nella stanza, allungato su una branda,
a leggere i giornali, e a ripetere che lui era un buono a nulla, che
non avrebbe avuto il diritto di prender moglie. Masha trov un posto d
i commessa da un fioraio, ma il lavoro la deprimeva e minacciava
di farle venire un esaurimento. La maggior parte dei clienti
ordinavano corone per funerali. Masha cominci a soffrire di crampi
e di incubi. Tra marito e moglie cominciarono i litigi; e quando
era infuriato la chiamava sporca ebrea!
Hadassah e Masha si vedevano regolarmente una volta la settimana.
Le cugine se ne andavano in un ristorante gentile, lontano dal
quartiere ebraico, e pranzavano insieme. Pagava sempre Hadassah.
Una volta Masha le arriv a Otwotsk in piena notte. C'era stato
un violento litigio, e Yanek l'aveva afferrata per il collo e minacciata
con un coltello. Le due ragazze erano rimaste a parlare fino all'alba,
e Masha aveva sfogato tutta la piena del suo animo. Yanek
non aveva voglia di lavorare. Era una pappamolla. Aveva un vizio
di cuore e spesso parlava di uccidersi. Non reggeva l'alcool e tuttavia
non riusciva a far a meno della bottiglia. Si era disgustato della
pittura e aveva bruciato tutte le sue tele. Era convinto che i suoi
colleghi, Mlotek e Rubenlicht complottavano contro di lui per vendicarsi
del fatto che lui aveva sposato una ragazza ebrea. Masha gli
aveva consigliato di farsi visitare da un neurologo e lui l'aveva accusata
di volerlo internare al manicomio.
Quando i tedeschi avevano promesso alla Polonia l'indipendenza,
e reclutato uomini per l'esercito tedesco-polacco, Yanek si era
presentato volontario. Suo padre era morto poco tempo prima.
Yanek era stato mandato in osservazione all'ospedale militare, quindi
era stato rilasciato per motivi di salute. Subito aveva concepito
un grande risentimento verso i tedeschi, e aveva fatto domanda per
entrare nell'organizzazione militare polacca di Pilsudski. Qui, per
la prima volta, ebbe fortuna. Fu addetto al servizio segreto. Dipinse
il ritratto agli aiutanti di Pilsudski alcuni dei quali comandavano
la brigata Pilsudski in Ungheria. Cominci a guadagnare, e a portare
a casa degli amici che, pur essendo in borghese come Yanek, si
chiamavano T'un l'altro capitano, maggiore, e colonnello.
Bevevano, cantavano inni patriottici, si arricciavano i baffi, baciavano
la mano a Masha, e piangevano lacrime d'ubriachi sul destino
della patria polacca, che da pi d'un secolo era divisa tra quei porci
di russi, prussiani e austriaci. Sapevano che Masha era ebrea, e
perci parlavano sempre dei famosi patrioti ebrei della Polonia,
Samuel Zbitkover e il colonnello Berek Yosselevich, e giuravano che
la Polonia sarebbe stata un paradiso per il tormentato popolo ebreo,
come avevano predetto i poeti Mickiewicz, Norvid, e Wyspianski.
Quando i tedeschi arrestarono Pilsudski, Yanek, che non aveva mai
scritto poesie, si commosse al punto da comporre una canzone, che
fu stampata nel giornale clandestino dell'organizzazione militare.
Dipinse anche un epico ritratto di Pilsudski alla testa della sua
brigata. Masha non si considerava certo una critica d'arte, ma perfino
lei poteva vedere che quel quadro non era altro che una rozza
imitazione di Matejko. Gli amici ebrei di Yanek gli davano dell'imbrattatele.
Yanek era furioso contro di loro, contro Masha, e contro
gli ebrei in generale, che, diceva, non erano che un mucchio di
anarchici e di degenerati. Aveva preso in affitto uno studio, e a
volte se ne stava via di casa per intere giornate e nottate. Scriveva
a Masha lunghe lettere sul suo amore per lei, che non sarebbe mai
morto, e delle sue disillusioni a proposito delle donne, degli ebrei,
del raggiungimento di una vera giustizia. Citava le opere antisemite
di Lutoslawski, Nowaczynski, e Niemojewski. Cantava le lodi di
Pilsudski, che chiamava il Messia. Arrivava a casa nel cuore della
notte, ubriaco fradicio, s'inginocchiava accanto al letto di Masha, e
piangeva. Angelo mio! Sono un peccatore! Non mi respingere!
Anima pura e santa! Poi, quando Pilsudski fu liberato dalla fortezza
di Magdeburgo, e fu dichiarata l'indipendenza polacca, Yanek
fu nominato maggiore dell'esercito polacco e divenne un visitatore
assiduo a palazzo Belvedere.
Il suo ritratto di Pilsudski fu appeso tra le opere degli antichi
maestri polacchi; la sua canzone divent una marcia popolare
nell'esercito. Ottenne un appartamento nell'elegante viale Uyazdov.
Con Masha si era rappacificato. Aveva un attendente e due cameriere.
Colonnelli, generali, diplomatici erano ospiti frequenti in
casa sua. Masha andava a cavallo nel parco Lazhenki. Smise di scrivere
ad Hadassah, e non veniva pi a trovarla ad Otwotsk. Hadassah
non aveva mai visto il suo nuovo appartamento. Madame Masha
Zazhitska divenne una figura eminente nella societ della nuova
Polonia. La sua fotografia appariva sui giornali illustrati. Era invitata
a far parte di comitati femminili. Ebbe una carica onorifica
nella Croce Rossa. Hadassah era rimasta la moglie di Fishel Kutner
e aspettava il ritorno dell'oscuro studente di yeshivah disperso chiss
dove tra i bolscevichi. Spesso Masha si rimproverava d'aver cessato
i suoi rapporti con Hadassah. A volte, di notte, si svegliava
di soprassalto, per il rimorso di coscienza, e faceva il proponimento
di cercare Hadassah il giorno dopo, di restituirle i pochi marchi
che le doveva, di comprarle un regalo, e d'invitarla a casa sua. Ma
poi, il giorno dopo era cos pieno d'impegni e di cose da fare che
si dimenticava completamente di Hadassah. Passavano settimane e
settimane senza che mai le venisse in mente di essere la nipote di
Reb Meshulam Moskat e la figlia di Reb Moshe Gabriel, e che suo
fratello Aronne, da poco sposatosi a Varsavia, era il genero di Kalman
Chelmer. Masha provava pena per gli ebrei, ma le sembrava
insensato immischiarsi di quella curiosa gente, con i suoi mali, la
sua corruzione, le sue complicazioni. Tutto le appariva come un
tremendo pasticcio: il comunismo, il mercato nero, l'ateismo, il fanatismo
religioso. La sua famiglia era diventata povera; sua madre
andava errando per l'America col suo innamorato plebeo. No,
non c'era proprio niente da rimpiangere. Ora che Yank aveva fatto
carriera, ora che i suoceri erano morti, e la Polonia era divenuta
uno Stato indipendente, Masha aveva un solo desiderio: bruciare
tutti i ponti dietro di s.
...
CAPITOLO SECONDO.

1.

DAL DIARIO DI HADASSAH.

26 giugno. Oggi  stata una delle pi tristi giornate della mia vita.
Posso paragonarla soltanto al giorno in cui mi sposai. Fishel ha divorziato
da me. Ho passato tutto il giorno dal rabbino, seduta su una
panca. Il segretario scriveva su una pergamena con una penna d'oca.
Hanno dato istruzioni ai due testimoni su come vergare la propria
firma alla maniera tradizionale. Quando mi rivolgeva la parola, il
rabbino usava il tu ufficiale. Adoperava parole cos strane,
mezzo ebraico e mezzo yiddish. Consultava grossi volumi, e mi ha dato
il suo fazzoletto come amuleto. Non mi dispiaceva di certo, che
tutto fosse finito, ma ho pianto ugualmente. F.  stato per tutto il
tempo seduto voltandomi le spalle, e si dondolava, come se stesse
pregando. Io non facevo che pensare alla morte ed a mia madre. Ho
dovuto alzarmi e tendere le mani unite, e quando F. vi ha posato
il documento del divorzio, mi ha dato una strana occhiata. Poi gli
orli del documento sono stati tagliati con un temperino, e il rabbino
mi ha detto: Se desderi sposarti, dovrai aspettare tre mesi
e un giorno.
Temo che dovr aspettare pi di tre anni. Adele non gli conceder
mai il divorzio.

3 luglio. Oggi si  avverato un nostro antico sogno. Siamo a Zakopane.
Lui ha visto montagne pi alte,  stato sulle Alpi, ma io vedo
le montagne per la prima volta. Sono anche pi belle di quanto le
avessi immaginate. Una montagna sorge d'un tratto, e poi scompare
come se la terra l'avesse ingoiata. I boschi sulle pendici delle
montagne mi sembrano come barbe verdi. L'albergo  molto rumoroso.
Tutti sbattono le porte.  terribile, la quantit di roba che ti
danno da mangiare, eppure le donne si lagnano che non ne hanno
abbastanza. Le ragazze ridono cos forte che la notte non si pu dormire.
Asa Heshel  molto irrequieto. Ha detto che l'ebreo moderno
non  un essere umano.  talmente pieno di contraddizioni. Sembra
contento che io sia la sua amante e non sua moglie. Se sapesse quanto
debbo soffrire a causa di questo! L'impiegato ci ha chiesto i documenti,
e ha visto subito che non eravamo sposati. C' molta gente
di Varsavia, qui. Appena entriamo nella stanza da pranzo, tutti
ammutoliscono.

La sera.  andato a fare una passeggiata da solo. Abbiamo avuto
un'altra discussione. Caro Dio, perch dobbiamo litigare tanto!
Invece di riposarsi,  sempre irritato e teso. Non dice una parola alla
gente che siede alla nostra tavola. Il denaro per questo viaggio, ha
dovuto farselo imprestare, visto che si rifiuta di spendere quello che
io ho avuto da F. Gliel'ha imprestato Gina.

8 luglio. Ieri c' stata grande agitazione nell'albergo. Un soldato
dell'armata di Haller ha aggredito il proprietario e gli ha tagliato la
barba. Adesso il poveretto va in giro con una guancia fasciata. Non
ho dormito per tutta la notte. Asa Heshel ha mugolato e si  agitato
fino all'alba.

9 luglio. Le donne qui vanno in giro mezzo nude.  strano che le donne
ebree debbano essere tanto pi liberate delle polacche. Mi hanno
gi domandato perch non porto gli short. Tutte le gentili portano
vestiti. A.H. e io siamo cos timidi. Io mi vergogno perfino di fare
il bagno quando ci sono uomini. Asa Heshel va in giro tutto il
giorno in giacca e cravatta.

13 luglio. Grazie a Dio ce ne siamo andati dall'albergo. Ora stiamo
nel villaggio di Zavojan, presso il Babia Gora.  una montagna enorme,
isolata dalle altre. Al tramonto fuma come un vulcano.
Dicono che qui si vedono delle aquile, a volte. C' un solo guaio:
che nel letto ci sono le pulci. Questi contadini sono cos sporchi.
Una specie di pentola fissa  costruita direttamente dentro il
forno, e vi cuociono, tre volte il giorno, orzo e patate. La nostra
stanza  piena di immagini sacre. Il contadino possiede tre vacche
ed alcune pecore, ma le tiene su nella montagna. Quaggi non
v' abbastanza foraggio. Prima della guerra i contadini di qui
andavano in Ungheria ogni estate, per lavorare nei campi. Adesso
la frontiera  chiusa. Tre figlie del padrone sono a servizio a
Cracovia, presso famiglie ebree.

14 luglio. Ogni volta che parlo di avere un bambino, diventa furioso.
Non vuol dare origine a nuove generazioni. L'umanit potrebbe
anche perire, per quanto gliene importa. Non riesco a capire
perch debba essere cos pessimista. In particolare, ha una gran
paura di avere una bambina. Dev'essere una conseguenza dei suoi
studi talmudici, bench anche il nonno Meshulam avesse studiato
il Talmud, eppure voleva bene alle sue nipoti. Come pu amarmi,
se la pensa cos, delle donne? Quando lo sento parlare a questo
modo mi vien da piangere. Sembra disilluso in tutto. Pure, certe
volte  cos allegro, e scherza come un bambino.

15 luglio. Non ho dormito per tutta la notte. Le pulci mi tormentavano.
Lui si  svegliato nel cuore della notte ed ha esaminato il
pagliericcio con una candela. Malediceva tutto e tutti, e rimpiangeva
di essere tornato dalla Russia. Ha detto che sarei stata molto
pi felice se fossi rimasta con F. Mi sono messa a piangere. Mi ha
baciato per un pezzo, continuando a giurarmi che mi amava pi di
qualunque cosa al mondo.  sincero, ma il suo amore  cos incerto.
Cambia i suoi progetti da un momento all'altro. Prima vuole
andare in Palestina, poi vuol tornare in Svizzera. Certe volte vuole
che ci stabiliamo a Otwotsk, poi vuole prendere un appartamento
a Varsavia. Ora ha deciso di non pi presentarsi al servizio militare,
se dovessero chiamarlo. Posso ben capire ci che prova,
ma imboscarsi non  dignitoso. Dopo tutto, noi ebrei viviamo in
Polonia ormai da molti secoli.

16 luglio. Ha ottenuto il posto al seminario teologico, il Tachkemoni.
Abbiamo ricevuto una lettera di Hertz Yanovar. Grazie a
Dio, ora avremo di che vivere, anche se ancora non sappiamo
quanto gli daranno. Qui la vita  a buon mercato. Si possono
avere delle fragole quasi per nulla, e sono dolcissime. Anche il burro.
Le ragazze tornano dalla foresta con grandi fasci di legna. Prima,
Asa Heshel non voleva saperne, di questo impiego, considerava
ipocrita insegnare in una scuola religiosa, ma ora sembra contento.
Potr forse servirgli per non andare sotto le armi, poich gli allievi
del seminario sono esentati, e forse anche i professori. Oggi mi ha
promesso che far tutto il possibile per divorziare da Adele. Ha perfino
detto che magari mi lascerebbe avere un bambino, se potessi
garantirgli che sar un maschio. Come se dipendesse da me!

17 luglio. Ho ricevuto una lettera di Masha. Si  ricordata d'un tratto
che sono sua cugina. Ha ragione il proverbio: Quando ci sono
guai, si ricorre agli ebrei. Yanek la rende infelice. Ora  stato nominato
colonnello e deve partire per il fronte. Lei non dice mai le
cose apertamente, usa sempre dei giri di frase. Vuole che vada da
lei a Villanov.  circondata da un mucchio di generali con le mogli.
Non ci andr, bench Yanek potrebbe essere utile ad Asa Heshel.

6 agosto. Oggi  il mio compleanno. Ventisette anni. Fra tre anni ne
avr trenta.  fantastico. Come hanno fatto a passare questi anni?
Sembra un sogno. Una volta pensavo che a quest'et uno diventa
molto intelligente. E invece sono ancora cos immatura sotto ogni
punto di vista. A volte mi sembra che tutto ci che posso fare sia
amare e soffrire.
Gli avevo accennato diverse volte al mio compleanno, ma ero
certa che se ne sarebbe dimenticato, e infatti cos  stato. Quando
mi sono alzata, stamattina, non ho detto una parola. Nemmeno lui
vi ha fatto cenno, e avevo deciso di non dir niente. Ma sono cos
debole di carattere. A colazione gliel'ho detto, e lui mi ha dato un
bacio. Speravo che nel pomeriggio mi desse qualcosa, un fiore,
una tavoletta di cioccolato, ma se n' dimenticato di nuovo.

7 agosto. Il contadino ha portato un giornale di Cracovia. Sono in
corso grandi combattimenti. L'esercito polacco sta subendo gravi
perdite. Il villaggio  stato invaso da strani uccelli. Mangiano il grano
nei campi; e i contadini dicono che parlano come creature umane.
Stridono continuamente: Day yeshch, day yeshch (Date
cibo, date cibo). Dopo il raccolto scompaiono. Il nostro contadino
 un vecchio molto bonario.  basso, e si carica sulle spalle dei
lunghi alberi che abbatte nel bosco.  quasi innamorato di me,
pover'uomo! Ogni volta che mi vede si toglie il suo buffo cappelluccio.
Mi racconta delle storie ungheresi, e di un fantasma che nelle notti
d'estate sorge dal fiume nelle sembianze di un vitello, e canta
delle canzoni per attirare qualcuno nel fiume.
Tre quarti dei contadini, dice, fanno la fame prima del raccolto,
e devono comprare il pane dal fornaio. Questa  considerata una
iattura. A quanto pare, qui vi sono dei comunisti. Il vecchio parteggia
per loro. Dice che in Russia i contadini non devono pagare le
tasse. Se le dicesse un ebreo, queste cose, sarebbe terribile, ma i
contadini non hanno paura di niente. Sua moglie ha un caratteraccio.
Si lamenta che nel villaggio muore troppo poca gente, ed  per
questo che c' tanta miseria.

9 agosto. Oggi siamo andati sulla montagna, nel posto in cui il contadino
tiene le sue vacche. La figlia vive sempre lass, con gli animali.
In mezzo alla stalla c' una specie di forno fatto con pietre.
Tutto sembra come migliaia d'anni fa. Lei dorme sul fieno. Ci sono
dei vasi di coccio pieni di latte cagliato. Lei si alza alle quattro del
mattino per andare a far erba. Non c' abbastanza pastura. Asa Heshel
era entusiasta di tutto. Ha detto che gli sarebbe piaciuto vivere
lass con me. La ragazza era vestita di cenci. Si  innamorata di lui,
e lo dimostrava cos apertamente che sembrava lei stessa una vacca...
Mi veniva da ridere. Gli ha dato una tazza di latte caldo, appena
munto, e non ha voluto niente.

10 agosto. Siamo rimasti svegli fino all'alba. Lui non crede a nulla,
n a Dio, n all'umanit. Tutto  cos nero. Il tempo  stato bellissimo
sino ad ora, ma oggi il cielo  tutto nuvolo, e il Babia Gora
era tutto coperto di nuvole. Lui  andato alla posta. Mi sentivo cos
depressa, senza sapere il perch. Devo controllarmi, smettere di
piangere. Temo che lui non sappia che cos' l'amore. Conosce soltanto
la passione fisica.

2.

Un giorno di agosto Siamo di nuovo a Otwotsk. Il viaggio  stato
terribile. Il treno era pieno di soldati. I bolscevichi stanno attaccando
da tutte le parti. Asa Heshel deve presentarsi dopodomani al
distretto militare. Ha ottenuto il posto al seminario e anche in un
ginnasio femminile, il Chavatseleth. Ma ora deve lasciare tutto. Caro
Dio, da quando lo conosco  sempre stato sotto le armi. Klonya ha
avuto un aborto. Yanek  rimasto ferito al fronte. Ho un solo desiderio:
addormentarmi e non svegliarmi mai pi.

Marted. Ci siamo alzati all'alba e siamo andati a Varsavia. Il distretto
militare  in via Zlota. Fuori c'era una lunga fila di reclute in attesa.
Io ero l'unica donna. I gentili prendevano in giro i ragazzi ebrei.
Io stavo vicino a lui, e mi sentivo molto triste. Com'era diverso, lui,
da tutti gli altri. I ragazzi facevano subito conoscenza, parlavano, ridevano,
si offrivano sigarette, mentre lui non rivolgeva la parola a
nessuno. Ha passato tutto il tempo leggendo un libro. Era ostile anche
verso di me, come se tutta quella faccenda fosse colpa mia. Ero
sicura che l'avrebbero respinto, invece lo hanno accettato. La settimana
prossima deve presentarsi al centro di raccolta.

Gioved.  venuto a Otwotsk ieri sera, e stamattina  ripartito per
Varsavia. Aveva dormito da sua madre, non da Gina. Non avevo
neanche potuto telefonargli. Perch  cos segreto in tutto? Sono tutti
quanti dalla parte di Adele. Appartengono tutti alla stessa cricca,
mentre io ne sono fuori. Non rester qui a Otwotsk, quando lui sar
partito. Far l'infermiera.

Venerd. Sarebbe dovuto venire oggi, ma  l'una dopo mezzanotte e
non  ancora qui. Non ha nemmeno scritto una cartolina. Sapevo che
avremmo avuto ogni sorta di guai, ma non avrei mai immaginato che
avremmo litigato tanto. Si rinchiude in se stesso ed  impossibile
parlargli. Certo,  in una situazione difficile, ma forse che io sto tanto
meglio di lui?

Sabato sera. Stamane sono andata a trovare Klonya a Miedzeshin.
Com' tutto diverso, da loro! Vladek  al fronte, ma nessuno ne fa
una tragedia. C'erano anche i genitori di Klonya. Ho pranzato con
loro. Era il compleanno di sua suocera. Non avevo mai visto una torta
cos enorme, grande come una madia. Dopo mangiato hanno fatto
un gioco. Hanno formato un circolo, come bambini. Chi era fuori
doveva pagare un pegno. Il padre di Klonya ha dovuto dare il
suo orologio, e il giudice gli ha detto di darmi un bacio. Il vecchio
 diventato rosso come un bambino, e io non potevo trattenermi
dal ridere. Come invidio questa gente semplice!

Domenica sera. Ieri sera tardi  arrivato. Non so che cosa gli fosse
successo, ma era allegro e discorsivo, e mi ha perfino portato un
regalo, le poesie di Leopold Staff. Oggi sono venuti a trovarci lo zio
Abram e Hertz Yanovar. Tutti dicono che la guerra finir presto,
prima che lui termini il periodo di addestramento. Zio Abram,
Hertz, e lui, hanno preso dei bastoni e delle scope e si sono messi a
marciare come soldati. Ho scritto una lettera a Masha.

Mercoled. Si  presentato al centro di raccolta, vicino a Shiletz. Nessuno
pu andare a trovarli. La notte scorsa ho dormito da Ida, nello
studio. Lo zio Abram dorme con lei nella stanza da letto. Ero distesa
sulla mia branda e non riuscivo a prender sonno. Sopra di me, attraverso
il lucernario, vedevo le stelle, e mi sentivo come in cielo.
Ida  tutta grigia. C'era la luna, e i quadri alle pareti sembravano
prender vita.

Gioved. Oggi sono andata al centro di raccolta e gli ho parlato. Masha
aveva telefonato a un colonnello e mi aveva ottenuto un permesso.
 stato felicissimo di vedermi.  un enorme edificio circondato
da una palizzata. Le reclute passeggiavano per il cortile come prigionieri.
Tutti mi guardavano. Ero l'unica donna in mezzo a centinaia
di uomini. Non fosse stato per il soldato che mi accompagnava, mi
avrebbero fatto a pezzi. Il soldato ha aperto la porta e ho visto Asa
Heshel. Non vi sono letti, ma semplici cuccette lungo le pareti, una
sopra l'altra. Lui se ne stava seduto sopra una cassetta, leggendo il
suo libro favorito, l'Etica di Spinoza. Vedendomi  rimasto trasecolato.
Io avrei voluto baciarlo, ma tutti ci guardavano. Siamo usciti
nel cortile e tutti ci fischiavano dietro.

Kosh ha-shan. Asa Heshel  a Zhichlin. Non sono mai stata cos
sola in una festivit. Shifra  andata a sentir suonare il corno d'ariete,
ma io che diritto ho di entrare in una sinagoga? Io, una donna che
conduce una vita di peccato? Temevo che mi avrebbero scacciata.
Ho mandato a pap una cartolina d'augurio per il Nuovo Anno, ma
sino ad ora non mi ha risposto. Klonya mi ha invitata a Miedzeshin,
ma proverei vergogna a star da loro durante la nostra festivit. Ho
perduto tutto: genitori, religione, ogni sostegno. Le foglie del ciliegio
nel cortile cominciano a seccare.

La notte successiva a Yom Kippur. Masha ha passato qui tutta la giornata.
La sua vita non  molto meglio della mia. Yanek  all'ospedale;
ha riportato una leggera ferita ad una coscia. Mi ha raccontato cose
terribili di lui.  diventato un vero antisemita. Lei pensa di
andare in America da sua madre. Siamo andate a piedi fino a
Shrudborov. Io ho digiunato; anche Masha non ha voluto mangiare.
Ho pregato con il libro di preghiere della mamma, e Masha
ha pregato con me. Strano, ricorda ancora l'ebraico, anche meglio
di me. Sogno la mamma tutte le notti.  morta e viva nello
stesso tempo, e piange.  possibile che conosca la mia situazione?
Durante il giorno mi cpita assai di rado di pensare a lei. Ho spedito
la domanda per fare l'infermiera, ma ancora non ho avuto
risposta. Ho sentito che non accettano ebree.

Mercoled. Pilsudski sta davvero salvando la Polonia.  quasi certo
che Asa Heshel non dovr andare al fronte. Ne sono contenta,
ma in certo modo avrei desiderato che fosse tra i liberatori della
Polonia. Noi donne vogliamo sempre che i nostri uomini siano degli
eroi. Che cosa sciocca. Ho ricevuto una sua cartolina da Zhichlin.
Scrive sempre cos poco.

12 novembre. Oggi sono tornata da Zhichlin. Sono stata l quattro
giorni. Com' buffo, con l'uniforme! Gli hanno dato degli indumenti
troppo grandi. I soldati non fanno niente tutto il giorno.
Sanno che presto saranno congedati. Lui ha ottenuto un permesso,
e abbiamo dormito in un albergo. Mi ha presentato come sua
moglie, e tutti mi chiamavano signora Bannet.

16 novembre. Ho ricevuto una lettera da Adele. Deve avergliela
dettata sua madre.  piena di maledizioni e di minacce. Caro
diario, metto la lettera tra le tue pagine, che vi rimanga come prova
delle mie sofferenze.

La sera. Un pensiero mi ossessiona:  giusto quel che ho fatto? Ho
il diritto di separarlo dal suo bambino? Tutti trovano che ho commesso
un delitto. Anche quelli che si considerano progressisti.
Parlano e leggono tanto dell'amore, ma quando si viene al dunque
sono tutti un mucchio di fanatici. Rosa Frumetl va in giro a
dir male di me. Lo fa sistematicamente. Va di casa in casa. Vengo
sempre a saperlo. Ho sempre pregato Dio di guardarmi dall'odio,
ma  sempre pi difficile astenersi dall'odiare. Caro Dio, perdono
a tutti. A volte mi sento come se avessi il collo entro un nodo scorsoio.
Se parlo di queste cose, con lui, si irrita.

Avevo pensato che quando c' l'amore, c' partecipazione in tutto,
ma lui  diverso anche sotto questo riguardo.  sempre occupato
nei suoi pensieri, e non dice niente.  come se stesse sempre
aspettando qualcosa e non avesse pazienza per altro. Perfino le sue
lettere sono scritte in fretta.

Luned. Oggi Shifra mi ha detto che mi lascia. Si sposa. Con Itchele.
 tornato a lei, dopo tutto. E d'altronde non avrei potuto permettermi
di tenerla. Ma non sar facile, senza di lei. Mi ha quasi allevata,
bench abbia soltanto cinque anni pi di me. Fintanto che
c'era lei, mi pareva che la mamma fosse ancora con me. Quando mi
chiamava signora, mi pareva che stesse parlando alla mamma.
Le dar una mia spilla.

Marted. Oggi ha piovuto tutto il giorno. Lui dovrebbe tornare questa
settimana, ma tutto  cos indefinito. Non posso pi sopportare
Otwotsk, ma a Varsavia mi sono chiuse tutte le porte. Adele nelle
sue lettere mi chiama sgualdrina. Probabilmente sono tale agli
occhi di tutti.

Lui potrebbe aiutarmi molto. Il suo amore mi compenserebbe di
ogni cosa. Altre donne sono cos sicure di se stesse e dei loro mariti.
Ma io, che ho sacrificato tanto, sono sempre nel dubbio.
...
CAPITOLO TERZO.

1.

La terza sera di Hanukka, Bashele frisse dei tortelli. Chaim Leib,
il carbonaio, ch'ella aveva sposato dopo il divorzio da Koppel, era
uscito subito dopo cena per andare a giocare a carte da certi vicini.
Bashele aveva messo troppo olio nella lampada hanukka, e un solo
lucignolo che ancora scoppiettava. Grattugi le patate e mise dello
strutto nella padella. Ben presto l'aria della cucina s'impregn del
puzzo di fritto. Inutilmente Bashele pregava sempre i figli di starsene
nel soggiorno, loro preferivano il calore accogliente della cucina.
Manyek, il figlio sposato, che lavorava come contabile in una
fabbrica di aceto, era seduto sull'orlo della branda dove dormivano
Yppe e Teibele. Vicino a lui era seduta Rita, sua moglie. Manyek
era un dandy. Si pettinava con la scriminatura e odorava di brillantina.
Portava il colletto duro e la cravatta con un nodo piccolissimo.
Quando si sedeva si tirava su i pantaloni con gran cura, per
non guastare la piega. Aveva una certa reputazione per le sue maniere
eleganti. Le donne di Praga andavano pazze per ballare con
lui un tango, uno shimmy, o un fox-trot. Era per questo che Rita non
lo perdeva d'occhio. Lei, da parte sua, era una donnina scura, dalle
labbra carnose e piccoli occhi brillanti, con una certa tendenza ad
ingrassare. Le altre ragazze di Praga non riuscivano proprio a spiegarsi
che cosa Manyek avesse visto in lei.
Che cos'ha di bello? si domandavano. La faccia, no, la figura,
no. Sembra una bambola imbottita.
La figlia maggiore di Bashele, Shosha, aveva ora ventiquattro
anni. Andava in giro con un chalutz(1) che si preparava ad emigrare in
Palestina. Era il destino di Shosha: tutti i giovani che provavano
attrazione per lei erano degli idealisti. Quanto a lei, era una ragazza
di casa. Non leggeva i giornali, e a malapena sapeva la differenza
tra un socialista e un sionista. Aveva smesso di andare a scuola
allo scoppio della guerra, ed era rimasta in casa ad aiutare la madre
nelle faccende domestiche. Ora si era impiegata in una confetteria
di via Senator. Era sembrato che Shosha sarebbe diventata una vera
bellezza, ma c'era qualcosa che non andava. Aveva lineamenti
troppo infantili e un petto troppo sviluppato. Quando non aveva
altro da fare, si metteva a leggere forte i suoi libri di scuola: storie
di re, di cacciatori, di spiriti dei boschi. Bashele si lamentava:
Ma guardatela! Come una bambina di sette anni!
Era stato quasi un miracolo che finalmente fosse comparso un
giovanotto. Si chiamava Simon Bendel, e veniva da Dinev, in Galizia.
Era un giovanottone gigantesco, con fitti capelli nerissimi e
ricciuti, una faccia lunga e stretta, un mento aguzzo, e un collo
lungo e sottile. La sua tenuta abituale era una casacca, calzini e
cinturone militari, e alte uose sopra i pesanti scarponi. Suo padre
possedeva un po' di terra. Simon sapeva arare, seminare, mungere
le vacche ed andare a cavallo. Alla fattoria di chalutzim di Grochov
gli avevano detto che non avevano pi nulla da insegnargli, e che
era perfettamente in grado di andare a lavorare in qualche colonia
agricola in Palestina. L'unica cosa che gli mancava, ormai, era il
nulla-osta. Ogni volta che veniva a Varsavia da Grochov passava
tutto il tempo con Shosha. Le aveva insegnato a parlare l'ebraico
con accento sefardita, e la portava con s alle riunioni dei Giovani
Pionieri. Shosha rincasava a notte tarda, e Bashele le domandava:
Ti sei divertita?
Cos cos.
Di che cosa hanno parlato?
Di un po' di tutto.
E pensi davvero di andare in Palestina?
E perch no?  la nostra patria.
Per la festa di Hanukka Simon aveva portato un regalo a Shosha.
Era una Stella di David d'argento con una catenina da appendersi
al collo. Adesso era seduto sull'orlo di una sedia in cucina, senza
mai staccare i suoi grandi occhi neri da Shosha. Manyek lo guardava
curiosamente, domandandosi che cosa mai potesse vedere in
Shosha. Per lui era un continuo motivo di sorpresa il fatto che sua
sorella avesse testa a sufficienza per vendere tavolette di cioccolato.
Rita continuava a lanciare occhiate a Simon, e a rivolgergli domande
come:  vero che la sabbia in Palestina  molto calda?
 vero che gli arabi sono molto belli?  vero che laggi bisogna
comprare l'acqua a mezzi litri?
Simon rispondeva a tutte le domande da competente. Trasse di
tasca una carta geografica, la spieg, e, puntando col dito, dimostr
come la terra poteva essere irrigata artificialmente, e come il deserto
si poteva trasformare in terra fertile. Snocciol una quantit di
nomi ebrei di colonie e di fattorie, parlando come uno che in Palestina
vi fosse nato.
Shosha non faceva che sorridere per tutto il tempo. Simon,
disse, raccontami quella storia dell'arabo con sei mogli.
Ma se l'ho gi raccontata!
Raccontala di nuovo. Oh, mamma,  talmente buffa!
Yppe, che era pi giovane di Shosha, era storpia.
Fin dall'infanzia, aveva una gamba sottile come un bastone, che
teneva entro un'armatura artificiale. Era piccola, scura, brutta e di
cattivo carattere. Lavorava in una fabbrica di collane. Adesso era
seduta su un basso sgabello, e infilava dei coralli che si era portata
a casa. La bellezza della famiglia era la quattordicenne Teibele.
Frequentava la quarta classe. Era seduta al tavolo del soggiorno,
studiando matematica. Era particolarmente dotata, per questa materia.
Aveva preso da suo padre. Quando si arrabbiava con lei, la madre
sbraitava: Tutto suo padre sputato!
Mentre Bashele, davanti al fornello, rivoltava i tortelli, ud dei
passi familiari fuori della porta. Tese l'orecchio. Non era Chaim
Leib, il suo passo era pi pesante. Si ud bussare alla porta. Kto
tam? Chi ?
Non vi fu risposta. Lei tolse il chiavistello alla porta e si fece
bianca come il gesso. Sulla soglia c'era Koppel. Col passar degli anni
era in certo modo ringiovanito e invecchiato nello stesso tempo.
Portava un soprabito chiaro, un cappello color crema, scarpe marrone
a punta. All'angolo delle labbra gli penzolava una sigaretta.
Si guard attorno, per met curioso, per met spaventato. Bashele
congiunse le mani.
Non svenire. Non sono morto, disse Koppel col suo solito
tono beffardo. Buona sera, ragazzi.
Il sorriso scomparve dalle labbra di Shosha, la faccia le si allung.
Yppe spalanc la bocca. Manyek si alz in piedi.
Buona sera, pap, disse.
Dunque, vediamo... Quella  Shosha. Quella  Yppe. E dov'
Teibele?
Teibele arriv dall'altra stanza, con una matita in una mano e
una gomma nell'altra.
Teibele, c' pap, disse Manyek.
Lo so. Me lo ricordo, disse lei in polacco.
Finalmente Bashele ritrov la lingua. Arrivare cos, senza avvertire.
Perch non ci hai fatto sapere...
Non lo sapevo neanch'io. All'ultimo momento son riuscito a trovare
un posto su una nave. Dov' Chaim Leib?
Bashele rest confusa. Nella sua confusione, per un momento non
si ricord chi era Chaim Leib.
Rispose Manyek: Lo zio  fuori.
Oh. Bene, non sono certo venuto per darvi fastidio. Volevo soltanto
vedere i ragazzi.
Pap, questa  mia moglie.
Rita arross. Bardzo mi przyjemnie, mormor in polacco.
Onorata di conoscerla.
Dunque, tu sei la mia nuora. S. Somiglia proprio alla
fotografia.
E questo  un amico di Shosha.
Koppel soppes lo sconosciuto col suo sguardo acuto. Un soldato,
eh?
Non sono un soldato. Sono un chalutz.
Un sionista, eh? Volete mandarci tutti in Palestina, voi.
Non tutti.
Bashele tolse la padella dal fuoco. Si era ricordata in quel momento
che, secondo la legge, a una donna divorziata non  permesso rimanere
sotto lo stesso tetto col suo ex marito. Rosse macchie apparvero
sulle sue guance. Cos all'improvviso...
Non essere cos atterrita, Bashele. Non ho intenzione di passare
la notte qui. Sto all'hotel Bristol.
Togliti il soprabito. Prenderai un raffreddore.
Koppel si sbotton il soprabito, rivelando una giacca a quadri, di
quelle che si vedevano soltanto al cinematografo. Il colletto della
sua camicia aveva lunghe punte, e la cravatta era un accecante miscuglio
di giallo rosso e oro.
Fate pure. Mettetevi a tavola. Non voglio disturbarvi.
La mamma stava facendo i tortelli. Per Hanukka, disse
Shosha.
Ah, i tortelli. Pensavo li facessero soltanto in America. Bene,
ragazzi miei, eccomi qua. Un padre divorziato  sempre un padre,
no? Tu, Teibele, magari mi avevi dimenticato del tutto, no?
No, mi ricordo. Portavi certi stivali cos alti.
Che stivali? Tutto  rimasto uguale. Dimmi, che cosa fai? Vai
alla scuola media?
Va al ginnasio, rispose Manyek.
Ginnasio o scuola media, sono la stessa roba, disse Koppel.
S, niente  cambiato. Il cortile  sempre lo stesso, il portiere, sempre
lui. Mi ha riconosciuto. Panie Koppel, ha detto.  diventato proprio
un vecchio barbone. Gli ho dato un mezzo dollaro. Voleva baciarmi
la mano.
 solo un vecchio sbornione, disse Shosha.
E che altro vuoi che faccia? Laggi c' il proibizionismo, adesso.
Ma la gente trova modo di bere ugualmente. New York  piena
di ubriachi.
S'interruppe, sorpreso. Che diavolo vado cianciando, pens.
Che cosa sapevano, loro, di queste cose? Quella povera Yppe... 
orrenda. Shosha non  maturata. Bashele  diventata una vecchia.
Non sembra vero che ha sei anni meno di me. Si sent un nodo alla
gola. Trasse di tasca un accendino e, abbassando la faccia, si riaccese
la sigaretta che s'era spenta.

NOTE.

1. Pioniere ebraico in Palestina. (N.d.T.).

2.

Koppel si trattenne soltanto un'ora. Prima di andarsene diede a
Manyek trenta dollari (Bashele si era rifiutata di prendere il denaro)
e annunci che sarebbe tornato il giorno dopo. Scese le scale e s'incammin
per via Mala. Si rialz il bavero e si calc il cappello sulla
fronte. Chiss se Isador Oxenburg era ancora vivo, si domand. E
Reitze? Abitavano ancora nella stessa casa? E chiss che ne era di
quella donnetta piena di pepe, la signora Goldsober? Prosegu, fermandosi
ogni tanto a guardare in giro. Dopo New York, Parigi e
Berlino, il quartiere di Praga gli sembrava un paesello. Erano soltanto
le dieci, ma sulle strade sembrava gravare una quiete da notte
inoltrata. Strano come avesse dimenticato tante cose in sei anni di
assenza, le file dei lampioni a gas, i rigagnoli, le cabine telefoniche
sulle cui pareti erano attaccati i manifesti dei teatri. Pass dinanzi
a una casa quasi cadente, i cui muri erano sostenuti da un'impalcatura
di legno. Attraverso le finestre illuminate si scorgevano file
di panni stesi ad asciugare. A New York, un edificio come quello
sarebbe stato condannato.
Come arriv alla casa in cui abitavano gli Oxenburg, il portiere
stava chiudendo il portone. Gli diede una moneta d'argento. Abitano
qui i signori Oxenburg?
S, Panie.
Sono ancora vivi tutti e due?
Da dove viene il signore?
Dall'America.
Il portiere si tolse il berretto, si gratt la testa, poi si rimise il
berretto. S, sono vivi tutti e due. Ma Pan Isador  malato.
Il portiere teneva una cassetta con delle fumose lampade a nafta.
Dietro il portone c'era un ricovero coperto con una pelle di pecora.
Koppel si ricord che era in questi giacigli che certi portieri di
Varsavia dormivano la notte, in modo da poter essere pronti ad
aprire agli inquilini nottambuli. Come vanno le cose qui?
Male?
Male? Non potrebbero andar peggio. Quando gli inquilini non
hanno un centesimo, come pu tirare avanti un portiere?
Koppel gli diede un'altra moneta; poi s'inoltr per il cortile.
Pass davanti a un mucchio d'immondizie, a un carro con le stanghe
puntate verso il cielo, a un cesso con la porta tutta incatramata.
Il fetore gli fece arricciare il naso. Una cosa come questa, in
America, non si crederebbe, pens. Sal le scale buie, buss a quella
porta che gli era stata cos familiare. Attese. Un momento dopo
ud dei passi, e la porta si apr. Vide un'enorme massa di carne.
Era Reitze. Con gli anni era diventata il doppio. Il suo corpo sformato
occupava il vano della porta.
Reitze!
Non posso crederci! Koppel!
Tese le sue enormi braccia e lo afferr, baciandolo, accarezzandolo.
Quasi lo trascin per il lungo corridoio fino alla stanza di soggiorno.
Una scena ben nota si present agli occhi di Koppel. Un tavolo,
delle sedie, le carte. Erano tutti l: David Krupnick, Leon il
Rigattiere, Itchele e Peltsevisner, Motie il Rosso. A capotavola era
seduta la signora Goldsober. Poi Koppel vide Zilka, la figlia pi
grande degli Oxenburg.
Reitze fece un gran gesto con la mano. Guardate chi c'! C'
Koppel!
Com' vero che sono vivo. Koppel! grid Motie il Rosso.
David Krupnick lo fiss attonito. Sei caduto dal cielo?
Un vero americano, esclam Itchele Peltsevisner.
Perch te ne stai l sulla soglia? disse Leon il Rigattiere. Sei
troppo su per rivolgerci la parola?
Si avvicin a Koppel e lo baci. Itchele Peltsevisner volle baciarlo
anche lui, ma si era dimenticato di avere la sigaretta in bocca, e
per poco non scott il naso di Koppel. Zilka abbracci Koppel senza
dire una parola. Koppel not che era vestita di nero.
Dov' tuo marito? domand.
Zilka ruppe in lacrime. In cimitero.
Quando? Com' stato?
Tre mesi fa. Di tifo.
S, la collera di Dio si  abbattuta su di noi, gracid Reitze.
 morto come un santo. Gliel'avevo tanto detto: non lo mandate
all'ospedale! Avvelenano la gente, l dentro. C'era mezza Varsavia
ai funerali.
Mamma, mamma, smettila, ti prego.
Che cosa ho detto? Si volse a Koppel. Non ci hai scritto mai,
neanche una lettera! Quando uno va in America, scompare.
Dov' Isador?
A letto. Che mai ti succeda altrettanto. Non lo riconoscerai.
Bene, ma perch stai in piedi? Qua, siediti qua. Zilka, portagli qualcosa
da mangiare.
Non ho fame.
In questa casa bisogna aver fame. Ormai  la mia vita. Non faccio
altro che cucinare e servire a tavola. Non mi chiedi di Regina?
Gi, come sta? Che cosa fa?
Che cosa fanno di solito le ragazze? Si sposano e diventano donne.
Ah, Koppel! Dimmi, com' quest'America? Partire e dimenticare
tutti! Si perde la memoria, l.
Lascia stare, lascia stare, l'interruppe la signora Krupnick, ex
signora Goldsober. Ci dica, come sta sua moglie?
Koppel le lanci un'occhiata di sbieco. Lia  ancora a Parigi,
rispose.
A Parigi! Dio del cielo! Dove va a finire la gente!
Dov' Isador? domand di nuovo Koppel, volgendosi a Reitze.
Dio mio, ma sentitelo! Tutt'a un tratto sembra che non possa
far a meno di Isador.  di l. Va' pure. Ti racconter un milione di
cose... Ma sono tutte bugie. Se ne sta a letto e pensa ogni sorta di
fantasie.  colpa mia se  paralizzato? Gliel'avevo detto tanto, per
tutti questi anni. "Isador", gli dicevo, "un uomo non  fatto di ferro".
Si alzava alle tre del mattino e prendeva la bottiglia. Temevo
che si fosse bruciato le budella. Ma invece gli ha preso nelle gambe.
Mamma, ti prego, smettila, disse Zilka severamente.
Lo vedi come m'insegna l'educazione? Di che ti preoccupi? Ci
conosciamo da anni, con Koppel. Anche se adesso sta a New York. 
vero che l il denaro scorre a torrenti per le strade?
Certo. Lo raccolgono con la pala.
Ah, come ti abbiamo invidiato. Tu non sai che cosa abbiamo
passato qui. La gente moriva come mosche. I tedeschi, che Dio li
maledica, recitavano a fare i gentiluomini. Bitte, metta la testa dentro
il nodo scorsoio. Bitte, cada morto. E tutto razionato, tessere, tagliandi.
Non ti dico che pane. Fatto con farina di castagne. Duro come
un sasso. Per un intero inverno non abbiamo mangiato altro che
patate gelate. Ho perso dieci chili in poche settimane. Mi cascavano
le mutande. Zilka era diventata bravissima al mercato nero.
Mamma!
Va bene, va bene! Non dico pi una parola. Le uova erano diventate
pi care delle galline. Bene, va' da Isador. Ma non restarci
tanto, Koppel caro.
Koppel and nella stanza da letto. Vi ardeva una piccola lampada.
Isador era a letto, con una faccia gialla come cera. I suoi baffi, che
Koppel ricordava sempre molto ben arricciati, ora pendevano pietosamente.
Un occhio era mezzo chiuso, l'altro fissava davanti. Sul tavolo
da notte erano posati un mazzo di carte ed una sputacchiera.
Koppel esit sulla soglia. Buona sera, Isador.
Isador ricambi il saluto con voce forte, normale.
Mi riconosci? domand Koppel.
Come un soldo falso.
Koppel si mise a ridere. Bene, Dio sia lodato, che ancora riconosci
le persone, disse.
Credevi che fossi uscito di senno? Quando sei arrivato?
Oggi.
Direttamente dall'America?
Mi sono fermato a Parigi.
Hai gi visto la tua famiglia?
S.
Sei un tipo in gamba, tu. Quanto a me, mi hanno gi avvolto
nel sudario, pronto per sotterrarmi. Non mi danno neanche niente da
mangiare.
Impossibile.
Zitto. Dammi un paio di dollari. Mi trattano come un estraneo,
ti dico. Aspettano soltanto che tiri le cuoia.
Tu lavori di fantasia.
Io sono in buona salute, Koppel. L'unica cosa  che ho perso
l'uso delle gambe. Se avessi i soldi mi comprerei un paio di
grucce e li manderei tutti a quel paese. Se non fosse per la nostra
societ, a quest'ora marcirei sotto terra. Vengono regolarmente
a trovarmi ogni sabato.  nel regolamento. Poco tempo fa mi
hanno portato un bel tocco di carne, ma se l' arraffato Reitze. Non
mi lasciano bere una goccia di acquavite. Me ne sto qui tutto il giorno
a guardare il soffitto. E mi passano per la testa ogni sorta di
idee. Bene, raccontami, come ti vanno le cose. Sei contento?
No.
Come mai?  una scapestrata, tua moglie?
 tutto un pasticcio.
Hai fatto i dollari?
A palate.
Allora non ti va poi cos male. Vammi a comprare una bottiglia
di schnapps.
Subito.
Va', allora, altrimenti chiudono. Met dei vecchi soci sono morti.
C' un mucchio di gente nuova, adesso. Isador qua, Isador l;
gente che non ho mai visto. Dimmi, continui a spassartela con le
donne?
L'America  piena di donne.
Sei un tipo fortunato, va'! Acchiappa tutto quel che puoi, fratello,
finch sei in tempo. Quando uno  nelle mie condizioni, non
pu pi far niente.

3.

Quando Koppel torn nella stanza di soggiorno, la partita a carte
era terminata. Il mazzo di carte era posato sul vassoio in mezzo al
tavolo, insieme col piattino. Evidentemente stavano parlando di
lui; come entr, cadde un improvviso silenzio. Soltanto ora Koppel
guard veramente i presenti. David Krupnick si era come rimpicciolito,
e aveva un aspetto rozzo e goffo. Itchele Peltsevisner si era
fatto piuttosto calvo. Aveva un cece sulla guancia sinistra. Motie
il Rosso aveva la bocca piena di denti d'oro. Leon il Rigattiere
aveva un'aria consunta e malaticcia. Perfino la casa parve cambiata
a Koppel. Le tende alle finestre erano sbrindellate, la carta da
parati lacerata, il soffitto pieno di macchie.
La signora Krupnick si tolse dalle labbra una delle sue sigarette
antiasmatiche. Va gi via, Koppel? disse. Dove corre,
adesso?
Vado a comprare una bottiglia di qualcosa per Isador.
Reitze si alz a met dalla sedia. Lo sapevo! esclam. Quello
sbornione! Appena arriva qualcuno, subito ne approfitta. Koppel,
com' vero che siamo qui,  un delitto. Tutti i guai derivano
da quello.
Non lo far stare peggio di quanto sta.
Aspetta. Non scappare. C' un po' d'acquavite qui in casa. 
proprio un disgraziato.
Io temo che Koppel si vergogni di noi poveracci, disse la signora
Krupnick.
Sono venuto a trovarvi, no?
A trovare me?
Tutti voi.
Raccontaci qualcosa dell'America.  vero che camminano con
la testa in gi e i piedi in aria?
Chi vuole, pu farlo.  un paese libero. Koppel si volse a
Leon il Rigattiere. A te, come ti vanno, le cose?
Leon si batt la fronte con la mano. Avrei giurato che ti eri
dimenticato anche il mio nome, disse. Come dovrebbero andarmi?
Se la Polonia  una nazione, allora io sono un re. Cerco di
vendere gioie, e la gente ha bisogno di pane. C' una sola mercanzia,
che si pu trattare, oggigiorno: i dollari. Con i dollari si pu
comprare anche la cupola del cielo. E tu, come te la passi, Koppel?
Com' vero che son vivo, abbiamo parlato di te ogni sera. E da te,
mai una parola. Eravamo tutti arrabbiati. Ma io glielo dicevo: "Sentite",
dicevo, "un uomo come Koppel non dimentica gli amici. L'unica
cosa  che nel paese di Colombo uno non ha tempo di scrivere".
 proprio cos, disse Koppel. Quando uno  in America, non
gli viene di scrivere. Tutto sembra cos distante. Come se fosse in
un altro mondo.
Vuoi sapere una cosa, Koppel? Sei diventato addirittura un
altr'uomo, osserv Reitze, esitando.
Koppel reag. In che cosa, sono diverso?
Non lo so. Sei cos serio. Eri un tale burlone, una volta; in un
certo senso sei invecchiato. Da che cosa dipender? Lavorato
troppo?
Tutto va in fretta, l. Quel che qui si fa in un'ora, l lo facciamo
in un minuto.
Che fretta c'? Muoiono anche l, no? Be', comunque, ci faremo
l'abitudine, immagino. Dove alloggi?
All'hotel Bristol.
Dio! Devi averne fatti, di soldi!
Koppel non disse nulla.
Anche in America, uno non si arricchisce, se lavora onestamente,
osserv Itchele Peltsevisner.
Koppel gli gett uno sguardo adirato. E credi che il tuo lavoro
sia onesto?
A chi potrei rubare? Soltanto ai miei cavalli.
Ehi, ragazzi! Non vi metterete a litigare, adesso, li interruppe
Reitze. Zilka, va' in cucina con Koppel e prendi una buona
bottiglia d'acquavite. Se tuo padre  cos scemo, faccia pure.
Koppel usc dalla stanza con Zilka. Era buio, nel corridoio, e c'era
odore di gas e di biancheria sporca. Zilka lo prese per un braccio.
Attento a non cadere, disse. Che branco di bastardi. Non
riescono a mandarla gi, che abiti all'hotel Bristol. Ti fermerai un
pezzo, a Varsavia?
Un mese.
Vorrei parlarti di una cosa. Ma non qui. Stanno tutti con le
orecchie tese, qui.
Vieni a trovarmi all'albergo.
Quando?
Stasera, se vuoi. Prov un improvviso allarme alle sue proprie
parole. Che diavolo diceva? Ora gli dava uno schiaffo, pens.
Dopo un momento di silenzio, Zilka gli lasci il braccio.
Potrei venire domani, disse. All'ora che vorrai... Il pomeriggio o
la sera.
La sera sarebbe meglio.
A che ora?
Verso le dieci.
Va bene. Se tarder un poco, aspettami. Ecco l'acquavite. Sta'
attento che pap non beva troppo.
Sta' tranquilla.
Koppel prese la bottiglia con una mano. Con l'altro braccio circond
le spalle di Zilka. La trasse verso di s e la baci. Lei gli ricambi
il bacio. Le loro ginocchia s'incontrarono. S, pens
Koppel, l'uomo deve avere iniziativa. Lia rimanga pure a Parigi
finch le piace.
Tornarono nella stanza di soggiorno. La signora Krupnick li
guard curiosamente, con uno strano sorriso sulle labbra, come se
avesse indovinato tutto.
Nella stanza da letto, Isador alz la testa dal guanciale e diede
a Koppel un'occhiata acuta. Finalmente sei arrivato. Siediti.
Stavo gi pensando che ti avessero dissuaso. Nemici, ecco quel che
sono. Versa pure, fratello. Cooos. Versatene un bel bicchiere anche
per te. Non mi piace bere da solo. Lechaim!
Isador alz il bicchiere con mano tremante. Apr la bocca scoprendo
i suoi lunghi denti anneriti. Era cos indebolito che non poteva
buttar gi il liquore in pochi colpi veloci, come ai vecchi tempi.
Lo sorseggi pian piano, tenendo il bicchiere goffamente e lasciando
cadere un po' di liquido sul lenzuolo.
Ancora?
Versa pure.
Dopo il quinto bicchiere, la faccia di Isador cominci a colorirsi.
Ecco i liquori d'oggigiorno, grugn. Acqua fresca. Ai miei
tempi, era tutto un altro gusto. In America com'? Che cosa si
beve?
Whisky.
Forza. Versamene un altro. Cooos. S, fratello, sono spacciato,
ti dico. Eccomi qui, in prigione. Il vecchio Isador Oxenburg 
bell'e andato. Un ristorante, ecco che cos' diventata la mia casa.
Reitze  proprio come una cuoca. Quanto alle mie figlie, preferisco
non parlarne. Avevo un buon genero, un uomo come si deve.
L'hanno fatto fuori.
Ma  morto di tifo, no?
Be'... Regina ha sposato un tipo duro, un amico di mio figlio.
Non mi hanno neanche portato al matrimonio. Io rimasi qui, a
soffrire come un cane, e loro se la spassarono fino all'alba. S. Mi
resta un solo desiderio... Di essere seppellito a Varsavia. Non voglio
essere seppellito qui a Praga, con questi pezzenti di Praga.
Che importanza ha?
Lasciamo stare. Dimmi, piuttosto. Come va con tua moglie?
Continui a essere il suo servitore?
Che idiozie vai dicendo?
Be', lasciamo stare. Una volta c'era un uomo chiamato Isador
Oxenburg; adesso non ne rimane che un mucchietto d'ossa inutili.
Io che potevo sollevare un barile di dieci pud! Perfino l'ispettore di
polizia Woikoff mi salutava con rispetto. Bastava che guardassi
una donna e...
Ancora ti ricordi, eh?
Isador si batt il petto col pugno. Quanto tempo fa  stato?
Vent'anni? Quando mor Blond Feivel. Mezza Praga and al funerale.
Io ero nella prima carrozza con Shmuel Smetana. Aveva scommesso
con me che avrebbe vuotato un barilotto di birra. Al ventitreesimo
boccale tir le cuoia. Gli erano scoppiate le budella.
Ahhh. Di che stavamo parlando? Non voglio essere seppellito a
Praga. E voglio incaricare un pio ebreo perch reciti il kaddish per
me.
Ci penser io.
Che cosa? Resta qui, Koppel. Resta fino al mio funerale.
Chiuse gli occhi, le braccia gli ricaddero ai lati. La faccia gli si
fece bluastra e tirata. Solo i baffi gli si muovevano, alzandosi e
abbassandosi. Sulle pallide labbra gli aleggiava il sorrso che a volte
appare sulla faccia di un cadavere.
...
CAPITOLO QUARTO.

Una settimana dopo Hanukka, Lia, il figlio e la figlia arrivarono a
Varsavia. Zlatele aveva ormai diciannove anni ed era studentessa
universitaria. La chiamavano Lottie. Era fidanzata con un ragazzo
di New York. Meyerl andava alla scuola media e i suoi compagni
lo chiamavano Mendy. Il viaggio in Europa a met dell'inverno aveva
interrotto l'anno scolastico dei due ragazzi. Lia avrebbe voluto
aspettare le vacanze estive, ma Koppel era troppo impaziente.
Anche Lia non vedeva l'ora di rivedere Varsavia. Nel fondo di s
coltivava la speranza di persuadere Masha a lasciare il marito gentile
e venire in America.
Il viaggio fu tutt'altro che pacifico. Moglie e marito litigavano
continuamente. Koppel, come sempre, si lagnava che Lia recitasse
la parte di gran dama, trattandolo come se fosse ancora l'usciere
di suo padre. Lia ribatteva che se non si decideva a smetterla con
i suoi eterni rimbrotti lo avrebbe gettato in mare. Per un paio di
giorni si rifiut di lasciare la sua cabina. Koppel passava il tempo
al bar o giocando a carte. Personalmente non intendeva restare a
Parigi pi di tre giorni, ma Lottie e Mendy non avevano alcuna
fretta di andare in Polonia, cosicch Koppel aveva proseguito per
Varsavia da solo. Ora erano tutti quanti a Varsavia, alloggiati all'hotel
Bristol. Lia si era portata un enorme baule con numerose
serrature, tutto coperto di etichette di dogana, di alberghi e di piroscafi.
I facchini sudavano nel trasportare i dodici colli, i passanti
si fermavano a guardare a bocca aperta i turisti americani. Lia,
con gli anni, era ingrassata. I suoi capelli biondi sotto il cappello
erano striati di grigio. Parlava ai figli con voce stridula, in un misto
d'inglese e di yiddish. I ragazzi trovavano insopportabile il suo
idioma e il suo brutto accento.
Ma che cos'hai da strillare, Ma'? disse Lottie. Ci prenderanno
per matti.
Chi, ci prender? Chi  matto? grid Lia ancor pi forte.
Sta' zitta. Prendi quel sacchetto con le scarpe. E tu, Mendy, che
cosa fai l impalato come un golem?
Che cosa vorresti che facessi, Ma'?
Non perdere d'occhio i goyim. Non star l addormentato.
Ecco che ricomincia. Le solite stupidaggini, mormor Koppel.
Nessuno sa che farsene, dei tuoi stracci.
Lo dici tu! A Parigi mi hanno rubato un mantello.
Be', Lottie, che cosa ne dici di Varsavia? domand Koppel
alla ragazza.
Lottie aveva preso dal padre, Reb Moshe Gabriel. Aveva lineamenti
minuti, capelli scuri, e occhi azzurri. A New York passava
per una bella ragazza, ma Lia non riusciva a capire che cosa vedessero
in lei. Mangiava quanto un passero. Non aveva seno. Leggeva
troppo, e gli occhi le erano diventati miopi. Si vestiva con semplicit,
con troppa semplicit, pensava Lia. Ora indossava una vecchia
giacca verde, un abito scuro, e un cappello senza guarnizioni.
In una mano portava un libro di francese e nell'altra una rivista inglese.
Si volt per rispondere alla domanda di Koppel.
Cos cos, disse con una scrollata di spalle. Piuttosto
volgare.
Mendy era alto e robusto come sua madre. Portava un cappello
verde con una piuma, che aveva comprato a Parigi, una giacca col
collo di pelliccia, e calze di lana grige.
Teneva in mano un sacchetto di noccioline, che andava mangiucchiando,
gettando i gusci sul marciapiede.
Ti piace qui, Mendy? disse Koppel.
Ho fame.
Aspetta, mangione. Fra poco andiamo a tavola.
La notizia dell'arrivo di Lia si diffuse subito in piazza Gzhybov,
via Panska, via Gnoyna, via Tvarda, dovunque vi fosse un rappresentante
della trib dei Moskat. Saltsha e Regina Ester tenevano il
telefono sempre occupato. Non era cosa da poco per il clan Moskat
rivolgere la parola a Koppel come a un cognato. Nathan giur solennemente
che non avrebbe mai permesso a quel tanghero venuto
dal niente di metter piede in casa sua. Hama, la moglie di Abram,
pianse amaramente quando ud la notizia. Tutti si facevano le stesse
domande: Lia avrebbe incontrato Masha? Avrebbe incontrato il
suo genero gentile? Che cosa avrebbe detto e fatto Moshe Gabriel
quando avesse visto i suoi figli americanizzati? In quale tono Aronne
avrebbe parlato a sua madre? Pinnie corse a chiedere consiglio
a Nyunie, nel negozio d'antichit e libri rari in via della Santa
Croce. V'erano degli studenti che sfogliavano dei volumi. Bronya,
presso un tavolo, stava lucidando il ventre di un Budda senza perder
d'occhio i clienti. Pinnie la salut, ma Bronya finse di non
averlo visto. Non aveva simpatia per i Moskat. I due uomini si ritirarono
in una stanza sul retro.
Bene, che cosa te ne pare? disse Pinnie. Dio mio, sar un
manicomio. Tutta Varsavia rider alle nostre spalle.
E anche se ridono? rispose Nyunie.  sempre suo marito,
no? Ho ragione o torto?
Pinnie afferr il fratello per il bavero.  forse colpa nostra?
Non siamo stati noi a sposarla. L'ha sposato lei.
Che cosa andate parlottando, l dentro? Che  accaduto?
disse Bronya attraverso la porta aperta.
Nyunie trem. Niente, niente.
Dov' il catalogo nuovo? prosegu Bronya, in tono aspro.
Nyunie si scompigli la barba. Come faccio a saperlo?
E chi dovrebbe saperlo, allora? Il conte Potocki?
Bronya cara,  arrivata Lia dall'Am-m-merica, balbett
Nyunie.
Non me ne viene niente in tasca.
Sbatt la porta sollevando una nube di polvere. Pinnie si mise
a starnutire.
Perch  cos arrabbiata?
Ne so quanto te.
I due fratelli decisero d'invitare Lia e Koppel a casa loro, e
non aggiungere scandalo a scandalo. A parte il fatto che i fratelli
non devono umiliare una sorella, Lia era schifosamente ricca e
magari poteva esser utile. La sera  due si recarono all'albergo,
Pinnie con un cappotto troppo lungo, il cilindro, e gli stivali infangati.
Nyunie con una pelliccia che con gli anni gli s'era fatta
troppo stretta, un berretto di pelliccia con paraorecchie, scarpe
di capretto e galosce. Gli impiegati dell'albergo li guardarono con
sospetto. Il ragazzo dell'ascensore gli disse di salire per le scale.
Cominciarono a salire, gesticolando, incespicando uno sull'altro.
Pinnie si chin e tocc il tappeto. Senti com' morbido! 
un piacere camminarci.
In paradiso camminerai sul burro, rispose Nyunie.
Quando arrivarono alla stanza della sorella, Pinnie si soffi il
naso e poi buss alla porta. Lia apr, fece uno squittio, e gli gett
le braccia al collo. Pinnie, Nyunie!
Scoppi a ridere, a piangere. Lottie e Mendy, dietro di lei, guardavano
quei due buffi ometti che erano i loro zii. Koppel si fece
pallido e sput il mozzicone di sigaretta che gli pendeva dalle
labbra. Ragazzi! Gli zii! grid Lia.
Come state? disse Mendy in inglese, dopo qualche
esitazione.
Lottie, perch stai l incantata? Koppel, perch te ne stai l
dietro? Ah, caro Dio, ti ringrazio d'avermi dato questa gioia!
Koppel venne verso di loro col suo solito passo leggero. Nyunie
arross.
Pinnie si tolse gli occhiali appannati. Koppel  sempre uguale!
Che cosa credevi? Che gli fossero spuntate le corna sulla testa?
disse Lia. Toglietevi il cappotto. Nyunie, sembri proprio un lord.
Pinnie, sei diventato tutto grigio.
Non sono pi un giovanotto. Ho sessant'anni.
Lia si torse le mani.
Mamma, mamma! Sembra ieri, quando ti sei sposato. Come
volano gli anni! Bene, accomodatevi. Perch state l in piedi? Come
state? Come stanno gli altri? Hannah come sta?
Come vuoi che stia? Si lamenta, come sempre, rispose Pinnie.
E perch non dovrebbe lamentarsi? Probabilmente non riuscir
pi a sopportare le tue sciocchezze. Nathan come sta? E Abram?
Ho telefonato a tutti, ma non erano mai in casa. O forse non vogliono
farsi vedere da me. Koppel e io... possiamo magari litigare dalla
mattina alla sera, ma per quanto vi riguarda,  mio marito.
Gradite qualcosa da bere? l'interruppe Koppel.
Nessuno rispose. Koppel si avvicin al com, riemp dei bicchieri
con un liquore rossastro che versava da una bottiglia rotonda, e
li mise su un vassoio. Port il cognac verso il gruppo, silenziosamente,
con la disinvoltura di un cameriere.
Lia gli lanci un'aspra occhiata. Che fretta c'? Mettilo gi.
Koppel, siete ancora un giovanotto, osserv Pinnie.
In America non si invecchia, rispose Koppel.
Davvero?
In America si vedono uomini di ottant'anni che giocano a golf.
Ah! E che cosa sarebbe, questo... golf? Forse avete una sigaretta
americana?
Koppel tir fuori un portasigarette d'argento e accese un fiammifero
strofinandolo sotto la suola di una scarpa. Pinnie lo guard con
aria sorpresa. Cose americane, disse.
In America, i fiammiferi sono gratis, disse Koppel. Quando
uno compra le sigarette ti danno i fiammiferi come giunta. Non 
cos, Mendy?
Pinnie si strofin la barba. Questo  Meyerl? esclam. Ti
ricordi ancora quando ti insegnavo la Gemarah Baba Kama?
S.
Che cosa ti ricordi?
La prima mishnah. "Il bue, il fosso, il dente ed il fuoco".
Che memoria! E tu? Pinnie si rivolse a Lottie. Ho sentito
che hai gi l'innamorato.
Lottie si fece rossa. Non sono ancora sicura, mormor.
Se non lo sai tu, chi deve saperlo? A quanto sento, in America
tutto  amore, amore!
Oggi  amore, e domani ti saluto, rispose Lottie.
Pinnie si rimise gli occhiali sul naso. Corrug la fronte e si morse
il labbro. Non sapeva che cosa pensare di questi americani. C'era
qualcosa in loro... Aveva una sensazione, come se mancassero di
qualcosa, ma non riusciva a definire che cosa. Forse dipendeva dall'accento
diverso, i vestiti, i gesti... In certo modo apparivano familiari
e nel tempo stesso estranei; sembravano ebrei e gentili nello
stesso tempo. Le parole che dicevano, le espressioni che usavano,
sembrava fossero prese da un libro. V'era una semplicit, una seriet,
una sicurezza, sulle loro facce, che si vedevano soltanto all'estero.
Ci che mancava era la familiarit, la vivacit dell'espressione. Ah,
che differenza potevano fare pochi anni, pens Pinnie. Guard Nyunie,
sconcertato.
Un altro mondo, eh? Ah, caro Dio del cielo!
...
CAPITOLO QUINTO.

1.

Durante gli anni trascorsi in America Zlatele e Meyerl avevano
scritto molte lettere al loro padre. Ma Moshe Gabriel aveva risposto
loro solo di rado. Non vedeva molta differenza tra la sua figlia
apostata Masha e questi altri figli americanizzati; in quanto
frequentavano scuole profane, violavano il Sabato, mangiavano cibo
non kasher, essi erano tagliati fuori dalla comunit d'Israele. Per
diverse volte aveva ricevuto del denaro da Lia, ma invariabilmente
si era rifiutato di spenderlo, e lo aveva passato ad Aronne.
Ci che accadde a Giacobbe accadde a Giuseppe. Ci che era
accaduto a Moshe Gabriel era accaduto anche ad Aronne. Questi si
era sposato, ma non viveva con la moglie. Il suocero, Kaiman Chlemer,
era morto di tifo. La moglie di Aronne aveva aperto un negozio,
ma Aronne come commerciante non valeva niente. Litigavano
continuamente, e infine lei lo scacci di casa. Aronne lasci Varsavia
e raggiunse suo padre a Bialodrevna. S'immerse totalmente nel
chassidismo. Era ormai pacifico tra i chassidim che quando il rabbino
fosse morto, Moshe Gabriel sarebbe diventato lui il rabbino
di Bialodrevna, e Aronne sarebbe stato il suo successore. Una volta
il mese il giovane scriveva una cartolina a sua madre in America,
e di quando in quando riceveva da lei un assegno di venticinque
dollari. Era in parte a causa di queste rimesse che sua moglie non
era troppo insistente nella sua richiesta di divorzio.
Fu nella casa di studio di Bialodrevna che Lia e i due ragazzi s'incontrarono
con Aronne. Lia non sapeva spiegarsi come avesse potuto
riconoscerlo. Lo ricordava come un giovane con pochi peli sul
mento. Quest'uomo aveva una barbaccia scompigliata, il colletto
sbottonato, un gabbano che gli arrivava alle caviglie, e i riccioli
penzolanti fino alle spalle.
Lia fece un passo indietro. Aronne, sei tu! La pallida faccia
di Aronne si fece bianca come gesso. Ebbe un moto, come per scappar
via. Lottie si mise a mormorare qualcosa in inglese. E fu tanto
se Mendy riusc a non scoppiare in una risata.
Aronne, non mi riconosci? Sono tua madre.
In fretta, Aronne cominci ad abbottonarsi il gabbano. S, madre,
ti riconosco.
Figlio mio... Vieni qui. A me puoi baciarmi, disse Lia, spaventata
dalle sue stesse parole. Questa  tua sorella Zlatele. E questo
 Meyerl.
Aronne prese un po' di coraggio. Sei tu, Meyerl? Ti sei fatto
grande.
Hai proprio l'aria di un ebreo, balbett Mendy.
E che aria dovrei avere, di un gentile?
Voleva dire un chassid, si affrett a spiegare Lia. Dio mio,
come ti sei lasciato andare! Se almeno ti pettinassi, una volta ogni
tanto. Dov' tuo padre? Guardava Aronne con occhi melanconici.
E questa  Zlatele? disse Aronne, tra la constatazione e la domanda.
Una vera signora.
Io ti ho riconosciuto immediatamente, rispose Lottie, e fece
un passo verso di lui.
Aronne non disse niente, ma usc subito per annunciare a suo
padre l'arrivo dei visitatori. Rimase via per un pezzo. Finalmente
arriv Moshe Gabriel con passi riluttanti.
Era stato interrotto proprio nel bel mezzo della sua quotidiana
ora di studio dello Zohar. Era ansioso di rivedere il figlio e la figlia,
ma perch con loro era venuta Lia?  vero, secondo la Legge, gli era
permesso di parlare con lei in presenza dei figli, e tuttavia la cosa
era spiacevole. Si assest la barba, si arricci i boccoli. Cos come la
vedeva lui, era tutto un tiro del Maligno. Come giunse sulla porta
della casa di studio gli occhiali gli si appannarono e vide tutto come
attraverso una nebbia. Buon giorno.
Pap!
Lottie corse verso di lui, gli gett le braccia al collo e gli copr la
faccia di baci. Lia si sent un nodo in gola. In diretto contrasto con
l'aspetto trasandato di Aronne, Moshe Gabriel appariva, come sempre,
lindo e accurato. La sua giacca di alpaca era impeccabile. Le
scarpe basse luccicavano. La barba, ora striata di grigio, era ben ravviata.
No, non era cambiato. Quasi respinse Lottie. Era sua figlia, s,
ma nondimeno una femmina. Mendy gli tese la sua grande mano
calda.
Ciao, Pop, disse.
Meyerl, sei tu? Moshe Gabriel si tolse gli occhiali e li
asciug col fazzoletto. Guard il ragazzo e si ritrasse. Lo ricordava
come un bambino dolce e delicato, e ora si vedeva davanti
questo ragazzone alto e atletico. Grande.  diventato grande,
che l'Occhio del Male lo risparmi sempre.
Ha fatto il bar mitzvah due anni fa, disse Lia. Pronunci
un discorso.
Ti sei messo i tuo filatteri?
Mendy arross.
In America  difficile adempiere tutte le formalit della religione,
spieg Lia.
 difficile dappertutto. Se fosse facile, non vi sarebbero
tentazioni.
Mendy, di' a tuo padre che cos'hai studiato.
La Torah, la Legge.
La Legge. Un ebreo deve vivere di essa, non leggerla soltanto,
sentenzi gravemente Moshe Gabriel.
Non ne ho il tempo.
E che cosa fai?
Vado alle superiori.
Era proprio questo che intendeva il profeta quando ha detto:
"Hanno disertato me, fonte delle acque vive, e l'hanno dispersa in
cisterne, cisterne rotte". Senza la Torah non v' esistenza durevole.
Lia intervenne in difesa del ragazzo. Non potr guadagnarsi la
vita con la Torah, disse in tono fermo.
La Torah  la fonte della vita.
Pap, mi trovi molto cambiata? disse Lottie.
Moshe Gabriel non afferr l per l ci che lei intendeva. Poi
l'osserv con uno sguardo estimatore. Gli piacque, aveva un volto
delicato; non aveva ancora perso l'immagine di Dio, pens.
Disse forte: Sei una ragazza fatta.
Pap, vorrei parlarti da solo.
Di che cosa?
Oh, di tante cose.
Bene... Non parti ancora, no?
Scusami, Moshe Gabriel, ma che senso ha starcene qui nella
casa di studio? disse Lia. Posso capire che tu non abbia piacere
di star con me. Ma i ragazzi vogliono godersi un po' il loro
padre. Perch non vieni con loro a Varsavia?
Che cosa ci faccio, io, a Varsavia?
Ti prenderanno una stanza in un albergo.
Neanche a parlarne.
Allora, almeno portali in camera tua.
Io abito in casa del rabbino, qui.  tutto in disordine.
Oh, ti faccio ordine io, propose Lottie.
Dio ne guardi. Tu sei ospite.
Vi dico io che cosa facciamo, disse Lia. Mendy, tu vieni
con me all'albergo, mangeremo qualcosa. Lottie pu restare qui
con suo padre. Pi tardi torniamo a riprenderla.
Moshe Gabriel rimase zitto.
Ti va bene cos?
Va bene.
E tu, Aronne, vieni con noi, ordin Lia.
Aronne guard suo padre con aria interrogativa; Moshe Gabriel
annu. Sentiva che Aronne desiderava stare con la madre. La madre
 sempre la madre, riflett Reb Moshe Gabriel. Cos va il mondo.
Lia chiam Lottie in disparte e le sussurr qualcosa. Aronne appariva
a disagio, sorrideva sconcertato. Era strano che questa fosse sua
madre, una signora in cappello... E che suo marito fosse Koppel, il
sovrintendente.  come quelle cose che si leggono qui sui giornali,
pens Aronne. Temeva che non avrebbe saputo che cosa dirle;
temeva che lei lo avrebbe preso in giro, o che volesse portarlo con
s in America. Gett un'occhiata verso Lottie. Lei incontr il suo
sguardo, si port due dita alle labbra e gli lanci un bacio. Lui si sent
le orecchie in fiamme. Si volt a suo padre.
Buon giorno.
Dove scappi? grid Lia. Andiamo insieme. Tu vieni con
noi. Sono tua madre, mica un'estranea.
Ma Aronne si avvi ugualmente prima degli altri. Uscendo in
fretta, il gabbano s'impigli a un chiodo della porta che gli produsse
un grosso strappo. Fuori era molto freddo, e tuttavia la fronte
di Aronne era coperta di sudore. Squilibrato peggio di suo padre,
pens Lia. Si sent le lacrime agli occhi.  tutta colpa sua, pens,
senza sapere lei stessa chi intendesse, se Moshe Gabriel o Koppel.
Usc in fretta per inseguire Aronne. Quando lo raggiunse lo
afferr per un braccio; lui cerc di liberarsi, ma lei lo tenne pi
stretto. S, aveva perso la sua giovent. Era una vecchia, ormai.
La madre di un ebreo barbuto. Ma qui a Bialodrevna non v'era
ragione di vergognarsene. Lia e Aronne camminavano, preceduti
da Mendy. Aveva sognato questo viaggio in Europa, ma ora ne aveva
fino agli occhi. Era stufo di tutto: dei parenti, degli alberghi, della
sporcizia, del mangiare sempre uguale, del continuo parlare ed ascoltare
yiddish. Non vedeva l'ora di tornare a New York o a Saratoga
Springs, dove sua madre lo portava tutte le estati. Il cervello di Mendy
era pieno di pensieri di baseball, di football, di corse di cavalli.
C'era un film in serie su Buffalo Bill che aveva dovuto interrompere
a met. Lui e il suo amico Jack se ne andavano ogni tanto a uno
spettacolo di burlesque. Era divertente starsene in galleria, con una
sigaretta o un pezzo di chewing-gum in bocca, e guardare le ragazze
che facevano lo spogliarello togliersi un indumento dopo l'altro e
alla fine restar l nude. Era stufo di tutti costoro, questi zii e zie cos
buffi che, nonostante lui fosse di una testa pi alto di loro, continuavano
a fargli ganascino come se fosse un bambino. Decise che
una volta tornato a New York, non avrebbe mai pi guardato questi
babbei. Non sarebbe mai pi tornato in Europa, tranne, forse,
che in Inghilterra.

2.

Quando gli altri se ne furono andati, Lottie si volse a Moshe
Gabriel.
Possiamo andare, pap? disse.
Va bene.
Moshe Gabriel usc nel cortile, Lottie lo segu. Era sua figlia, 
vero, ma Moshe Gabriel cercava ugualmente di tenersi a una certa distanza
da lei. Qualcuno avrebbe potuto pensare ch'egli stava trasgredendo
la legge camminando con una femmina estranea.
Lottie dovette quasi mettersi a correre per raggiungerlo. Quando
gli fu vicino gli mise una mano sul braccio. Hai tanta fretta, pap?
disse.
Il cortile non pavimentato era coperto di neve. Lei aveva lasciato
le sue galosce a Varsavia. Ben presto ebbe le calze tutte bagnate.
Moshe Gabriel si guardava attorno da tutte le parti. A poca distanza
c'era un albero, ma con la sua vista appannata, gli sembr un uomo.
Disse, a bassa voce, ma udibilmente:  mia figlia.
A chi stai parlando, pap?
Ah, niente. Mi era sembrato...
La rampa di scale che portava alla stanza di Moshe Gabriel era
tutta infangata. Da mesi la giovane domestica non si dava la pena di
pulirla. La stanza era fredda, raramente veniva accesa la stufa.
Sopra un tavolo v'era una pila di manoscritti, un mattone vi era posato
sopra a guisa di fermacarte. Su un leggio erano ammucchiati diversi
libri aperti, il primo era coperto con un fazzoletto, poich non stava
bene lasciare esposto un libro sacro. Sopra un piccolo cofano era posata
una lunga pipa. Contro una parete era accostata una branda di
ferro con sopra una coperta e un guanciale senza federa. Moshe Gabriel
fece un gesto con le mani. Un pandemonio.
Non  poi cos male, disse Lottie.
Ormai mi ci sono abituato. Passo la maggior parte della giornata
nella casa di studio. Bene, come stai, figlia mia? In America parlate
l'inglese, immagino?
Oh, io parlo anche yiddish.
A quanto ho sentito, pare tu sia molto brava nelle loro materie.
Vai all'universit?
S, pap, faccio il secondo anno.
E che cosa studi, l? Per diventare medichessa?
No, pap. Studio scienze.
E che cosa sarebbe, elettricit?
Un po' di tutto.
Ti ricordi almeno che sei figlia di una famiglia ebrea?
Non ti preoccupare, pap. Gli antisemiti non te lo lasciano
dimenticare.
 vero,  vero. Anche se un ebreo  un peccatore,  pur sempre
un ebreo.  sempre del seme di Giacobbe.
Dicono che ce ne sono troppi, di noi, nei loro college.
Quanto a questo, hanno ragione. "Che cosa ci fa un prete in
un cimitero?" Che cosa ci fa un ebreo nelle loro scuole?
Ma non posso studiare in una sinagoga.
Il dovere di una ragazza ebrea  di sposarsi, non di correre attorno
per i ginnasi.
Che senso ha sposarsi? Io voglio apprendere, farmi una
cultura.
A che pro?
Voglio essere in grado di guadagnarmi la vita.
 il marito che deve provvedere il necessario, e la moglie deve
attendere ai suoi doveri domestici, questo  il modo giusto. "La figlia
del re  tutta piena di gloria". Gli ebrei sono chiamati figli di
re.
Oggigiorno gli uomini in America vogliono che le donne
lavorino.
In modo che loro possano darsi alla vita libertina?
Lottie si fece tutta rossa. S, pap, disse. Proprio cos.
E ho anche sentito che sei fidanzata.
Lottie annu, poi chin il capo.  proprio di questo che volevo
parlarti, disse.
Parla, allora.
Ah, pap, non so come cominciare. Siamo due tipi cos diversi.
Io sono come te. Mi piace leggere. Fare una vita tranquilla. Lui 
tutto diverso; andare in giro, ecco l'unica cosa che gli piace.
Che persona ? Di dove viene?
Suo padre  un medico. Ricchissimo.
E il ragazzo che tipo , un buffone?
No. Ma... gli piace divertirsi, andare nei locali notturni. Dice di
amarmi, ma nonostante questo va in giro con altre ragazze.
Moshe Gabriel sospir. Fuggi da lui come fuggiresti il fuoco.
Oh, pap, se tu venissi in America!
Che cosa ci farei, in America?... Eppure, chiss! Come aveva
detto il rabbino di Kotsk: "La Torah va dappertutto ". Un giorno
potr venire anche l.
Oh, s, pap! Ci sono tante sinagoghe anche in America. E io
sento tanto la tua mancanza. Oh, pap, lascia che ti dia un bacio.
Moshe Gabriel si sent arrossire. Perch? Non  necessario.
Semplicemente perch ti voglio bene.
Se  vero che mi vuoi bene, figlia mia, segui il mio cammino. Se
tu stessa ti sei cos estraniata, pensa che cosa saranno i tuoi figli.
No, pap. Io non avr figli.
Moshe Gabriel la guard sconcertato. Perch? Il profeta ha
detto: "Egli non la cre invano, la fece per essere abitata".  la volont
di Dio che l'uomo debba esistere.
Ma l'umanit soffre talmente.
Tutto il bene proviene dal dolore.
Gli ebrei sono in una condizione particolare. Ci mettono dei
soprannomi. Non ci accettano negli alberghi. Non possiamo iscriverci
ai loro club. Tanti sono sionisti.
 una vecchia storia. " noto che Esa odi Giacobbe". Quanto
pi l'ebreo segue le orme del gentile, tanto pi viene disprezzato.
Che cosa si pu fare, allora?
Penitenza! "Pntiti e sarai risanato". Dio ci ha dato una legge,
un modo di vita. Non fosse per la Torah, a quest'ora le nazioni, Dio
guardi, ci avrebbero ingoiato da un pezzo.
Ah. Lottie rimase in silenzio per un poco. Pap, volevo domandarti
anche un'altra cosa. Ma non ti arrabbiare. Masha, la vedi
mai?
Moshe Gabriel impallid. Quell'apostata! Sia cancellato il suo
nome!
Pap!
Non pronunciare quel nome immondo. Puah! Moshe Gabriel
si tur le orecchie e sput. Si alz dalla sedia e cominci a passeggiare
avanti e indietro. Scuoteva la testa in qua e in l. Non sono
pi suo padre e lei non  pi mia figlia. Sarebbe meglio che morisse
piuttosto che mettere al mondo altri nemici di Israele.
Lottie chin la testa. Le lacrime sgorgarono dagli occhi di Moshe
Gabriel e rimasero tremolanti sulla sua barba.
La colpa  mia, gemette d'un tratto, battendosi il petto con il
pugno. Non avrei dovuto tacere. Nel momento in cui tua madre cominci
a mandarvi nelle scuole dei gentili, avrei dovuto prendere te
e gli altri e fuggire. Fuggire lontano. Salvarvi finch ero in tempo.
Si copr gli occhi e rimase a lungo l, in piedi, in silenzio. Quando
abbass le mani, il suo volto mostrava i segni di un nudo dolore. Le
borse sotto gli occhi sembravano essersi gonfiate. A Lottie parve
che la vecchiaia gli si fosse abbattuta addosso d'un tratto.
...
CAPITOLO SESTO.

1.

Simon Bendel, il ragazzo di Shosha, ricevette una comunicazione
dall'organizzazione dei chalutzim che gli era stato concesso il nulla-osta
per emigrare in Palestina. Altri nove giovani e due ragazze ricevettero
la stessa comunicazione. Alla fattoria modello di Grochov
v'era molta eccitazione. Poich ii permesso di emigrazione era valevole
per un'intera famiglia e sarebbe stata una vergogna sprecarlo per
una sola persona, i giovanotti dovevano sposarsi subito.
Simon Bendel si mise la giacca e prese la ferrovia suburbana per
andare a trovare Shosha, in Praga, e darle la notizia della sua prossima
partenza per la Palestina. Parl francamente a Bashele, venendo
subito al sodo.
Bench Shosha avesse detto tante volte a sua madre che lei era
pronta ad andare in Palestina, Bashele non aveva mai preso la cosa
troppo sul serio. Era troppo assurdo pensare che Shosha potesse veramente
partire, viaggiare per pi di mille miglia, attraverso mari e
montagne; era pi di quanto la fantasia di Bashele potesse immaginare.
Ma ecco qui, seduto di fronte a lei, il giovanotto in persona
che le mostrava un pezzo di carta, un documento, nero su bianco.
Dai pesanti stivali di Simon rivoletti d'acqua colavano sul pavimento
della cucina. Aveva la faccia rossa dal freddo. Dai capelli irti esalava
una nube di vapore. A Bashele sembrava un soldato, con i suoi
calzoni attillati, le uose, e il grosso cinturone intorno alla vita. Le
appariva come un orco che fosse apparso d'un tratto per rapirle la
figlia e portarsela ai confini della terra. I suoi discorsi erano costellati
di nomi di strani posti e citt: Lemberg, Vienna, Costanza, Tel
Aviv, Haifa. Parlava di mari, di navi, di baraccamenti. Chiedeva loro
di procurare un certificato di nascita di Shosha, e un certificato di
cittadinanza, per farsi rilasciare in tempo il passaporto. Ogni parola
che pronunciava cadeva come una pietra sul cuore di Bashele.
Quanto a Shosha, sorrideva e portava il t, il pane ed il burro a Simon.
Telefon a Manyek alla fabbrica di aceto, dov'era impiegato
come contabile, e Manyek telefon a suo padre. Certo non sarebbe
stato simpatico che Shosha si sposasse senza che il padre ne sapesse
niente. Koppel non era in albergo, e fu Lia che rispose al
telefono.
Chi parla? domand. Koppel non  in casa.
Non sa, per caso, a che ora torna? disse Manyek.
Questo nessuno lo sa, grid Lia.
Era vero. Koppel scompariva per tutta la giornata, e a volte non
rincasava nemmeno la notte. V'era molta confusione nella famiglia
americana. Lottie aveva ricevuto una lettera dal suo fidanzato con
la quale questi le diceva di aver rotto il fidanzamento. Quando lei
aveva letto la notizia, si era sfilata dal dito l'anello di fidanzamento,
con un grosso brillante, e l'aveva gettato dalla finestra. Mendy
era corso in strada per cercare di ritrovarlo, ma era tornato dicendo
che ogni sforzo era stato inutile. Lia sospettava che in realt il
ragazzo avesse ritrovato l'anello e lo avesse nascosto, oppure se lo
fosse gi venduto. Mendy aveva fatto in fretta a farsi delle conoscenze
a Varsavia tra un mucchio di ragazzi e ragazze che portava
al cinema. Per nascondere ai parenti la sua infelice vita coniugale,
Lia si teneva lontana da loro. Regina Ester e Saltsha l'avevano finalmente
invitata a casa loro, ma Lia aveva fatto in modo di esimersene.
Prendeva i pasti da sola nei ristoranti, e faceva lunghe passeggiate,
dall'albergo fino al ponte, e dal ponte fino a piazza delle
Tre Croci. Era tanto sola a Varsavia quanto a New York. Si fermava
davanti a una vetrina, guardava con occhio vacuo le cose esposte,
e mormorava tra s: Koppel, il ladro. S, ho avuto quel che mi
spettava.
Koppel passava la maggior parte del suo tempo in casa degli
Oxenburg. Reitze gli aveva procurato una stanza, e gli cucinava
tutti i suoi piatti preferiti: trippa, pesce marinato in salsa agrodolce.
Il marco polacco si svalutava di giorno in giorno e il dollaro saliva.
Per quanto Koppel scialacquasse, tutto era incredibilmente a
buon mercato. Compr a Zilka una pelliccia e un orologio d'oro.
Fece visitare Isador Oxenburg da un medico, e pag un massaggiatore
perch venisse a massaggiargli le gambe. Aiut la figlia pi giovane,
Regina, a procurarsi un appartamento, e vers all'inquilino una buona
uscita perch sloggiasse. Era anche molto generoso con i suoi
vecchi amici, Itchele Peltsevisner, Motie il Rosso e Leon il Rigattiere.
David Krupnick aveva smesso di frequentare la casa degli Oxenburg
da quando vi si era installato Koppel. Sua moglie, peraltro,
la ex signora Goldsober, vi andava spesso, trattenendosi fino a tardi.
Fumava le sue sigarette antiasmatiche e giocava a poker con Koppel.
Questi in America sembrava aver dimenticato come si giocava,
concludevano gli altri, poich non passava sera senza che perdesse un
po' di marchi. La signora Krupnick ripeteva invariabilmente il solito
commento: deve proprio aver molta fortuna in amore.
Una delle principali occupazioni di Koppel era quella di ricercare
tutti i suoi vecchi amici e conoscenti. Venne a sapere che Noemi,
la governante di Reb Meshulam Moskat, ora gestiva una panetteria
in via Nizka. Una sera and a trovarla. Da Noemi, Koppel apprese
le notizie di Manya. Si era sposata, ma non viveva con suo
marito. Lavorava in un negozio di porcellane di via Mirovska. Abitava
in casa del suo padrone, in via Ptasha. In casa non avevano telefono;
Koppel prese un droshky e vi si rec. Era gi tardi, esit un
poco, domandandosi se fosse il caso di presentarsi a un'ora simile.
Attravers un cortile quasi buio che puzzava d'aglio e di mele marce.
In una piccola casa di preghiera chassidica un gruppo di fedeli stavano
danzando. Koppel rimase a guardare gli estatici chassidim
formare circolo, separarsi, pestare i piedi calzati di pesanti stivali,
scuotendo le facce barbute. Prov l'impulso di entrare ed unirsi a
loro, ma lo represse. Sal alcune rampe di scale buie e buss a una
porta al terzo piano. Ud subito dei passi e poi la voce di Manya
domandare: Kto tam?... Chi ?
Sono io. Koppel.
Chi? Il padrone non c'.
Aprite, Manya. Sono io, Koppel, il sovrintendente.
Vi fu un silenzio, poi il rumore di un chiavistello che veniva tirato,
e la porta si apr. Alla poca luce del corridoio Koppel la vide,
invecchiata, ma ancora con qualcosa della ragazza. Vestita alla moda,
con orecchini, e una collana di finti coralli. La faccia piatta era
incipriata, gli occhi di calmucca sottolineati con la matita. Koppel!
Siete proprio voi! grid.
S, sono io.
Madre mia, se pu succedere una cosa simile, non so pi che
cosa... Batt le mani e scoppi in una gran risata. Lo sapevo. Lo
avevo sempre saputo che un giorno o l'altro sareste ricomparso.
Che cosa vi faceva essere cos sicura?
Oh, lo sapevo. Io so tutto.
Lo condusse in cucina. I padroni non c'erano. La cucina era spaziosa,
con un pavimento di mattonelle e molti rami appesi alle pareti.
Sopra uno sgabello era posato un mazzo di carte. Sulla branda
contro il muro c'era ancora l'impronta dove Manya era stata
seduta. Cominci a darsi da fare intorno a Koppel, annusando con
le sue ampie narici. Sempre il solito Koppel. Tale e quale.
Anche tu, Manya, disse Koppel tornando al familiare tu.
Anche tu non sei cambiata.
Lei gli diede un'occhiata sospettosa, e di nuovo scoppi a ridere.
Io sono uno zero, disse. Siete voi quello che doveva diventare
il genero di Reb Meshulam. E dico poco.
Non vale un bottone.
Ma sentilo. Come avete fatto a sapere dove stavo?
Me l'ha detto Noemi.
E lei come lo sapeva?
Questo devi domandarlo a lei.
Proprio il Koppel di una volta. Non  cambiato di un capello.
Quando siete arrivato? Anche Lia  a Varsavia?
S,  qui anche quella sgonfiona.
Manya fece una smorfia. Ah,  cos che stanno le cose. Rimase
zitta per un momento. Via. Non state l sulla soglia come un
mendicante. Sedetevi sul letto.
Ho sentito che ti sei sposata.
Dio mio, l'uomo sa ogni cosa. S, mi sono sposata. Ci sono cascata
come un cavallo cieco in un fosso.
Dunque  andata storta, eh? Koppel si accese una sigaretta.
Ma guardatelo.  arrivato da meno di cinque minuti, dopo
chiss quanti anni, e vorrebbe un rapporto completo. Via, vi preparo
un bicchiere di t. La sera  appena cominciata.
Manya corse ai fornelli e mise su un bricco pieno d'acqua.

2.

Verso le undici e mezzo si ud suonare alla porta. Erano i padroni
di Manya che tornavano. In fretta, Manya spense la luce a gas
della cucina e corse ad aprire.
Koppel rimase solo nella cucina buia. Seduto sull'orlo della branda
di Manya, ebbe l'improvvisa sensazione di essere tornato ragazzo,
un piccolo impiegato in via Bagno a caccia di servotte. Odori
da lungo tempo dimenticati giungevano fin a lui dalla porta aperta
della dispensa: cicoria, sapone verde, acido citrico, soda per il
bucato. Non gli riusc facile reprimere uno starnuto. Nel corridoio
udiva il padrone di casa che borbottava qualcosa strofinandosi le
scarpe sullo zerbino. La padrona rideva. Koppel tir fuori una sigaretta
e se la mise tra le labbra, pronto ad accenderla non appena
possibile. Che idiota, questa Manya, rifletteva. Che cosa gli
era saltato in mente di immischiarsi di questa zotica, una che credeva
nei sogni e nella chiromanzia? Stava sprecando il suo tempo
dietro a costei. Avrebbe potuto passare la serata con Zilka. Si morse
il labbro. Chi avrebbe immaginato che un pezzo di tanghera
come Manya avesse tali idee per la testa! Voleva fare la signora,
lei! Matrimonio, bambini, rispettabilit! Avrebbe dovuto divorziare
da Lia per sposar lei!
Si stiracchi e si port una mano alla bocca per reprimere uno
sbadiglio. Perch diavolo aveva tanto insistito con lei? Rifletteva.
Aveva servito soltanto a montarle la testa. C'era una sola
cosa che desiderava, ora, andarsene a casa e dormire.
Manya apr la porta ed entr. Koppel, siete ancora qui?
Che cosa credevi? Che fossi uscito dalla finestra?
Sono andati a letto.  mancato poco che la vecchia entrasse
qui. Manya cominci a ridacchiare.
Koppel trasse un profondo sospiro. Bene, ora vado.
Non c' nessuna fretta. Vi accompagner io da basso.
Te lo chiedo per l'ultima volta. S o no?
No.
Cento dollari.
Neanche per mille, mormor Manya.
Lui s'infil il cappotto, si mise il cappello, calz le galosce posate
vicino alla porta della cucina. Manya lo guardava coi suoi
occhi obliqui, brillanti. La prese per le spalle. Almeno lascia
che ti dia un bacio, disse.
Certo. I baci sono gratis.
Premette le sue labbra su quelle di lei, e lei gli ricambi il bacio
con ardore, perfino pizzicandogli le labbra con i denti. Lui
prov una strana sensazione. Non voleva n restare qui con lei, n
andarsene via. V'era una sorta di ostinazione in lui, come quella
di un giocatore a met di una partita a carte, che cerchi di rifarsi
delle sue perdite. Vuoi dirmi che cosa vuoi? Che cos' che vuoi
esattamente?
Gi ve l'ho detto. Voglio una vita rispettabile.
E che cosa t'impedirebbe di sposarti in qualunque momento tu
voglia? Ti dar una dote.
Ce l'ho gi per conto mio, la dote.
Addio, allora, mia superba amica.
Addio, e non siate arrabbiato con me.
Lei apr la porta d'ingresso, e Koppel scese le scale. Si avvi per
la strada con passo stanco. In tasca aveva il biglietto per il viaggio
di ritorno in America. Cabine di prima classe, per se stesso, Lia, e i
due ragazzi. Ma da come si sentiva in quel momento, non era affatto
sicuro che non avrebbe rimandato quel viaggio di ritorno. Lia andava
peggiorando di giorno in giorno. Inveiva contro di lui, gridava,
faceva ogni sorta di scene. Da quando la sua vita aveva subto
quel brutto cambiamento, era mezzo impazzita. Come poteva continuare
a vivere con una donna come quella? Che cosa gliene importava
di avere un appartamento sul Riverside Drive, a New York? E
se l'avesse fatta finita una volta per sempre, con questa storia?
Fece un rapido calcolo. Anche se le avesse dato venticinquemila dollari,
gliene sarebbero sempre rimasti a sufficienza. Avrebbe sposato
Zilka. Magari avrebbero avuto un bambino. No, non avrebbe sposato
Zilka. Non avrebbe sposato una donna pronta ad andare a letto
con un uomo dopo neanche tre mesi dalla morte di suo marito.
Bashele, d'altra parte, aveva sposato il carbonaio. Dio, come poteva
preparare le lenzuola pulite per quel sacco di lerciume?
Avrebbe voluto prendere un droshky, ma aspett un quarto d'ora
senza vederne uno. E nemmeno vide un tass. Pass un tram, ma non
sapeva che percorso facesse. Si avvi a piedi verso l'albergo, tastandosi
la tasca posteriore dei calzoni, dove teneva i suoi travellers'
check. Ma a che cosa gli serviva il suo denaro? Perfino Manya,
la serva, glielo aveva ributtato in faccia.
Non lontano dall'entrata dell'albergo vide una ragazza, senza
cappello, con una giacca spiegazzata troppo grande per lei, e una
gonna troppo lunga, antiquata. La guard. Forse una passeggiatrice?
No, non si vestivano a quel modo. Magari era una principiante
che usciva per la prima volta. Travers la strada verso di lei, strani
pensieri gli attraversavano la mente. Se l'avesse avvicinata e aiutata?
Aveva un aspetto gentile. E perch lo guardava in un modo cos
curioso? D'un tratto si arrest gelato. V'era qualcosa di familiare,
in lei, che non riusciva a spiegarsi esattamente. Gli faceva cenno con
la mano e correva verso di lui. Era Shosha! Koppel si sent la gola
secca. Che cosa fai qui? balbett.
Oh, pap, ti stavo aspettando...
Perch? Perch non sei salita?
Non me la sentivo. Tua moglie... S'interruppe di colpo.
Che cos' successo? Parla!
Pap, lui ha avuto l'autorizzazione per andare in Palestina.
Vuole che ci sposiamo subito.
Koppel si strofin la fronte. Bene... Bene... E che cosa c'entra,
questo, col fatto di stare qui a passeggiare, a quest'ora?
Sono tre giorni che ti cerco, e...
Perch non mi hai scritto una lettera?
Shosha scroll le spalle. Koppel sent salirsi le lacrime agli occhi.
Prese la figlia per un braccio, poi alz gli occhi a guardare la facciata
dell'albergo. Non c'era nemmeno un posto dove potesse portare
la carne della sua carne. E, Dio Onnipotente, com'era vestita!
Si ricord con vergogna che non aveva dato loro pi di cinquanta
dollari da quando era venuto a Varsavia. Che senso aveva star
qui fuori, per la strada? borbott. Dov' il tuo ragazzo, quel tale,
come si chiama?
Lui vive con i chalutzim.
Dove? A quest'ora star gi a dormire.
Oh, no. Mi sta aspettando. Dobbiamo riempire i moduli.
Aspetta un momento. Sono stanco. Ehi, vetturino! Stava
passando un droshky, e Koppel lo chiam. Salirono. Koppel si appoggi
alla spalliera. Disse a Shosha di dire al vetturino dove doveva
portarli. Poi riprese. Che fretta c' di sposarsi? Almeno lo
ami?
L'autorizzazione scade presto...
E che cosa farete, l in Palestina?
Lavoreremo.
Si pu lavorare anche qui.
Ma la Palestina  la nostra patria.
Bene, comunque  affar tuo. Solo che lui mi ha l'aria di un
selvaggio.
 solo l'aspetto.
Koppel si rialz il bavero e cadde in un silenzio. Ne capitavano
d'ogni colore, pensava, ma che quella sera avrebbe viaggiato in un
droshky con sua figlia, verso un accampamento di chalutzim, questo
non lo avrebbe proprio immaginato. Moriva dal sonno.
Il droshky si ferm. I due scesero e Koppel pag il vetturino.
Shosha tir il campanello del portone. Le stanze dei chalutzim, erano
a pianterreno. Erano tutte illuminatissime, come se si fosse ancora
di prima sera. Ragazzi stavano avvolgendo fagotti, inchiodando
casse da imballaggio. Una ragazza stava cucendo una sacca di
tela olona con un grosso ago infilato con un lungo spago. Alle pareti
erano appese carte della Palestina e un ritratto di Teodoro
Herzl. Un tavolo nudo, a un lato della stanza, era pieno di libri e
giornali ebraici. Koppel si guardava attorno attonito. Aveva letto
qua e l di Sionismo, della Dichiarazione di Balfour, dei chalutzim,
ma non si era mai soffermato gran che su queste cose. E adesso
Shosha era una di loro.
Una ragazza tozza, con grosse gambe, si avvicin a loro e sussurr
qualcosa a Shosha. Questa buss a una porta laterale. Venne fuori
Simon Bendel con una camicia aperta che gli copriva l'ampio
petto peloso.
Che cosa sta succedendo, qui? domand Koppel. Come
mai tutta questa agitazione?
Partiamo tra due settimane.
Per la Palestina?
E per dove, se no?
Koppel si gratt la testa. Bene, disse. Le dar una dote, a
Shosha. Una buona dote.
Non abbiamo bisogno di dote, disse Simon dopo qualche
esitazione.
Perch no? Il denaro fa comodo dovunque uno sia.
Il giovane abbass la testa e non rispose. Dopo un poco usc
dalla stanza. Koppel guard Shosha.  tardi, disse. Non vai
a dormire, stanotte?
Vado a casa subito. Aspetta solo un minuto.
Scomparve anche lei. Koppel sedette su una panca vicino al tavolo
e prese uno dei libri che vi erano posati. Era scritto in ebraico.
Si mise a voltare le pagine. V'erano fotografie di colonie agricole,
di ragazze che mungevano vacche, di giovani chalutzim che guidavano
aratri. Le cose marciavano, pens. Le cose marciavano per merito
di ebrei di cui egli non sapeva nulla. Non aveva alcun controllo
nemmeno sui suoi propri figli. Che ne sarebbe stato di Teibele e
di Yppe? Che cosa ne sarebbe stato di loro, con un carbonaio a fargli
da padre? Aveva perduto tutto: la moglie, i figli, il mondo futuro.
Gli venne una strana idea. E se fosse andato anche lui con questi
giovani? Se fosse andato in Palestina? Dopo tutto, questi andavano
laggi a costruire la patria ebraica.
...
CAPITOLO SETTIMO.

Shosha ricevette da suo padre una dote di cinquecento dollari,
un anello col brillante ed una catena d'oro. Il matrimonio fu celebrato
in casa di un rabbino ufficiale di Varsavia. Koppel diede il denaro
per i vestiti nuovi di Bashele e delle ragazze e fece regali al figlio e
alla nuora. Al principio il marito di Bashele aveva dichiarato che lui
non sarebbe andato al matrimonio; che bisogno c'era della presenza
del patrigno, quando c'erano, grazie a Dio, il padre e la madre? Ma
Koppel insist che venisse anche lui. And a trovare Chaim Leib
nella sua bottega, gli tese la mano, e disse: Voi appartenete alla
famiglia pi di me, Chaim Leib.
E i due chiacchierarono cos cordialmente che alla fine andarono
a bere insieme in una vicina osteria.
Il baldacchino matrimoniale non sarebbe stato eretto che alle nove
di sera, ma fin dalle otto erano cominciati ad arrivare gli invitati.
Dalla parte dello sposo si radun un gruppo di chalutzim con giacche
di pelle di pecora, berretti dalla larga visiera, e pesanti stivali.
Sporcarono di fango i lucidi pavimenti del rabbino; gettavano in terra
mozziconi di sigaretta. Parlavano un misto di yiddish e d'ebraico.
Il mazziere li sgrid e disse loro di comportarsi con un po' di
decoro.
La moglie del rabbino, un'elegante signora dalla parrucca tinta,
apr una porta e li guard con occhi severi. Sembrava incredibile che
questo gruppo di ragazzacci potessero parlare con tanta disinvoltura
nella lingua santa. La sorella di Bashele venne dalla citt vecchia
portando il suo dono di nozze avvolto in un fazzoletto. Le cugine
di Shosha e le sue compagne di scuola sussurravano tra loro in
polacco, gettando occhiate curiose ai chalutzim. Il mazziere lament
che c'era troppa folla. Per che cosa l'hanno presa, questa
casa? diceva. Per un salone da matrimoni?
Simon Bendel avrebbe voluto presentarsi con i suoi calzoni alla
militare e uose, alla chalutz, ma Koppel aveva insistito che si
mettesse un vestito, un cappello e una cravatta. I chalutzim lo
prendevano in giro e gli tiravano la cravatta. Shosha portava un
vestito di seta nera e scarpe di vernice, sul capo una sciarpa di
tulle. Era fiancheggiata dalla madre e dalla cognata, la moglie di
Manyek. Koppel arriv in ritardo. Dal canto suo si era accuratamente
sbarbato, si era messo lo smoking, scarpe di vernice e camicia
inamidata con polsini d'oro. In una mano teneva un'enorme
bottiglia di champagne e nell'altra una scatola di dolci al miele.
Strinse la mano a tutti, disseminando le sue frasi di parole inglesi.
Bashele, quando lo vide, si mise a piangere; sua sorella dovette
portarla in un'altra stanza finch non si ricompose: ora che
Koppel aveva riparato le offese che le aveva recato, il suo risentimento
verso di lui era svanito. Chaim Leib si era lavato e insaponato
molte volte, ma sulla faccia e sul grosso collo la polvere di
carbone era fortemente incrostata. Aveva le unghie orlate di nero.
Aveva un gabbano troppo corto. Gli stivali, lucidati quella
mattina, avevano gi le punte infangate. Si teneva in disparte dagli
altri, osservando con aria reverente mentre il rabbino dalla
bianca barba redigeva il certificato di matrimonio. La sposa 
vergine? domand il rabbino.
S,  vergine, rispose Koppel dopo una certa esitazione.
Il contratto di matrimonio dice che il marito si assume l'obbligo
di mantenere la moglie, di fornirle il cibo e il vestiario, e di
vivere con lei come marito. Se divorzia da lei sar obbligato a pagarle
duecento fiorini e se, Dio non voglia, dovesse morire, i suoi
debiti ricadranno sui suoi eredi.
Bashele scoppi in singhiozzi. Shosha si port il fazzoletto agli
occhi.
La cerimonia procedette secondo la legge e la consuetudine.
Il mazziere prese da un armadio un baldacchino sostenuto da
quattro pali. Furono accese delle candele. Una caraffa fu riempita
di vino. Lo sposo indoss una veste bianca a rammentargli la
morte. Due donne accompagnarono la sposa mentre faceva per
sette volte il giro intorno allo sposo. Il rabbino inton la benedizione.
Simon trasse di tasca un anello nuziale e lo infil nell'indice
della mano destra della sposa, dicendo: Tieni, tu sei consacrata
a me con quest'anello secondo la legge di Mos e di Israele.
La coppia sorseggi il vino dalla caraffa. Chaim Leib teneva
una candela con dei nastri. La fiamma palpitava e crepitava,
gettando ombre grottesche sulle pareti e sul soffitto. Dopo la
cerimonia vi fu un fervido scambio di auguri e di felicitazioni. I
chalutzim diventarono allegri. Formarono un circolo, con le mani
sulle spalle, e cominciarono a cantare in ebraico:

Il lavoro  la nostra vita
ci salver da tutti i mali.

Silenzio, silenzio! li sgrid il rabbino. Non aveva tempo da
perdere con le sciocchezze di questa marmaglia, n aveva alcuna
voglia di ascoltare questi canti moderni che puzzavano di eresia.
Un giovanotto alto e magro, con un puntuto pomo d'Adamo,
s'inalber. Perch vi arrabbiate, rabbino? Noi costruiamo la
patria degli ebrei.
"Se non  il Signore a costruire la casa, gli altri lavorano
invano".
Vieni, Beniamino. Si perde solo del tempo a discutere.
I chalutzim indossarono le loro giacche di pelle di pecora e se
ne andarono tutti insieme. Erano tutti contro di loro, gli ebrei
ortodossi, i socialisti del Bund, i comunisti. Ma loro non erano
certo tipi da spaventarsi. Se ancora il Messia non si decideva a
venire, ormai era tempo di prendere il destino nelle proprie mani.
Uscirono, con gran calpestio dei loro pesanti scarponi, cantando

Nella terra dei nostri padri,
ogni speranza si avverer.

Poco dopo se ne andarono anche tutti gli altri. La zia di Shosha e
le cugine presero un tram. Gli sposi salirono su un drosbky con
Bashele e Chaim Leib. Andavano in una stanza dove in passato
Koppel usava ritirarsi per architettare i suoi piani.
Koppel domand a sua figlia: Bene, come ci si sente da
sposati?
Come un essere umano, pap. N pi n meno, rispose lei.
Koppel, grazie per tutto quel che hai fatto, balbett Bashele.
Che cosa c' da ringraziare?  mia figlia, no?
Il droshky part. Koppel si rialz il bavero e lo segu con lo sguardo
finch non ebbe girato l'angolo. Chi l'avrebbe detto che avrebbe
maritato sua figlia, qui a Varsavia! Era una cosa che non aveva immaginato.
Sembrava ieri che Shosha era una bambinetta. Come volava
il tempo! Presto, probabilmente, sarebbe diventato nonno. Ci
potevi contare, su un ragazzone come quello. Koppel si morse il
labbro. Accese una sigaretta e inal il fumo profondamente.
Com'era strana la vita! Per anni e anni aveva amato Lia, al solo vederla
si sentiva morire di struggimento. E adesso che era sua
moglie, ringraziava Iddio ogni volta che riusciva a starne lontano.
Avrebbe voluto andarsene a letto ma sapeva che Lia non lo
avrebbe lasciato riposare. Probabilmente era molto arrabbiata,
adesso, per non essere stata invitata al matrimonio di sua figlia.
Koppel entr in una pasticceria per telefonare agli Oxenburg.
Venne a rispondere Zilka. Oh, Koppel caro, sei tu? disse,
in polacco.  finita la cerimonia?
S, il misfatto  compiuto.
Congratulazioni. Che cosa fai, stasera?  venuta una donna,
oggi, a cercarti.
Come? Chi era?
Non lo so. Una donna bruna, con gli occhi obliqui. Ha detto
che tu vada a trovarla.
Manya, quella maledetta, pens Koppel, con un senso di trionfo.
Bene, non importa, disse.
Prese un tass e and dagli Oxenburg. Zilka lo aspettava all'entrata
del cortile. Portava la pelliccia di caracul che le aveva donato
Koppel. Era senza cappello. Dal suo volto incipriato un paio di
occhi rapaci si levarono su di lui. Koppel era avido d'amore, ma
questa femmina aveva una sola cosa in mente, tirargli fuori quanti
pi soldi poteva. Nel mezzo delle sue pi ardenti carezze, gli sussurrava:
Koppel, dammi un dollaro.
Koppel non aveva affatto appetito, ora, ma Zilka volle che la
portasse in un ristorante. Quella sua bocca piccola, incipriata agli
angoli in modo da farla apparire anche pi piccola, era una specie
di voragine. Divorava qualunque cosa: oca arrosto, tasca ripiena,
zampetto di vitello con l'aglio, trippa. E poteva versarvi dentro
ogni sorta di liquori, vodka, cognac, birra, fintanto che c'era Koppel
che pagava il conto. L'unica indulgenza che non poteva sopportare
era l'atto amoroso vero e proprio. Nel gioco amoroso diventava
fredda come un pesce. Non aveva pazienza per i capricci amorosi
di lui. Per tutto il tempo era preoccupata che lui potesse gualcirle
o strapparle la biancheria ricamata. Inoltre, continuava a sospirare
sul suo defunto marito. Quando la lasciava, Koppel non era mai
soddisfatto. Ora che Manya era venuta a cercarlo, Koppel decise
di dare una lezione a Zilka. Non la salut, n le baci la mano,
come ultimamente era divenuta sua abitudine. Non si tolse nemmeno
la sigaretta di bocca.
Quella sera non torn a casa a dormire. Era gi il mattino avanzato
quando fece ritorno all'albergo. Era preparato alle grida e alle invettive
di Lia. Aveva gi la risposta pronta. Se non le stava bene
cos, le avrebbe dato il divorzio. Come entr nella galleria vide qualcuno
avanzare verso di lui, qualcuno che gli era profondamente familiare,
e insieme altrettanto estraneo. Era lui stesso, Koppel, la
sua immagine riflessa in uno specchio. La faccia era gialla, e i capelli
alle tempie quasi grigi.
...
.
...
FINE Parte 3.